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Implementare, meglio che innovare

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Commercio, turismo, servizi: implementare, meglio che innovare

di Francesco Antonich
Vicedirettore Confcommercio Unione Venezia

Uno dei pregiudizi più diffusi nei confronti delle imprese del commercio, dei servizi e del turismo, è quello di ritenerle incapaci di innovare. Additate dalla blasonata economia - e dalla "grande politica economica" di questo Paese - come "diversamente abili imprenditorialmente", sono state ritenute attività economiche legate troppo a valori di staticità e di conservazione. Così le misure per innovare le imprese italiane, dai crediti mirati, alla creazione di complessi immobiliari denominati incubatori alle risorse per la ricerca scientifica e tecnologica, hanno visto sostanzialmente emarginata una delle componenti fondamentali proprio dell'economia urbana. Uno strabismo concettuale, se consideriamo che commercio, turismo e servizi sono alla base degli scambi tra culture e catalizzatori di relazioni e di conoscenza e di trasformazione e crescita delle città, non a torto considerate oggi le nuove frontiere della possibile ricrescita di un Paese, indipendentemente dalla loro dimensione e posizione geoeconomica. Altro che terziario: si tratta piuttosto di un complesso tessuto connettivo tra l'economia reale - manifatturiera e finanziaria di base, come il credito alle imprese - e la struttura demografica e sociale del territorio. Guardando al crepuscolo degli dei del mitico Nord Est anni '80 - '90, alle grandi emigrazione di PMI , si direbbe, quel che resta del giorno... ma di una giorno che può essere ancora estremamente lungo e forse la vigilia di un periodo di ricrescita. Ma bisogna rivolgere un'adeguata attenzione e capire qual è la vera esigenza delle piccole e medie imprese per aiutarle ad evolversi nel nuovo concetto-ruolo di settore connettivo dell'economia urbana. La tecnologia necessita di un a capacità di assorbimento e di una sorta di metabolismo del sistema aziendale e dello stesso imprenditore che differisce da settore a settore; in quello connettivo dell'economia urbana tale capacità di assorbimento è così diversa, nei tempi, nei modi e nelle prospettive, che viene spesso scambiata per idiosincrasia. Né l'innovazione è da intendersi come mero acquisto di prodotti tecnologici di ultima generazione. Queste imprese, che connettono economie e trasformano il territorio urbano, hanno soprattutto bisogno di strumenti, implements in inglese, che riempiano vuoti, interstizi che costituiscono i loro margini di miglioramento, non laboratori, non test, ma strumenti per realizzare la trasformazione dei propri asset aziendali per poter poi trasformare e far evolvere la città e la comunità di quest'ultima. Quali sono questi strumenti dunque? Certo, sembreranno banali a chi si occupa di microprocessori o materiali aeronautici, ma diventano fondamentali per chi si occupa di relazioni tra persone e tra organizzazioni, di scambi e di trasformazioni e che spesso mancano o non sono accessibili in modo ottimale. Sono questi: una fiscalità premiante congrua e non stimata o presunta, uno standard di adempimenti amministrativi commisurato alla dimensione - e qui molto farebbe l'applicazione dello Small Business Act dell'Unione europea oggi disatteso - quindi strumenti più flessibili di credito, coordinato con percorsi di riorganizzazione e di ridefinizione del business plan e modulati sulla base delle potenzialità di un progetto di business e valorizzazione delle risorse umane anziché dipendenti dal loro patrimonio e volume d'affari. Inoltre vanno messi a disposizione strumenti per l'educazione all'utilizzo del digitale, per il coinvolgimento degli operatori e delle loro rappresentanze di categoria nella costituzione di interventi per realizzare la smart city.
Le imprese dell'economia urbana necessitano di essere implementate prima che innovate, con minori costi, per altro, per Stato e Regioni. Con questi strumenti, le vere prime urgenti riforme attese da cittadini ed imprese e una commisurata disciplina delle liberalizzazioni, che stimoli la competitività e la collaborazione tra imprese di queste dimensioni e con questo ruolo, e non un libertinaggio economico che fa partecipare solo i grandi ed emargina all'estinzione i piccoli, si preserverà la biodiversità del patrimonio economico di città e territori, stimolando residenzialità nei centri storici, connettività tra i poli di un'area fattasi metropolitana e un'importante funzione di aggregazione sociale e di economia realmente umana.

28/08/2014


 
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