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SALDI

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I SALDI SONO ANDATI PEGGIO DEL PREVISTO

In provincia di Venezia decremento medio del -13,6%

Da un'elaborazione statistica effettuata dal Centro Studi di Confcommercio Unione Venezia - su un campione rappresentativo di aziende dell'intera provincia (Chioggia, Mira, Dolo, Venezia, Mestre, Spinea, Scorzè, Quarto D'Altino, S. Donà di Piave, S.Stino di Livenza, Fossalta di Portogruaro, Portogruaro) e appartenenti ai principali settori merceologici (abbigliamento 55%, calzature 14%, intimo 10%, pelletteria 7%, articoli sportivi 7% e biancheria casa 7%) - sono emersi i seguenti risultati:
 
ANDAMENTO SALDI: la media totale è un decremento del - 13,6% . Sul totale degli intervistati, solo al 5% i saldi sono andati abbastanza bene (da +6% a +10%), ma a tutti gli altri sono andati male con un 57% degli intervistati che dichiara un decremento da -11% a -20%.

SCONTRINO MEDIO: il valore è sceso a 78,19€ (nel primo weekend di saldi era 102,5€)

PRODOTTI PIU' VENDUTI: calzature, maglieria e giacconi

GIANNINO GABRIEL Presidente di Federazione Moda Italia Venezia commenta: la crisi e la scarsa fiducia nel futuro hanno determinato un risultato negativo anche nei saldi. Dopo un prima settimana con perdite "contenute" al -10%, nel periodo successivo sino alla fine di febbraio i saldi sono stati molto negativi; pochissimi negozi fortunati hanno registrato un incremento massimo del 6/10%, ma nelle periferie e, in qualche caso, anche nei centri storici il dato è stato devastante, con punte anche del - 30%. Il dato di chiusura dei saldi nella provincia si assesta quindi ad una media sconsolante di calo del giro d'affari del -13,5%.

Per la prima volta, dopo 30 anni, in Veneto e Lombardia le vendite sono andate leggermente peggio che nel resto d'Italia, dove la media nazionale è stata del -10%. In provincia di Venezia si è salvato solo il centro storico della città lagunare grazie alla presenza turistica di giapponesi e russi. A fronte di uno scontrino medio provinciale di € 78,19 (anche questo, ben al di sotto della media nazionale di 92 €), i prodotti più venduti sono stati calzature, maglieria e giacconi.

Il risultato non è determinato solo dalla crisi, ma anche da un esubero di merce posta in vendita in un sistema distributivo con forte presenza di medio/grande distribuzione nelle periferie delle città, che si somma alla presenza già molto ingombrante di Outlet (a breve aprirà anche l'Oulet di Roncade, una nuova mazzata per i negozi di vicinato). Inoltre, a differenza che nel Veneto, in tutte le regioni limitrofe le vendite promozionali prima dei saldi sono state libere, con un aumento degli incassi riscontrato del 2.5% rispetto alle regioni ove vige il divieto. La liberalizzazione delle promozioni si conferma dunque una giusta misura anticrisi, valida sia per il consumatore che per il commerciante, che porterebbe anche in Veneto - se finalmente adottata - una boccata d'ossigeno a tutto il comparto e ai consumatori.

La valorizzazione dei centri commerciali naturali, un effettivo stop alle aperture di nuove grandi strutture fuori dalle città e la definizione di nuovi accordi con gli industriali per smaltire gli invenduti fermi in magazzino, potrebbero essere tutte azioni utili al rilancio del comparto moda, anche nella nostra provincia.

07/03/2013


 
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