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Federalismo Fiscale

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Prove tecniche di Federalismo Fiscale

Ecco il disegno di legge del Governo

Prende forma il federalismo fiscale con il provvedimento approvato il 28 giugno scorso dal Consiglio dei ministri e che avvia operativamente la riforma prevista dal nuovo Titolo V della Costituzione.
Benchè l'iter procedurale perchè la norma diventi operativa sia ancora lungo, è opportuno, proprio alla luce del dibattito politico che coinvolgerà anche il nostro sistema, conoscere le linee generali della proposta, per poter comprenderla ed intervenire, nelle sedi docve si svolgera, appunto, il dibattito istituzionali per portare anche il punto di vista del mondo di Confcommercio.

Il provvedimento del Governo appare in linea con quanto emerso nel corso del dibattito sul federalismo degli ultimi anni.
L’impianto rispetta il ruolo centrale delle regioni come centri di coordinamento delle politiche tributarie infraregionali, anche se non viene espressamente richiamato il “luogo” costituzionale destinato a svolgere compiti di camera di compensazione tra la regione ed enti locali presenti sul suo territorio (il Consiglio delle autonomie locali da istituirsi in ogni regione secondo l’art. 123 della Costituzione).

Da notare, infine, la mancanza di una espressa previsione a garanzia della invarianza della pressione fiscale complessiva, una volta messe a regime le regole del federalismo fiscale. Questo vincolo era presente, seppure come affermazione di principio, nella legge costituzionale respinta col referendum di giugno 2006; l’art. 57 sanciva, infatti, che “in nessun caso l’attribuzione dell’autonomia impositiva ai Comuni,alle Province,alle Città metropolitane e alle regioni può determinare un incremento della pressione fiscale complessiva”.

Importante il capitolo dedicato anche alla finanza pubblica, che pone, tra gli obiettivi, i seguenti elementi:

 formulare proposte finalizzate ad accelerare il processo di armonizzazione e di coordinamento della finanza pubblica e di riforma dei bilanci delle amministrazioni pubbliche;

 migliorare la trasparenza dei dati conoscitivi della finanza pubblica;

 armonizzare i criteri di classificazione dei bilanci delle pubbliche amministrazioni;

 elaborare studi preliminari e proposte tecniche per la definizione dei principi generali e degli strumenti di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, con particolare attenzione al coordinamento dei rapporti finanziari tra lo Stato ed il sistema delle autonomie territoriali;

 elaborare studi e analisi concernenti l'attività di monitoraggio sui flussi di spesa del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze.

La proposta del Governo

Il disegno di legge delega del Governo si può così sintetizzare:

disciplina del finanziamento di regioni ed enti locali nel rispetto della autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nonché dei principi di solidarietà e di coesione sociale;

regole per il coordinamento della finanza pubblica e criteri per l’istituzione e l’applicazione di tributi propri da parte degli enti territoriali al fine di garantire armonia e coerenza del sistema tributario;

caratteri e modalità di riparto delle risorse per la perequazione tra gli enti territoriali;

criteri direttivi per l’attribuzione di risorse aggiuntive che lo Stato può comunque assegnare per interventi speciali agli enti locali;

criteri di finanziamento di Roma Capitale della Repubblica

coordinamento della finanza delle regioni a statuto speciale e delle province autonome.

Come sarà la nuova Finanza Locale

La struttura delle entrate tributarie regionali sarà la seguente:

  • Irap
  • addizionale regionale Irpef
  • addizionale regionale all’imposta di consumo sul gas metano e relativa imposta sostitutiva;
  • addizionale regionale sui canoni statali per le utenze di acqua pubblica;
  • imposta regionale sulla benzina per autotrazione;
  • imposta regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio marittimo;
  • tassa di abilitazione all’esercizio professionale;
  • tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi;
  • imposta sulle emissioni sonore degli aeromobili;
  • imposta regionale sulle concessioni statali per l’occupazione e l’uso dei beni del demanio e del patrimonio indisponibile;
  • tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche regionali;
  • tassa regionale per il diritto allo studio universitario;
  • tasse automobilistiche regionali;
  • tasse sulle concessioni regionali;
  • compartecipazione al gettito Iva;
  • compartecipazione al gettito Irpef.

Le entrate tributarie degli enti locali (intendendo per tali quelli diversi dalla Regione e, quindi, i Comuni e le Province) sono invece le seguenti:

Comuni:

  • ICI;
  • imposta di scopo;
  • imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni;
  • TOSAP;
  • TARSU;
  • addizionale comunale all’Irpef;
  • addizionale comunale sul consumo dell’energia elettrica;
  • addizionale comunale sui diritti d’imbarco.

Province:

  • IPT;
  • TOSAP;
  • addizionale provinciale sul consumo dell’energia elettrica;
  • tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente;
  • eventuale trasformazione dell’imposta sulle assicurazioni RCA in tributo proprio;
  • eventuale compartecipazione all’Irpef.

Alcune regole che presiedono alla gestione dei vari profili di autonomia impositiva vanno evidenziati, perché strategiche nel definire i corretti rapporti che devono essere rispettati tra i vari livelli di governo.A questo proposito si segnalano:

  • il cd principio di “pari dignità” dei tributi propri degli enti locali, che eviti sostanzialmente invasioni di campo tra i vari enti in materia di basi  imponibili e aliquote;
  • la possibilità per le Regioni di istituire tributi regionali e locali e determinare le materie e gli ambiti nei quali può esercitarsi l’autonomia tributaria degli enti locali (infraregionali). Tutto ciò però nelle materie non assoggettate ad imposizione da parte dello Stato;
  • la possibilità di intervento della legge statale, in materia di autonomia tributaria degli enti locali (infraregionali) in caso di assenza di legge regionale.

Torneremo sui singoli profili dettagliatamente in funzione degli sviluppi dell’iter legislativo della legge delega.


 
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