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Un momento di riflessione

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Un momento di riflessione e di preghiera per il mondo del Lavoro

Sabato 18 maggio si è tenuta, nella particolare atmosfera della Chiesa di Marghera "Gesù Lavoratore" la tradizionale Veglia per il Lavoro, promossa ogni anno dalla Diocesi di Venezia, alla quale partecipano e intervengono con proprie testimonianze lavoratori e datori di lavoro.
Quest'anno, per altro, la veglia coincideva, per altro con la festa della speranza e del rinnovamento, la Pentecoste.
In un momento difficilissimo per tutti, in particolare per chi ha perso il lavoro ma anche per molte famiglie che hanno dovuto chiudere la serranda della proprio negozio, spegnendo spesso per sempre un'attività commerciale e una presenza viva nella città, ci si è dunque stretti attorno a S. Ecc. il Patriarca Mons. Francesco Moraglia per un momento di riflessione e di preghiera, per ricordare quanti non ce l'hanno fatta ma anche per rilanciare con forza la speranza nel futuro del lavoro e nelle nostre comunità.
Riportiamo alcuni passi della testimonianza offerta da Confcommercio, rappresentata per l'occasione dal vicedirettore dell'Unione Venezia, Francesco Antonich, passi che richiamano la sempre maggiore difficoltà, nelle nostre città, ad avere relazioni davvero a misura d'uomo e al bisogno di ritornare a fare, con semplicità ed umanità, "città insieme" per ritrovare anche una nuova dimensione dell'economia e del lavoro.
Dedichiamo questo momento di raccoglimento e di riflessione a quanti stanno soffrendo per la perdita del lavoro, agli imprenditori e ai lavoratori che in questi mesi, nelle nostre città e nei nostri paesi hanno perso, con la speranza ed il loro lavoro, anche la speranza nel mestiere di vivere.

Se con lo Spirito non torneremo a fare Città, insieme, vana sarà la fatica dell'Uomo moderno ...

Incalzano le domande tra chi, dopo sacrifici, si ritrova nell'indigenza, tra gli imprenditori che chiudono, tra la giovane moglie che, per garantire l'essenziale ai figli sacrifica il sostanziale, il suo affetto e la sua presenza, dovendo lavorare la domenica dietro una cassa in un grande centro commerciale.
Forse il Signore ha allentato la custodia della Città? O forse anche nella vigna del Signore può capitare che la crisi non consenta di assumere altri vignaioli, e la cassa integrazione si misura ora nella fila di chi chiede pane alla soglia del tempio?
Domande reali, ma che per avere una risposta necessitano anche di ripensare positivamente la Città, perché questo simbolo della società moderna torni ad essere almeno un poco, se non la Città di Dio, almeno una Città "capace" di contenere e vivere con Dio.
La Città può e deve essere anzitutto una scenografia dove si manifesta un'estetica delle relazioni che sola può dare all'Uomo centralità e responsabilità nell'interpretare non una sorte di copione determinato dalla semplice dialettica disponibilità/penuria, ricchezza/povertà, eccesso/ mancanza, datore di lavoro/dipendente.
Dobbiamo quindi render l'Uomo delle nostre città nuovamente consapevole che il lavoro è anzitutto compartecipazione alla Creazione e che elemento fondamentale di quest'ultima è che deve essere sostenibile, nel senso che mai Dio pone in questione che la sua principale risorsa a sua immagine e somiglianza, l'Uomo, possa venire compromessa, esaurita e de-valorizzata.
Ma per fare questo occorre con concretezza intraprendere un cammino insieme, occorre che si ritorni davvero a "fare Città" con uno Spirito davvero innovativo, creatore, vivificante per compiere azioni forti.
Anzitutto bisogna riportare il cittadino, che fugge dalla Città, nuovamente al suo interno. Le nostre realtà economiche e professionali devono impegnarsi in una concreta tensione progettuale che consenta di produrre un'identità estetica. Non solo urbanistica: non serve una linda città imbiancata, silente come un sepolcro.
L'estetica deve essere anzitutto un'estetica della persona, del suo pensiero e del sentimento che crea l'estetica della relazione umana. Un'estetica del commercio, delle professioni, della solidarietà e del sociale, del lavoro, dello scambio valoriale e culturale.
Percepire come "bello" l'essere insieme e il "fare insieme" è l'essenza della civitas nel suo senso più ampio e identifica "Il Luogo" rispetto ad un anonimo spazio urbano. Un luogo fatto dagli uomini ma dove Dio si compiace di incontrare gli uomini, dove la missione della Creazione, ad essi affidata, continua a dipanarsi.
I primi custodi di questa nuova Città? Siamo ciascuno di noi, perché essere insieme oggi per fare Città, significa essere insieme allo Spirito per essere Uomo.
Ma l'accoglienza dello Spirito sarà essenziale al successo dell'impresa. Davvero, se con lo Spirito santo non torneremo a fare città, insieme, la fatica dell'Uomo non sarà vana ma ricompensata dalla Creazione alla quale egli stesso ha partecipato ogni giorno.

21/05/2013


 
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