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Le prime vere riforme?

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Le prime vere riforme? Piccole, tangibili e che rifanno grande lo Stato

di Francesco Antonich
vicedirettore Confcommercio Unione Venezia

E' più semplice una riforma costituzionale o una serie di interventi legislativi che dissolvano la nebbia della burocrazia ed offrano ai cittadini la nitidezza di una vera Amministrazione?
Paradossalmente emendare la Costituzione è stato molto più semplice che attivare in tutto il Paese la rete degli Sportelli Unici per le imprese. La prima vera riforma, se vi è la volontà politica di farla, sarà proprio questa: trarre il nostro paese dalle sabbie immobilizzanti della burocrazia e dargli una Amministrazione buona, non semplicistica ma semplice, in grado di rendere una buona qualità della vita ai cittadini, alle imprese, a chi promuove lavoro, a chi offre competenze, energie, a chi vuole contribuire in modo certo ed in modo congruo alle proprie possibilità, alla crescita del paese. Se è vero che la riforma del Parlamento potrà aiutare all'efficientismo del sistema democratico attivando un bicameralismo piuccheperfetto grazie ad una differenziazione delle funzioni e delle competenze decisionali, se è vero che il titolo V della Parte seconda della Costituzione necessita di interventi di assestamento che portino anche qui ad un discernimento delle competenze tra Stato, Regioni, gli altri enti territoriali e che realizzi effettivamente i principi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza, è anche vero che l'impatto sulla vita quotidiana di cittadini, imprese, giovani e contribuenti tutti, non sarà subito tangibile, né tanto più sarà celere la ripartizione delle risorse recuperate. Nell'agenda di ciascun politico, locale, metropolitano, regionale o nazionale che sia, occorrerà evidenziare che la percezione concreta di una riforma del Paese sarà data dall'esperienza quotidiana di ciascun cittadino che potrà testimoniare che si è passati dalla burocrazia all'Amministrazione, anzi, ad un'Amministrazione buona. Uno Sportello unico che funziona, una sanità efficiente sin dalle prenotazioni delle visite, una diffusione dell'e.government accompagnata da una campagna davvero formativa, un sistema fiscale e tributario certo nelle aliquote e nei tempi e modi di pagamento, non vessatorio ma rispettoso della persona e del lavoro, iter amministrativi che non rasentino l'inquisizione documentale e costino in lucro cessante, tasse emergenti e tempo perduto una fetta del fatturato dell'azienda. Queste riforme si possono fare e si devono fare anche con l'attuale assetto dello Stato ovvero mentre si discutono i disegni di legge di modifica costituzionale: la volontà politica e le performance dell'amministrazione sono prodotte entrambe da neuroni umani, non da soluzioni politologiche e, fatalità, pure l'Amministrazione buona ed efficace cammina sulle gambe degli uomini. Il rischio è che senza un'Amministrazione buona, anche se si andasse a votare per una sola Camera, tutti i politici ed i manager avessero meno di quarant'anni e onorari da mera copertura spese, anche se il federalismo fosse perfetto, anche se tutti gli enti sapessero davvero cosa fare, persino se la spending review avesse risolto l'equazione di ennesimo grado del debito pubblico, quale qualità di Amministrazione Statale andrebbero a governare gli eletti e, soprattutto, incassato il voto, sarebbero motivati a migliorare ulteriormente? Non è un caso che negli Stati Uniti, quando ci si debba riferire allo Stato, anche e soprattutto alla sua massima espressione politica, il Presidente, ci si rivolga all'US Administration. La prima riforma quindi, i cui benefici saranno immediati, misurabili per ciascun cittadino, impresa, contribuente ed istituzione sarà quella che farà del nostro Stato, crocicchio di burocrazia, un'agorà ordinata e frequentata dell'Amministrazione buona, nelle sue complessità e nelle sue capillari attività quotidiane... E' già evidente: le prossime elezioni politiche saranno un esame sulla concreta attuazione e sulla qualità percepita, anzi vissuta, dagli elettori della tanto annunciata come imminente evoluzione 2.0 dell'Amministrazione Italia... esame che potrebbe pesare, per diverse alchimie politiche, anche su eventuali referendum che dovessero tenersi nell'ambito del complesso e non scontato iter dei disegni di legge delle più ambiziose e complesse evoluzioni dell'assetto dello Stato.

19/06/2014


 
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