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Rifiuti: Confcommercio intende semplificare gli adempimenti

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Trasporto rifiuti in proprio

Chiarimenti e interpretazioni discordanti. Confcommercio impegnata ad una semplificazione degli adempimenti 

Una norma del D. lgs. 152/2006 stabilisce l’obbligo di iscrizione all'Albo Gestori Ambientali per le imprese che esercitano la raccolta e il trasporto dei propri rifiuti non pericolosi come attività ordinaria e regolare, nonchè per le imprese che trasportano i propri rifiuti pericolosi in quantità non superiore a trenta chilogrammi al giorno o trenta litri al giorno.

Per l’iscrizione in forma semplificata all’Albo Gestori Ambientali le imprese non sono obbligate a presentare attestazioni relative alla capacità finanziaria, alla idoneità tecnica e alla nomina del responsabile tecnico, ma devono corrispondere solo un diritto annuale di iscrizione pari a 50 euro , da pagare entro il 30 aprile di ogni anno, così come precisato da una nota di chiarimento del Comitato nazionale dell’Albo del 1° marzo 2007, in applicazione delle disposizioni contenute nel D.M. 13 dicembre 1995 (“Modalità di versamento dei diritti di iscrizione all’Albo gestori rifiuti”).

Le procedure da seguire per l'iscrizione all'Albo sono :
1. presentazione della domanda di iscrizione alle sezioni regionali dell’Albo;
2. ricevuta rilasciata dall’ufficio contestualmente alla presentazione della domanda (e che cautelativamente si consiglia di conservare a bordo dell’automezzo);
3. provvedimento definitivo, rilasciato dalle stesse sezioni regionali dopo aver verificato l’esistenza delle condizioni e dei requisiti dichiarati nella domanda d’iscrizione.

L’iscrizione può essere effettuata anche con una semplice richiesta scritta e senza utilizzare i modelli approvati dall’Organismo nazionale. In tal caso le sezioni regionali dovranno provvedere, nel più breve tempo possibile, a richiedere alle imprese la compilazione del modello approvato, per il rilascio del provvedimento formale d’iscrizione, che avrà comunque efficacia dalla data di ricezione della prima richiesta.

Tuttavia , pur in presenza di un quadro giuridico invariato per il MUD (Modello di Dichiarazione Ambientale), di recente sono, infatti, stati sollevati problemi di interpretazione della norma vigente, riguardanti un presunto obbligo di comunicazione a carico delle imprese che trasportano rifiuti non pericolosi in proprio e, di conseguenza, anche di compilazione del registro di carico e scarico dei rifiuti.

In verità, la questione, già sorta lo scorso anno contestualmente all’emanazione del nuovo Codice ambientale, sembrava essere stata definitivamente risolta dal Ministero dell’Ambiente, che in una nota afferma che "la norma che obbliga gli operatori che trasportano in conto proprio rifiuti pericolosi in quantità fino a 30 kg e rifiuti non pericolosi, non sottende  alcun nuovo obbligo per questi operatori di riportarne i dati sul MUD, in quanto  la norma che individua i soggetti obbligati al MUD non è cambiata per quanto attiene al trasporto. Solo il trasporto svolto a titolo professionale continua ad essere soggetto a questi adempimenti. Il nuovo obbligo di iscrizione all’Albo per gli operatori in parola deriva da una specifica disposizione comunitaria che non riguarda registri e MUD”.

A gettare più di un’ombra sugli adempimenti a carico di questa particolare categoria di soggetti ci hanno, però, pensato alcune Camere di commercio. All’avvicinarsi della scadenza del 30 aprile scorso per la comunicazione al catasto dei rifiuti, sui siti internet di alcune organizzazioni del sistema camerale è, infatti, apparsa una comunicazione in base alla quale i trasportatori di rifiuti in conto proprio, essendo obbligati dall’entrata in vigore del D. lgs. 152/06 ad iscriversi all’Albo Gestori Ambientali (iscrizione in forma semplificata), dovrebbero presentare anche il MUD, salvo l’impossibilità di adempiere per mancanza del modello previsto dall’apposito DPCM relativo a tale fattispecie.

La nota delle Camere di Commercio, sostenuta anche da alcune Amministrazioni provinciali, non sembra, però, trovare alcun riscontro legislativo. Infatti, la tesi interpretativa sull’obbligatorietà dell’adempimento, che fa riferimento alla sentenza della Corte di Giustizia del 9 giugno 2005, causa C-270/2003, non considera che la pronuncia dei giudici riguarda solo l’obbligo, introdotto dalla direttiva comunitaria 156/91, di iscrivere i trasportatori a titolo professionale in un apposito albo, ma non fa alcun riferimento al MUD. Inoltre, l’obbligo di compilazione del MUD è stato introdotto in Italia da una norma nazionale che, non essendo di derivazione comunitaria, non è sindacabile dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.


 
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