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Micro Imprese

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Micro imprese: restano in Italia e fanno grandi le Città di questo Paese

di Francesco Antonich
Vicedirettore Confcommercio Unione Venezia

Molte aziende, allettate dal regime fiscale incentivante, hanno ritenuto opportuno lasciare il Nord Est per andare in Austria (si badi bene, in Austria, membro dell'Unione Europea, non Bielorussia o Ukraina... ). Scelta lecita e, dal punto di vista imprenditoriale e contingente, non opinabile. La pressione fiscale, la vessazione burocratica, la mancanza di una vera politica per il sistema produttivo e per il suo indispensabile collante e catalizzatore, il variegato sistema del terziario di servizi alle imprese e alla persona, non consente né di dare respiro ai business plan aziendali né, di conseguenza, di accendere la miccia che faccia brillare nuovamente il PIL regionale e nazionale.
Ma se c'è chi in Carinzia e a Klagenfurt c'è andato con la valigetta 24 ore piena di progetti e di investimenti pronti, c'è anche chi ci è andato non per restarci ma per imparare e tornare a casa propria, in città, per imparare come fare a rilanciare il proprio territorio, la propria economia cittadina, ridare un volto e una vita alle vie e alle piazze delle mille e una città del Veneto: gli imprenditori del commercio e del terziario, dell'artigianato.
Per la verità se ne è parlato, ma si sa, chi resiste, persiste e insiste nel proprio territorio fa sicuramente meno notizia di chi lo lascia. Sarà che, come bene ha detto il Presidente di Confcommercio Veneto, Massimo Zanon, "le imprese del commercio, del turismo e di alcuni servizi non hanno le ruote" tuttavia hanno radici, passione e senso di appartenenza alla loro comunità. Negli ultimi anni le imprese di Confcommercio di Venezia e del Veneto hanno compiuto varie missioni tra Austria, Belgio, Germania, Regno Unito proprio per cogliere spunti, stimoli e idee per "rifare città" e ridare smalto ad un ruolo, proprio del commercio e dei servizi urbani, tradizionali o innovativi, che persino gli amministratori stavano completamente trascurando: il ruolo di essere responsabili agenti della trasformazione urbana e del miglioramento della qualità della vita.
Obiettivo delle missioni non era certo quello di aprire negozi a Berlino, Anversa, Bruxelles, Klagenfurt, Londra o di attirare investimenti di multinazionali della grande distribuzione organizzata in Italia. No, lo scopo era quello di studiare, imparare per innovare e restare a casa propria, a far lavorare i propri figli, le proprie famiglie, a far circolare a casa nostra il nostro denaro, nonostante l'Iva, nonostante l'IRAP, nonostante l'IRES, nonostante la TARES, tenere aperte le città perché tenevano aperte le nostre imprese rinnovate.
In un Paese che non ha mai brillato per avere una concreta politica industriale, non ci si aspettava che ne avesse una per il terziario, per il turismo, per l'artigianato, ma che, almeno, dando piena attuazione all'ambizioso e nobile programma costituzionale, rispettasse la dignità di tutte le imprese, ma proprio di tutte: anche di quelle micro e familiari senza blasone e senza cassaforte finanziaria, ma solo con tanta solidarietà intergenerazionale e passione nei contatti faccia a faccia con i loro clienti. Rimanere sul proprio territorio, nella propria città, stringere i denti per non chiudere le serrande, non significa essere piccoli e deboli, provinciali o campanilisti.
Chi non può volare all'estero non è per questo limitato: il commercio e il turismo non sono figli di una cultura imprenditoriale minore solo perché non hanno fatto capannoni e non possono investire all'estero. Girare per l'Europa è stato comunque consolante ed istruttivo: di fronte ad un'Italia fattasi integralista europea nell'applicare la normativa sulla concorrenza che sta rafforzando i (pochi) grandi ed eliminando i (molti) piccoli, vi è un'Europa fattasi più italiana nel rammaricarsi dell'ipertrofia dei propri centri commerciali fuori città e della necessità di rifondare le relazioni all'interno della città proprio ripartendo dai negozi di vicinato, dai servizi alla persona, dalla valorizzazione del buon rapporto tra grande magazzino del centro e negozi, artigianato e servizi tutt'intorno.
E si, c'è molto, molto da imparare dall'Europa, anche per chi non può chiudere bottega e aprirne una al di là delle Alpi, e molto da imparare in Italia da chi può permettersi di cullare il mito della Terra Promessa fiscale.

02/04/2013


 
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