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Troppe Agende

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Troppe Agende per i soliti nodi in un'Italia quasi neorealista

Ma cos'è questa crisi? Per potere reale d'acquisto, per consumi e, soprattutto, per il drastico calo di fiducia - nell'economia e, vero strisciante male oscuro di questo Paese, nelle istituzioni - gli italiani sembrano essere tornati a livelli confrontabili con quelli del secondo dopoguerra.
Eppure da quest'Italia provata dalla crisi sta emergendo un'Italia che definirei tra il serio e l'affettuoso neorealista, più consapevole dei propri limiti e delle proprie potenzialità strozzate da quei soliti nodi che la politica non ha voluto o saputo sciogliere a suo tempo, soliti nodi per i quali in questi giorni si stanno offrendo numerose agende, ritornate d'improvviso in auge dal Natale scorso, spesso rilegate in tutta fretta in vista del 24 e 25 febbraio.
E del sapore vagamente neorealista ritorna anche il rovescio della medaglia, quel sognare vagamente felliniano che, nei momenti difficili, si insinua un poco tra i pensieri degli italiani e fa credere per un attimo che i sogni possono diventare realtà, se qualcuno riesce a far comparire, lì sullo sfondo, un Rex illuminato e con il gran pavese, argentato dalla luna piena, mentre tutti sulle barchette, remando a bocca aperta esclamano: - guarda , il Rex, il Rex... com'è bello il Rex... E' italiano il Rex, è nostro...
Un'Italia neorealista dunque, ma nel senso più nobile e valoriale del termine: più parsimoniosa, più attenta nei consumi ma disincantata dopo il crollo del consumismo, stordita e quindi rinfrancata da quei valori e da quel gusto per il buono e giusto che aveva riposto, frettolosamente, nel frigo insieme ad una montagna di prodotti buona parte dei quali sarebbe finita nel cassonetto.
Ora quel frigo è vuoto, ed eccoli, miracolosamente conservati e senza scadenza, i valori della solidarietà, della famiglia, del volontariato, dell'attenzione che diffida dei cantastorie e sa che l'arte dell'arrangiarsi non basta più.
La vita reale e quotidiana ha dissolto anche gli effetti speciali dei fumogeni della finanza; anche in questo siamo ritornati un po' neorealisti: perché non basta vedere i numerini della borsa che scorrono sull'iPhone, ci sono anche i numeri, degli scontrini della spesa, sempre più reali, come sempre più virtuale diventa il contenuto della borsa della spesa stessa.
E, in un'Italia neorealista, diviene persino curioso il termine società civile, come se ce ne fosse una politica, una militare, una emarginata e, perché no, una incivile. Perché del neorealismo, l'Italia può riscoprire prima ancora che il valore della società, il valore della persona - che non è l'individualismo egoista - che con il suo lavoro e il suo sacrificio quotidiano fa Politica, cioè opera e crea valore per la polis, lo Stato, la città, la regione, la famiglia, i figli, le diverse generazioni.
Ed con questo mestiere di vivere, con questa Politica vissuta e realizzata da ogni persona italiana, che dovranno misurarsi le azioni da farsi (l'agenda!) di chi si appresta a guidare il Paese.
La politica abbia il coraggio di tornare ad essere... neorealista ed ascolti chi la Politica la fa con la sua vita, ogni giorno. E credo sia giusto ricordare tutti questi candidati silenziosi... chi si alza alle quattro per andare a lavorare; chi cerca di trovare un'occupazione; chi nonostante la cassa integrazione, riesce tenere insieme la famiglia; chi non può pagare i dipendenti ma vanta un credito di qualche migliaio di euro da una pubblica amministrazione, ma per fortuna non ha né travi né pistole a casa; quella persona che costretta al mercato del corpo, lo fa anche perché vuole dare alla luce e dare un'opportunità in questo Paese a quel bambino che non avrebbe mai pensato di avere; quegli anziani che non fingono la propria infermità, la testimoniano; quella coppia che vorrebbe dare un futuro a questo Paese se solo qui trovassero un futuro come giovani; quegli imprenditori che non hanno chiuso per sempre la serranda del negozio e del bar, nonostante i loro clienti siano più che dimezzati, dopo che la fabbrica di fronte si è trasferita in qualche paese extraeuropeo.
E mi scusino i tantissimi altri candidati, in posizione" non utile" dato lo spazio qui concessomi, sia chiaro, non certo nella lista della vita reale del Paese...

Francesco Antonich
vicedirettore Confcommercio Unione Venezia

14/02/2013


 
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