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Il martirio dell'insolvenza

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Il martirio dell'insolvenza

di Francesco Antonich

Le notizie dei suicidi si susseguono. Quotidianamente, uno, due, tre... si appende la propria vita ad un chiodo, non per richiamare su di sé l'attenzione, ma per sancire la constatazione del definitivo venir meno di quell'attenzione sulla persona, sul suo ruolo e sulla sua dignità, che un certo sistema, in tutt'altre faccende affaccendato, sta dimostrando. Imprenditori, lavoratori, ormai anche coppie e famiglie compiono l'estremo gesto con una frequenza impressionante. C'è chi ha suggerito di non darne notizia, per non indurre in emulazione... ma la solitudine non emula, è personalissima e nasce dalla disperazione e dall'isolamento. Non sono persone fisiche ai sensi della normativa fiscale o soggetti da contabilità coloro che si suicidano, sono uomini, donne, padri e ora anche qualche madre e qualche figlio.
A nessuno spetta il diritto di giudicare l'insondabile coscienza degli individui, prerogativa, per chi ha fede, di Dio. Né si può nemmeno liquidare sempre il tutto con "è colpa della società": una spersonalizzazione pericolosissima e una deresponsabilizzazione esiziale per qualsiasi comunità. Ma a quanti possono modificare le condizioni economiche che hanno determinato le premesse per la rovina economica di due patrimoni sociali, quello della persona prima e quello delle aziende poi, quanti con atti legislativi, regolamentari, amministrativi urgenti - si badi, urgenti, non eccezionali - propri di una situazione da protezione economica e sociale, tutti coloro che hanno responsabilità politiche hanno il dovere di agire e di agire subito. Un'elezione può attendere, ricostituire la Fiducia tra cittadini, imprenditori, politica e Stato è un'emergenza nazionale. Risolvere al più presto la questione dei debiti delle amministrazioni Statali e locali nei confronti delle imprese e quindi nei confronti di altre imprese, di fornitori e degli addetti e delle loro famiglie è sempre più una questione di giustizia. E senza giustizia si indebolisce la tenuta della pace: oggi forse solo interiore, domani, magari, anche sociale.
Perché è il "Fattore F", la Fiducia appunto, che informa le relazioni e, proprio nel Veneto ha costituito un ulteriore elemento essenziale, sui generis, inserito nei contratti ed intrinseco nella fenomenologia del diritto consuetudinario commerciale peculiare del Veneto.
Il fattore Fiducia sta alla base della solidarietà, tra persone e tra famiglie, a loro volta fattesi impresa, tra imprese e tra queste e le banche, quindi con l'Amministrazione, sintetizzato nella tanto semplice quanto sacra stretta di mano, vero notaio tra contraenti che si guardano in faccia, non sono depersonalizzati da un server ad Aruba, da uno schermo e da una tastiera nella City di Londra, a Manhattan, a Siena o a Milano.
Senza Fiducia tra persone e tra le persone e le istituzioni, anche la fiducia in sé stessi si corrompe, si dissolve nella disperazione. Nel rialzarsi dalle cadute, più che la speranza, può la Fiducia...
Chi si è proposto e ha ottenuto, sulla Fiducia, la delega per esercitare la responsabilità di rappresentare e di esprimere un governo, un programma di legislatura compia rapidamente i relativi adempimenti istituzionali necessari e affronti le reali e vitali emergenze del Paese e dia strumenti certi, non mera speranza, per fermare quello che oramai si sta diffondendo come un martirio dell'insolvenza.

08/04/2013


 
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