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LETTERA APERTA AI PARLAMENTARI VENETI

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LETTERA APERTA AI PARLAMENTARI VENETI

Di Massimo Zanon*

MANOVRA DEBOLE, TASSE SENZA FRENI: SIAMO ALLO STREMO

Il ddl approvato dal Consiglio dei Ministri martedì scorso e approdato oggi al Senato prospetta interventi pari a 26 miliardi da qui al 2016 compreso, con 11 miliardi destinati all'anno venturo. Sono tante le materie che la Legge di bilancio ha deciso di toccare per i prossimi mesi: accanto alle grandi riforme la Legge di Stabilità dispone anche una serie di piccoli stanziamenti che interessano ambiti diversificati, che tuttavia non sembrano frutto di una visione d'insieme compiuta che possa apportare un reale contributo alla crescita economica.
Sarebbe stato auspicabile prevedere all'interno del Decreto misure concrete che contenessero la pressione fiscale che soffoca le imprese e di fatto impedisce ogni possibile ripresa. Come i timidi segnali positivi che si avvertivano negli ultimi mesi hanno trovato una battuta arresto a seguito dell'aumento dell'Iva, così, inevitabilmente, misure che non favoriscano un'immediata riduzione delle tasse incidono gravemente sulla debolezza strutturale della domanda interna, che vale l'80% del Pil.
Da una prima analisi della Legge di Stabilità non emergono indicazioni concrete in risposta alle istanze avanzate dalle imprese: il triennio stabilito per la realizzazione degli interventi prospettati è un arco di tempo insostenibile per molte realtà aziendali medie e piccole che sono a serio rischio di sopravvivenza per l'immediato futuro.
Certamente, non sussisteva da parte dell'imprenditoria italiana alcuna pretesa di risolvere con una manovra fiscale tutte le difficoltà che oggi si riscontrano dopo mesi e mesi di crisi perversa: occorre, tuttavia, una Legge meno timida, che abbia il coraggio di interessare i punti nevralgici che potrebbero dettare le condizioni per una reale ripresa.
Avanzo due ipotesi, due esempi di azioni concrete da intraprendere necessariamente, che apporterebbero benefici immediati al mondo imprenditoriale con ricadute positive per il rilancio degli investimenti, dell'occupazione e dei consumi, a fronte di un impegno economico minimo per la loro realizzazione:
Le imprese sono blindate all'interno di meccanismi burocratici obsoleti ed immobilizzanti, che le costringono a tempi di reazione lunghissimi ed assolutamente non in linea coi dettami del mercato. Una seria azione mirata alla sburocratizzazione delle norme di impresa è il primo, importantissimo passo che può contribuire ad alleggerire la posizione di numerose aziende in difficoltà, senza peraltro gravare minimamente sui bilanci dello Stato;
Occorre favorire le PMI in start up permettendo loro di dimostrare quanto valgono prima di ucciderle nella culla vessandole con una pressione fiscale difficilmente sostenibile nella fase iniziale della vita imprenditoriale. La consapevolezza che nei suoi primi tre anni di vita un'azienda si trova ad affrontare costi ingenti e certi a fronte di guadagni ancora da consolidare disincentiva l'iniziativa imprenditoriale e, di fatto, immobilizza l'economia e gli investimenti. Liberare le imprese da queste incombenze genererebbe al contrario occupazione e permetterebbe di investire in innovazione e dotazioni tecnologiche all'avanguardia.
I tempi della politica differiscono enormemente da quelli dell'economia reale. Le imprese non possono attendere tre anni per poter contare su un nuovo sviluppo: scelte dissennate in questo momento si traducono in disoccupazione e tragedie.
Le piccole e medie imprese non chiedono nulla allo Stato, se non anticipare certe scelte a favore dell'economia reale e dell'imprenditorialità. Solo avendo il coraggio di sostenere l'imprenditoria diffusa, vero motore dell'economia italiana, sarà possibile sperare in una reale ripresa, e questo significa ridurre le incombenze fiscali, tagliare la spesa pubblica improduttiva, semplificare la burocrazia e renderla meno onerosa, allentare la stretta creditizia. Quello a cui stiamo assistendo, purtroppo, è esattamente il contrario: dopo l'Imu, la Tares, la Tarsu stiamo assistendo all'ingresso di nuovi balzelli. Ora basta!
Le azioni di retroguardia, oggi, risultano ormai anacronistiche e troppo difficili da sostenere per chi vuole fare economia sul territorio ma non è più messo in condizione di lavorare.

*Presidente Confcommercio Veneto e Venezia

23/10/2013


 
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