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Cosa sono gli Studi di Settore?

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Studi di settore: capirli per modificarli

Confcommercio e le altre categorie insieme per contrastare una riforma iniquia. Un vademecum per conoscerli

Venerdì 8 giugno, a milano, si svolgerà una conferenza stampa congiunta per protestare contro l’applicazione degli studi di settore organizzatada Confcommercio e da Casartigiani, Cna e Confesercenti.
All'iniziativa parteciperanno i presidenti delle quattro organizzazioni, Carlo Sangalli (Confcommercio), Giacomo Basso (Casartigiani), Ivan Malavasi (Cna) e Marco Venturi (Confesercenti).

In vista dell'evento, il nostro sito sta dedicando ampio spazio informativo a questo tema. Ritieniamo utile fornire un breve vademecum per comprendere meglio quali siano i principi e i meccanismi degli studi di settore. Fondamentale rimane pèerò il ricorso ai tecnici delle Ascom mandamentali che potranno approfondire i casi delle singole imprese e dare le risposte più efficaci.

Che cosa s’intende per “studi di settore”?
Gli studi di settore sono utilizzati per valutare la capacità di produrre ricavi o conseguire compensi dalle singole attività economiche. Sono realizzati tramite la raccolta sistematica di dati: sia quelli di carattere fiscale, sia dati di tipo “strutturale” che caratterizzano l’attività e il contesto economico in cui questa si svolge.
Gli studi consentono, quindi, di determinare i ricavi o i compensi che con massima probabilità possono essere attribuiti al contribuente, individuandone non solo la capacità potenziale di produrre ricavi o conseguire compensi, ma anche i fattori interni ed esterni relativi all’attività che potrebbero determinare una limitazione della capacità stessa (orari di attività, situazioni di mercato, ecc.).

Come si costruiscono gli studi di settore?
La prima fase di costruzione degli studi è caratterizzata dalla scelta delle attività economiche e dalla individuazione delle variabili che comporranno i modelli; quest’ultimi vengono, poi, compilati dai contribuenti e, successivamente, elaborati dai tecnici della S.O.S.E. (Società per gli Studi di Settore) che disegnano dei profili d’impresa a livello macroeconomico. Vengono poi definiti i cluster o gruppi omogenei d’impresa, per i quali, mediante tecniche matematico- statistiche, è individuata una funzione di ricavo, che consentirà di confrontare il ricavo dell’impresa con quello medio delle imprese ad essa similari. Ogni singola fase della costruzione degli studi avviene con la partecipazione delle associazioni di categoria.

Che cosa si indica con il termine “congruità”?
Inserendo in Gerico (il software applicativo degli studi di settore, disponibile gratuitamente sulsito internet dell’Agenzia delle Entrate) i valori delle variabili contabili ed extra contabili richieste, è possibile verificare la posizione del contribuente in ordine ai  ricavi o ai compensi stimati e ai principali indicatori economici.

In particolare, i ricavi o i compensi del contribuente sono “congrui” se pari almeno al valore puntuale di riferimento calcolato con il software per lo specifico contribuente. In caso contrario, i contribuenti possono adeguare i propri ricavi o compensi alle risultanze dell’applicazione degli studi di settore in sede di dichiarazione dei redditi.

Che cosa sono gli “indicatori di normalità economica”?

Per ridurre i livelli di evasione e le distorsioni connesse ad una non corretta esposizione dei dati contabili e strutturali è stata introdotta una specifica analisi di coerenza dei dati dichiarati in base al posizionamento di indicatori economici, calcolati per il singolo contribuente, rispetto a valori di riferimento che individuano le condizioni di normalità economica in relazione allo studio di settore di appartenenza e all’ambito territoriale in cui opera il soggetto.

Ad esempio, per i contribuenti esercenti attività di impresa gli indicatori di normalità economica sono i seguenti:

a) rapporto tra costi di disponibilità dei beni strumentali  e valore degli stessi;

b) rotazione del magazzino o durata delle scorte;

c) valore aggiunto per addetto;

d) redditività dei beni mobili strumentali;

e) valore aggiunto per addetto;

f) redditività dei beni strumentali mobili.

Gli indicatori saranno parte integrante della metodologia di elaborazione e revisione degli studi a partire dal 2007: il software GE.R.I.CO, infatti, sarà chiamato a determinare i livelli di congruità dei ricavi e dei compensi tenendo anche conto di detti indicatori. Per il periodo  d'imposta  2006, gli indicatori opereranno, sempre all’interno del software GE.R.I.CO, affiancando il risultato dello studio di settore relativa. Il contribuente dovrà, quindi, confrontare i propri ricavi dichiarati con quelli risultanti dall’applicazione dell’analisi della congruità e dell’analisi di normalità economica.

A che tipo di accertamento è assoggettato il contribuente che utilizza gli studi di settore?

In base alle risultanze degli studi di settore è possibile operare un accertamento di tipo analitico presuntivo ai sensi dell’articolo 39, comma 1, lettera d), del DPR 600/1973 e art. 54 del DPR 633/1972. Si tratta di valutazioni presuntive in ordine alle quali è previsto un confronto con il contribuente attraverso l’istituto dell’accertamento con adesione. L’accertamento sulla base degli studi di settore assume connotazioni e utilizzi differenti in relazione al regime di contabilità adottato dal contribuente.
Dal periodo d’imposta 2005, per tutti i contribuenti assoggettati agli studi di settore,si prevede l’applicazione dell’accertamento in base agli studi di settore quando in un periodo d’imposta, l’ammontare dei compensi e dei ricavi determinabile sulla base degli studi di settore risulta superiore all’ammontare dei compensi o ricavi dichiarati con riferimento allo stesso periodo d’imposta.

In che cosa consiste la revisione degli studi di settore?
In seguito all’entrata in vigore della Finanziaria 2007, gli studi di settore sono obbligatoriamente soggetti a revisione al massimo entro il terzo anno dall'entrata in vigore o dall'ultima revisione, allo scopo di tener conto delle variazioni di prodotto, di processo, di mercato, nonché del variare delle realtà professionali. La revisione, se pur prevista normativamente con la Finanziaria 2007 (e con la precedente Finanziaria 2005), costituisce un fatto ordinario degli studi, già compiuta per un gran numero di questi: la fase di evoluzione è iniziata nel 2001 con l’aggiornamento dello studio degli autotrasportatori, seguito nel 2002 dall’aggiornamento degli studi del comparto delle costruzioni e del finissaggio dei tessili; nel 2003 è stata effettuata l’evoluzione di 16 studi di settore, mentre nel 2004, l’attività di evoluzione ha coinvolto 83 studi di settore. Nel 2005, sono stai evoluti 51 studi e, infine, nel 2006 la revisione e l’elaborazione di nuovi studi ha toccato la cifra complessiva di 56 studi.


 
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