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NO ALL'ESPULSIONE DEGLI AMBULANTI DAI CENTRI STORICI

La Federazione degli ambulanti Confcommercio in audizione alle Commissioni Cultura e Attività Produttive critica l'art.4 del DL 31 maggio 2014, n.83

La G.U. n. 125 del 31 maggio 2014 pubblica il Decreto Legge in oggetto che ha iniziato alla Camera il suo iter per la conversione in Legge nel termine costituzionale dei 60 giorni: in quanto Decreto Legge, le sue disposizioni sono immediatamente operative e applicabili e debbono essere convertite in Legge entro il 30 giugno a pena di decadenza.

L'art. 4 del Decreto interviene sulla materia dell'esercizio del commercio su aree pubbliche nelle aree di pregio archeologico, architettonico, storico ed artistico, attraverso l'ennesima modifica all'art. 52 del Decreto Legislativo 42/2004 (cosiddetto Codice dei beni culturali).

Nella sua attuale conformazione, risultante dall'applicazione dell'art.4 del nuovo provvedimento, l'art.52 stabilisce
- al comma 1 che con le deliberazioni adottate ai sensi della disciplina del commercio, i Comuni - sentite le Soprintendenze - individuano le aree pubbliche aventi valore di pregio nelle quali vietare o sottoporre a restrizioni l'esercizio del commercio ;
- al comma 1-bis che gli stessi Comuni - sentite le Soprintendenze - individuano i locali dove si svolgo attività artigianali e commerciali tradizionali riconosciute quale espressione dell'identità culturale collettiva al fine di assicurarne la salvaguardia ,
- al comma 1-ter che le Soprintendenze, sentiti i Comuni adottano disposizioni volte a vietare il commercio ambulante, con e senza posteggio, nelle aree di pregio quando esso sia incompatibile con l'esigenza di tutela e valorizzazione del sito. Conseguentemente i Comuni avviano i procedimenti di riesame - ai sensi dell'art.21-quinquies della legge 241/90 in totale deroga ad ogni altra normativa sulla concessione dei posteggi ed in particolare ai commi 12, 13 e 14 dell'art.28 del D.Lgs. 114/98 e ai criteri stabiliti dall'Intesa in Conferenza Unificata 5 luglio 2012. In caso di revoca del titolo autorizzatorio e quando non sia possibile una ricollocazione alternativa equivalente, sarà corrisposto un indennizzo pari a 1/12 del canone annuo dovuto.

Appare del tutto evidente che una norma così scritta, al di là della risibile esiguità dell'indennizzo, postula l'espulsione del commercio ambulante da ogni centro storico - ad libitum di solo qualche funzionario, con amplissima discrezionalità non contrastata da alcun criterio direttivo. In tal senso essa appare assolutamente inaccettabile ed è quello che la Federazione ha rappresentato all'Audizione odierna presso le Commissioni riunite VII (Cultura) e X (Attività produttive). Di più, non si comprende perché una o più situazioni del tutto particolari - nella relazione al provvedimento si citano espressamente il Colosseo e gli Uffizi - debbano essere utilizzate per una operazione a carattere nazionale inutile, che mentre espelle gli operatori regolari lascerà amplissimo spazio agli abusivi e al grande capitale che otterrà in concessione, a fronte di sponsorizzazioni per le quali viene riconosciuto un credito d'imposta, lo sfruttamento commerciale delle principali aree di pregio italiane.

18/06/2014


 
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