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Interesse di bottega

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L'interesse di bottega? Mai stato così... europeo

Quasi sfuggito ai più, o forse, volutamente dimenticato, è stato pubblicato lo scorso 12 novembre sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee un parere del Comitato economico e sociale europeo (CESE), un contributo ai lavori della Commissione e del Parlamento per definire un Piano d'azione europeo per il commercio al dettaglio. Un documento che, finalmente, prende senza ambiguità una posizione netta contro chi ritiene il commercio di prossimità, i negozi di vicinato siano solo il vecchio avanzato in una città stantìa mentre la grande distribuzione organizzata sia la verità commerciale che renderà libero il consumatore. Il documento comunitario merita davvero di essere letto (per chi lo vuole: GUCE C 327 del 12 novembre 2013) sopratutto da parte dei nostri legislatori nazionali e regionali e naturalmente da parte dei nostri amministratori locali. Viene infatti evidenziata la necessità di "valorizzare le diversità che si manifestano proprio nelle micro-imprese": da qui la sollecitazione rivolta agli Stati a "definire quali forme di commercio al dettaglio possano essere comprese in quegli interessi generali (sociali e culturali) che anche la Direttiva Servizi ritiene di dover tutelare". Rivoluzionari due aforismi programmatici per una politica sostenibile del commercio, da citare: primo, l'eccessiva concentrazione della distribuzione commerciale comporta anche "un'oggettiva difficoltà a realizzare una vera concorrenza"; secondo: "se l'assenza di concorrenza è un ostacolo al cambiamento, è vero anche che la concorrenza di per sè non garantisce il cambiamento".
La grande distribuzione ha disabituato il consumatore a conoscere davvero il prodotto, mentre la disponibilità e l'accoglienza di un commesso o del venditore in un negozio di vicinato cura soprattutto questo aspetto conoscitivo e a volte, se perseguito con dovuta professionalità, persino educativo: valore aggiunto, per l'acquirente e per la collettività. La grande distribuzione, invece, si limita a far comprare il prodotto: a lei basta la soddisfazione iniziale del consumatore, laddove il negozio al dettaglio dedica più tempo, in quanto parte integrante del servizio, ad ascoltare ed accompagnare l'acquirente anche nell'esperienza post vendita.
Il CESE chiede al legislatore europeo e agli Stati di adottare al più presto una politica per migliorare l'accesso a servizi al dettaglio rendendoli più sostenibili e competitivi.
E in tal senso evidenzia che, anche obbedendo ai rigori della Direttiva Bolkestein, questa lascia ampi margini per fa rientrare tra i motivi imperativi d'interesse generale da tutelare anche la conservazione del patrimonio nazionale storico, artistico, gli obiettivi di politica sociale e di politica culturale". Il commercio al dettaglio è accreditato come espressione che caratterizza la cultura e gli stili di vita di un territorio. Si riconosce il ruolo sociale del commercio e la sua dignità di strumento di miglioramento e di trasformazione della città come ambiente umano. E' la prima volta in un documento espressione di tutto il mondo del lavoro rappresentato in sede Europea che si afferma con preoccupazione che l'esposizione degli esercizi di vicinato al rischio di sopraffazione da parte della grande distribuzione se pure realizza il libero mercato, nel contempo disperde il patrimonio di cultura, di qualità e di stili di vita difficilmente recuperabili di una comunità e indebolisce economicamente il territorio il cui valore va quindi oltre la semplice convenienza di assortimenti e prezzi. E' tempo che Unione europea, Stati e Regioni Commissione distinguano tra sana concorrenza tra imprese simili, che spinge alla ricerca di continui miglioramenti di qualità e di efficienza a vantaggio dei consumatori, e le altre forme di conflitto economico-commerciale tra imprese. Sin qui il Parere del CESE: è il caso di dire, con il Manzoni, che anche in Europa allora il buon senso c'era; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune...
Ora però le associazioni di categoria del commercio, del turismo e dei servizi, insieme ai parlamentari europei, alle Direzioni Generali della Commissioni e i ai Commissari stessi, devono lavorare per far sì che questo documento d'indirizzo si concretizzi in strumenti normativi precisi e si creino le condizioni perché si realizzi una vera politica moderna dell'offerta commerciale: complementare e bilanciata e soprattutto a beneficio dei cittadini, un po' più clienti e un po' meno banali consumatori e a beneficio delle città e dei loro centri, non più ridotti a deserti a vantaggio di periferie diventate surrogati di città senza più anima.

di Francesco Antonich
vicedirettore Confcommercio Unione Venezia

15/01/2014

 


 
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