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Articolo 62 e Legge 192

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Articolo 62 e Legge 192

I RITARDI NEI PAGAMENTI ED I BISTICCI TRA MINISTERI, MENTRE LE IMPRESE MUOIONO DI... TROPPO CREDITO

Ennesima prova dell'incapacità assoluta di questo Paese di garantire una legislazione semplice e chiara.
Da anni si dice che, tra le cause principali dell'affollamento dei tribunali e dei conseguente tempi biblici della giustizia è il caos normativo, ossia una sovrapproduzione legislativa, affastellatasi nel tempo senza alcuna logica apparente e, soprattutto, senza espresse abrogazioni di norme precedenti incompatibili.
Per questo, si dice, noi abbiamo in vigore circa 200.000 tra leggi e regolamenti contro, ad esempio, le meno di diecimila esistenti in Francia o Germania.
In questo infernale coacervo di provvedimenti il disordine regna sovrano e, sempre come vuole la tradizione, "sguazzano" avvocati ed azzeccagarbugli di ogni sorte e risma.
Abbiamo una palese conferma dell'inettitudine italiana a proposito della "tecnica" normativa con l'emanazione del DL n. 1 del 2012 (convertito poi nella legge n. 27/12) ed il più recente Dlgs 192/12.
La prima legge introduce, all'art. 62, l'obbligo di pagamento delle forniture di generi alimentari entro 30 giorni per i prodotti deteriorabili e di 60 in tutti gli altri casi.
Un'innovazione importantissima, che sta creando non pochi problemi a tutti gli operatori della filiera, che debbono adeguarsi alla previsione normativa, in nessun modo derogabile dalla volontà delle parti.
La norma è entrata in vigore il 24 ottobre scorso.
Tutto bene?
Certo che no.
Nel recepire la direttiva comunitaria n. 2011/7/UE, il governo italiano emana, il 15 novembre 2012, un nuovo decreto legislativo (n. 192/12), che stabilisce per TUTTE le transazioni commerciali tra imprese o tra imprese e pubblica amministrazione, il termine di pagamento massimo di 30 giorni, prorogabili a 60 in alcuni casi specifici, a partire dal 2013.
Beh, che c'è di male, penseremo?
Una norma importante, introdotta per un settore specifico, poi estesa a tutte le fattispeci commerciali.
E invece no, perché in questo strano paese ci inventiamo anche i "conflitti" tra uffici dei vari ministeri coinvolti.
Capita, quindi, che il Ministero dello Sviluppo Economico emani una nota, in risposta ad un preciso quesito posto da un'associazione di categoria, la quale chiedeva se l'art. 62 della legge 27/12 doveva ritenersi implicitamente abrogato dal Dlgs 192/12, in quanto norma successiva (perché, ovviamente, il governo si è ben guardato dallo stabilirlo chiaramente...).
La domanda dell'associazione è assolutamente legittima: abbiamo una norma più recente che va a regolamentare in maniera generale tutto il settore delle transazioni commerciali, per cui sarebbe logico ritenere che l'analoga disposizione precedente si stata in qualche modo "assorbita" da quella nuova ...
Un chiarimento è effettivamente necessario perché le due norme non sono proprio identiche (il termine di 60 giorni, ad esempio, è assolutamente inderogabile secondo l'art. 62 mentre può essere oggetto di trattativa secondo la legge 192).
E infatti il Ministero risponde proprio così: "L'art. 62 è stato tacitamente abrogato e ad oggi non è più in vigore".
Bene, fatta chiarezza, penseremo ancora.
E invece no!
Interviene (piuttosto risentito, sembra) il Ministero delle Politiche Agricole (non in Ministro, attenzione, ma il "ministero", ossia un funzionario, che si firma "Capo dell'Ufficio Legislativo"...).
Moto "curioso" il testo della nota: "Si è avuta informalmente notizia di una nota in data 27 marzo 2013, quindi rinvenuta sul sito Internet del Ministero dello Sviluppo Economico...".
Un Ministero ha "informalmente" notizia che un altro Ministero ha dichiarata abrogata una legge!
E poi, quasi a confermare che i due burocrati neppure si parlano, uno dichiara che ha trovato la "nota" su Internet!
Ma come su Internet!
Siete voi gli uffici legislativi!
Siete voi che dovete fare chiarezza, scrivere le leggi in modo chiaro, aiutare i cittadini e gli operatori a "districarsi" in questa giungla di leggi e leggine contraddittorie...
Mi sembra di vederli, allora, i due funzionari dei ministeri che, magari davanti alla macchinetta del caffè in corridoio si dicono: "Lo sai che abbiamo detto che la legge nuova sui pagamenti ha abrogato quella vecchia"".
"Ma stai scherzando? Io non sono d'accordo, anche perché quella vecchia l'ho scritta io e voi come vi permettete di dire che gli italiani la possono buttarla via senza chiedermi il permesso?".
E via con la nota contraria...
"Deve essere ribadita (...) la piena efficacia e vitalità della normativa speciale in tema di cessione dei prodotti agricoli ed agroalimentari di cui all'art. 62": scrive piccato con nota del 2 aprile il secondo Ministero.
E gli operatori, adesso, cosa debbono fare?
Parteggia per l'uno o l'altro dei Ministeri, a seconda della convenienza?
Aspettiamo che intervenga qualcuno (chi? Il Presidente del Consiglio? Boh...) a fare chiarezza.
Intanto partiranno le prime cause in Tribunale ...

Avv. Alberto Teso
Delegato Ascom-Confcommercio Jesolo (Ve

08/04/2013


 
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