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Tengono i consumi

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Tengono i consumi ... di sussistenza

Gli italiani, già noti risparmiatori, divenuti parsimoniosi per far fronte alla crisi e ancor più alla perdita di potere d'acquisto e alla maggiore pressione fiscale, sembrano tuttavia con grande cautela reagire. "Non sembra nemmeno possibile che in questo contesto, il clima di fiducia delle imprese italiane sia stato rivisto in positivo, salendo, ad ottobre da 76 a 76,6 punti " - dice con scetticismo comprensibile Francesco Antonich, vicedirettore di Confcommercio Unione Venezia, a commento degli ultimi dati Istat sul sentiment degli attori economici.
Eppure, secondo l'Istat, sarebbe proprio il terziario ad orientarsi verso un cauto ottimismo: per l'Istat anzi, si registra un balzo della fiducia nelle imprese dei servizi di mercato (da 72,3 a 75,8) e del commercio al dettaglio (da 78,6 a 79,7).
Ad un'analisi più dettagliata si nota tuttavia che a migliorare saranno gli ordini dei beni di prima necessità " Segnale che conferma - continua Antonich - che al di sotto di certi livelli di consumo non si può andare, ma tutto ciò al prezzo di un ulteriore sintonizzazione delle scelte e degli stili di vita". Lo dimostra il fatto che il clima di fiducia, meno negativo per i beni di consumo, (da -5 a -2 il saldo) peggiora invece per beni strumentali (da -4 a -7).
"Altro dato preoccupante, - commenta il vicedirettore della Confcommercio provinciale - è che il clima di fiducia aumenta nella imprese della grande distribuzione (da 73,4 a 78,2) e diminuisce nella distribuzione tradizionale (da 86,2 a 85,3), come dire che la bottega sotto casa, il negozio in centro viene sempre più trascurato.
Si è valorizzato troppo poco la distribuzione di prossimità, che ha visto venir meno, tra i suoi operatori, la motivazione. Eppure, proprio nel momento della crisi, hanno dimostrato di poter essere più flessibili e più vicini alle necessità quotidiane dei consumatori". E non solo per la qualità dei prodotti e dei servizi "Spesso il microcredito senza interessi concesso sotto forma di dilazione di pagamento a fine mese - conclude Antonich - ha costituito la punta dell'iceberg dell'insostituibile servizio anche sociale ed umano degli esercizi di vicinato.
Un asset che evidentemente non è stato compreso pienamente da chi ha fortemente voluto le liberalizzazioni o anche solo applaudito ad esse, dimostrando di non essere proprio del tutto sensibile verso tutti, ma proprio tutti i consumatori e cittadini, compresi quelli più in difficoltà".

29/10/2012


 
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