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VENETO

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Veneto: non c'è PIL senza Fiducia

di Francesco Antonich
vicedirettore Confcommercio Unione Venezia

Il Modello Nord Est è Morto: viva il Modello Nord Est! Morto, davvero? Forse non si é considerato un fattore, poco economico ma umano, troppo umano per essere considerato ex cathedra dagli affrettati giudici. Forse non si è trattato nemmeno di un "modello". Infatti è stato - e potrà essere nuovamente - molto di più: non dalle sterili formule delle leggi economiche, infatti, il fare di queste terre ha tratto la sua propulsione, ma bensì da tutt'altro spirito.
Il Veneto non è mai stato uno dei tanti avatar dell'economia finanziaria della globalizzazione, ma una concreta generazione, genuinamente rurale, divenuta storicamente reale e manifestatasi in relazioni umane e sociali che hanno creato dinamiche economiche quotidiane, imprese manifatturiere e del terziario, piccole e medie, competenze individuali, spirito di servizio fattosi impresa, risorse umane, lavoro, valore aggiunto, risorse da reinvestire in questo processo generativo peculiare di questo territorio tra Tagliamento e Po... e oltre.
Nulla di tutto questo, tuttavia, sarebbe spiegabile se non attraverso l'analisi di un fattore determinate: il "Fattore F": Fiducia. E' questa che informa le relazioni e, in questa terra, ha costituito un ulteriore elemento essenziale, sui generis, inserito nei contratti ed intrinseco nella fenomenologia del diritto consuetudinario commerciale peculiare del Veneto.
Il fattore Fiducia sta alla base della solidarietà, tra persone e tra famiglie, a loro volta fattesi impresa, tra imprese e tra queste e le banche, quindi con l'Amministrazione, sintetizzato nella tanto semplice quanto sacra stretta di mano, vero notaio tra contraenti che si guardano in faccia, non sono depersonalizzati da un server ad Aruba, da uno schermo e da una tastiera nella City di Londra, a Manhattan, a Siena o a Milano.
Fattasi globale e virtuale l'economia dominata dalla finanza - quella finanza che, nella sua espressione ancora a presidio dell'economia reale di area vasta, le casse di risparmio, si è poi volatilizzata nelle sedi ora lontane dal Veneto, dalle sue genti, dalle sue imprese e dalle sue risorse umane e spirituali - il Veneto ha scoperto che il suo "fattore F" non costituiva più un coefficiente di accelerazione, di competitività.
Non capire il fattore F ha reso il Veneto poco comprensibile a "quelli di Roma": perché se la Fiducia consente di dare funzionalità e credibilità alla triade "terra, genti e persone, buona amministrazione" non sembra che questa sia stata, similmente, motore di un'azione di Stato che agisca la sua sovranità su un popolo (oggi sfaccettato) che insiste su un territorio (estremamente polimorfo).
Uno Stato percepito dai cittadini concentrato sulla gestione del controllo piuttosto che sul controllo di gestione: anziché uno Stato che verifica e, se necessario, corregge l'applicazione di politiche di sviluppo, che non ha mai veramente adottato, uno Stato che trova più semplice gestire gli strumenti per misurare e controllare cittadini, imprese, relazioni. E' questo che dà più fastidio ad un cittadino: constatare che lo Stato non ha fiducia in lui. Eppure il Veneto, se vorrà essere, come ci si aspetta, il motore d'accensione di questo Paese, dovrà tornare proprio a ricostruire e a far funzionare il fattore Fiducia: camminare nel solco della tradizione dei suoi storici valori, ricostruire la sua rete di relazioni forti, confessare senza paura che la fiducia e la solidarietà tra persone sono l'essenza dell'homo oeconomicus. E su questo, responsabilità e ruolo spettano: al dialogo tra associazioni datoriali e sindacali, alla riscoperta della centralità dell'Uomo nel rapporto di credito, alla valorizzazione del rapporto tra Stato e Cittadino e al superamento della gerarchia tra burocrazia e suddito. Concetti e soggetti che hanno fatto la storia di queste terre ma, con intelligenza e reciproca Fiducia, potrebbero far loro comprendere e costruire il futuro del Veneto.

21/03/2013


 
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