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dignità 2.0

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Commercio: la dignità 2.0 di un mestiere

di Francesco Antonich
vicedirettore Confcommercio Unione Venezia

Qualche anno fa Confcommercio organizzò grazie a Fulvio Roiter una mostra fotografica dal titolo Commercio, la dignità di un mestiere. Un giro del mondo in più di 80 affreschi di quel caleidoscopio umano che è l'arte del vendere e del relazionarsi tra persone. Una dignità che viene da lontano e che percorre trasversalmente la storia antropologica e sociale dello scambio delle idee, delle menti prima che delle merci. Certo nell'epoca dell'e.commerce, di Facebook, di Twitter, la bottega del salumiere, il carrettino del fruttivendolo, l'attempata signora che si atteggia a vamp d'antan in un negozio di stoffe, può evocare un clima appena nostalgico... Ma che dire dell'ancestrale venditore di pane in un villaggio dell'Africa o l'esplosione di colori di uno scorcio rubato alla Vucciria di Palermo? La dignità di un mestiere come il commercio si palesa in due aspetti. Il primo, perché per sua natura è basato sull'essere umano e solo dopo anche sulla tecnologia, che sapientemente utilizza senza esserne manipolato e che fanno sì che, con una doppia dissolvenza, il vendere venga percepito come un'arte; il secondo aspetto, perché il commercio oltre alla compiuta storicità, nel presente e per il futuro, produce nuova storia: fatti, eventi, società, economia, comportamenti e visioni della vita, cambiamenti del territorio, soprattutto urbano, estetica delle relazioni umane. Non esiste pertanto distinzione tra commercio tradizionale e grande distribuzione organizzata, tra e.commerce e bottega, ma piuttosto tra fenomenologia delle relazioni e delle dinamiche, fisiche o virtuali, che definiscono stili di scambio o distinguono quest'ultimo dal semplice consumo. Ora, l'obiettivo di conoscere il mercato e di rimanerci non deve essere un percorso ad ostacoli darwiniano per chi commercia, ma un impegno e una responsabilità culturale, certo non scevro dal coraggio di sperimentare l'integrazione nelle proprie attività delle prospettive offerte dall'innovazione tecnologica. La contemporaneità non è mai facile per chi viene dalla tradizione. Ma a quanti troppo frettolosamente hanno liquidato il vecchio negozio di alimentari come un retaggio da film neorealista, faccio un invito a un ritorno al futuro: entriamo in una delle - ahimé sempre più rare - gastronomie... troveremo ad aspettarci un competente salumiere, un ricettario vivente, che si toglierà una penna dall'orecchio per segnare sul suo tablet l'ultimo ordine per i fornitori, controllare se il suo cliente, manager che non ha tempo per passare in negozio, ha ricevuto a casa la spesa ordinata pochi minuti prima dal sito. Ma anche a regalarci un sorriso, un consiglio non virtuali, perché siamo andati a trovarlo. Un'arte, dunque, in quanto trasforma la capacita di dare corpo alle intuizioni, di dare concretezza alla creatività, e perché no, anche di arrangiarsi, in capacità di innovazione organizzativa, per sfruttare al meglio gli strumenti e la comunicazione altamente tecnologica - ma a portata di tutti - per valorizzare al meglio la risorsa umana dell'imprenditore e dei suoi collaboratori. Agevolare questo percorso, adeguando gli interventi, di formazione e di consulenza, alle esigenze e alle capacità diversificate di assorbimento delle innovazioni dei singoli operatori è compito delle organizzazioni che uniscono e assistono le imprese, co-progettando con loro lo sviluppo dell'azienda e del territorio di riferimento, agenti di progettazione che devono poi interfacciarsi con la politica. Questa sarà efficace se saprà creare l'ambiente normativo e fornire gli strumenti finanziari, coerenti alla dimensioni e alla funzione delle piccole imprese del commercio, necessari per supportare questo passaggio e garantire davvero la libertà di concorrere, in modo complementare a tutti gli altri soggetti economici del settore, alla costruzione dell'economia e alla cultura economica urbana contemporanee. Chi fa questo mestiere è consapevole del diritto e della responsabilità che ha quando, ogni giorno, si affaccia da un negozio su una piazza, sia essa fisica o virtuale, di poter condividere, con persone presenti o lontane, la dignità di chi fa la storia della propria comunità che lo circonda, così come della più estesa global community.

13/10/2015


 
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