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OCCUPAZIONE

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OCCUPAZIONE, TERRITORIO ED ONERI DI URBANIZZAZIONE

Con una bella analisi, precisa, documentata, Luigi De Gobbi, autore del saggio "WAL-MART fra Veneto City e Nave de Vero", ha ampiamente dimostrato, qualora ve ne fosse stato ancora bisogno, che lo sviluppo della Grande Distribuzione Organizzata ha distrutto più posti di lavoro di quelli che ha creato. La cosa era, peraltro, facilmente intuibile (ed intuita) stante il fatto che la razionalità dell'organizzazione consente la vendita di maggiori quantità di prodotto da parte di ogni singolo addetto alla vendita. E siccome la popolazione rimane sempre quella ed il reddito disponibile è in calo ...traete Voi le conclusioni.

Ma non è finita qui! A contratti di lavoro stabili, a tempo indeterminato, si sono sostituiti quelli contemplati dalle varie forme di precariato che la legislazione italiana ha progressivamente consentito.

Non pensiate che ciò sia ininfluente sullo sviluppo di questa società. Come possono i giovani avventurarsi, di questi tempi, a formare una famiglia, a comprare una casa, ad investire sul proprio futuro se ciò che gli viene offerto in cambio è la precarietà?

Non rispondetemi che la precarietà è preferibile alla disoccupazione perché non è così! Rileggete il primo capoverso! E' precarietà che espelle dal mercato occupazione consolidata e crea ulteriore precarietà e disoccupazione. Non dimenticate: sono più i posti persi di quelli creati.

Sull'uso del territorio si sono poi consumate le peggiori nefandezze delle quali ce ne ricordiamo, tutti, in occasione di calamità. Tutti a pontificare che non si può più andare avanti così, basta cementificare altro territorio, basta sottrarre "verde" all'agricoltura ed al paesaggio. In realtà, alla prima occasione, tutti se ne dimenticano e tornano ad asfaltare campi, a tombinare canali e via discorrendo.

Ma chi dovrebbe governare questi processi? Il governo nazionale, quello regionale ed i Comuni.

Il governo nazionale ha applicato la "Bolkestein" (più propriamente Direttiva Servizi) nel senso più "libertino" possibile e, regnante Monti, ha tolto alle Regioni (se mai avessero voluto esercitarla) la possibilità di consentire gli insediamenti commerciali solo in determinate tipologie di aree anziché, com'è ora, dappertutto.

Le Regioni avrebbero potuto pensare (forse) ad altre "barriere". Il Veneto ha immaginato di scoraggiare la distruzione di terreno agricolo penalizzando gli insediamenti di natura commerciale ivi destinati con maggiori oneri. La penalizzazione è però tale da non invertire la rotta.

Ed infine i Comuni. Mai messi così male, sotto il profilo economico-finanziario, come ora. Così male ma così male che "la danno" (la terra, s'intende!) al primo che gliela chiede confidando in favolose entrate a titolo di "oneri di urbanizzazione" dimenticando che spesso (è accaduto! è accaduto) chi realizza le opere chiede che parte della viabilità (che serve solo a loro) è da considerare che serva a tutti e quindi, in prima battuta, chiede che queste vengano "scomputate" dagli oneri da pagare. Quando poi la cosa è avviata e funziona la viabilità si rivela insufficiente ed allora il "Pubblico" (Stato, Regione ecc.) si trova a completare opere pubbliche necessarie per risolvere i problemi di viabilità. Con i soldi di tutti.

Ricordo, già oltre vent'anni fa, l'indecorosa guerra tra Portogruaro, Gruaro e Concordia quando si trattò di insediare il primo centro commerciale che poi finì a Portogruaro. Rivedo ora la storia nella questione "Agrivillage" in cui amici di Musile di Piave e di Meolo se le danno di santa ragione.
Un'ultima, amara, annotazione. Si combatte, giustamente e doverosamente, la prostituzione che nelle strade di quel territorio, purtroppo, si vede esercitare.

Non si combatte invece la mercificazione del territorio che, dai Municipi, si favorisce e si mette in pratica. Tutto qui. E scusate se Vi sembra poco.

08/01/2015 


 
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