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prima crisi olonica

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Benvenuti nell'era della prima crisi olonica

Perché il processo di rifrazione strutturale, sia materiale che immateriale, del tessuto economico e sociale che stiamo vivendo stenta a trovare approcci e risposte in grado di contrastarlo, mentre gran parte delle fonti di PIL si stanno frangendo sulla scogliera della crisi mondiale? Alle compite previsioni economiche si sono andate succedendo più fataliste ed impotenti prospettive negative di medio e lungo periodo. Ma un "sistema vincente" di soluzione sembra ancora lontano: ci vorrebbe una sorta di complesso algoritmo risolutore con la stessa capacità di successo di quello sul quale si basa un potente motore di ricerca come Google. Ma, va detto subito, per la prima volta sembra che le sole scienze economiche, statistiche e delle teorie dei giochi, non siano sufficienti.
Benvenuti dunque nella prima crisi olonica della storia!
Olonica, dal termine introdotto nel 1968 dall'ungherese A. Koestler per indicare un'unità di base di sistemi biologici e sociali in grado di prendere decisioni e attuarle interagendo con gli altri elementi del sistema su base negoziale. Concetto caro negli anni '70 ed '80 agli aziendalisti e agli studiosi di sistemi complessi e caratterizzato da due fattori: il primo, un elemento ben definito nella sua precisa identità ma parte a sua volta di un secondo elemento, un sistema ben più articolato senza il quale non è in grado di vivere perché è in questo sistema complesso che trova buona parte della sua ragione di essere, quanto a motivazione ad agire, ratio comportamentale, obiettivi da perseguire. La globalizzazione dunque come insieme di meccanismi e di sistemi olonici: le organizzazioni umane economiche, sociali, dalle aziende alle città, agli Stati passando per le forme di governo intermedio locale, e tutte le manifestazioni che insistono e si sovrappongono in una società densa - di individualità e di relazioni - globalizzazione caratterizzata dall'overlapping, dal sovrapporsi, ora ridondante, ora complementare, ora indispensabile, a volte pure esiziale.
Nel momento in cui però alcuni granelli di sabbia si sono infiltrati tra gli ingranaggi di questo mondo olonico, il big bang si è inceppato, perde colpi. Ed anche il lubrificante, la fiducia nelle relazioni, economiche o meramente interpersonali, si è dissecato. La situazione non è più drammatica o irrisolvibile di altre crisi del passato: è semplicemente diversa concettualmente e nelle dinamiche di interazione. Occorre quindi un approccio a sua volta olonico per risolvere una simile situazione. E nessuno qui ha una soluzione "propria" o buona per tutti: ma ogni organizzazione potrà apportare il proprio contributo, ossia il proprio segmento di calcolo, parte dell'algoritmo. Anzitutto in termini di stabilità e di sostenibilità. A partire dalla gestione della conflittualità sociale; occorre "de-tensionare" il disagio della gente. Quindi vanno attivate misure di valorizzazione delle risorse umane: giovani, conoscenza, esperienze di vita e professionali, attraverso la diminuzione della pressione fiscale per sollecitare i consumi, solleticare l'innovazione, ma soprattutto per orientare risorse economiche da sistemi inefficienti e... olonicamente non più sostenibili - leggi eccessiva burocrazia e farraginosità della gestione amministrativa - verso chi ha una capacità e una motivazione ad essere efficiente e integrato. Occorre insomma che le organizzazioni, di natura economica, politico-amministrativa, associativa e quant'altro, si coalizzino per un obiettivo comune, anzi un algoritmo, inevitabilmente negoziato nelle sue componenti, ma alla fine condiviso e perciò globale. Non sarà facile elaborare l'algoritmo che farà ripartire la grande struttura olonica del XXI secolo. Ma vale la pena di tentare. Impariamo da chi progetta e implementa i motori di ricerca di internet: è pur sempre un metodo, che vale molto più del limitarsi a piangere per quella che non è più la cara e vecchia crisi fin de siècle, ed è un metodo che coagula conoscenze ed intelligenze, sensibilità e capacità percettive, che unisce anziché dividere.

Francesco Antonich, vicedirettore Confcommercio Unione Venezia

06/06/2013


 
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