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Chiudono anche i grandi marchi

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Chiudono anche i grandi marchi: ma intanto in centro le serrande sono già chiuse

Continuano a succedersi le notizie di chiusure eccellenti, nel senso che si tratta di grandi marchi che sembravano essere la vera moderna risposta agli stili di vita che cambiano degli italiani: eppure anche Spizzico e persino Autogrill - solo per citare gli ultimi casi nella cronaca di San Donà di Piave - dovranno chiudere le serrande e lasciare a casa 20 addetti.
Altre catene, sia della grande distribuzione che della ristorazione collettiva, registrano in tutta la provincia di Venezia cali consistenti del fatturato ed in qualche cosa hanno già avviato processi di riduzione del personale e stanno pensando a ottimizzare, per dirla con un eufemismo, la propria presenza sul territorio.
"La crisi dei consumi, ma anche l'eccesso dell'offerta - prova a spiegare Massimo Zanon, Presidente di Confcommercio Unione Venezia ed imprenditore nel settore della ristorazione e del turismo - "sta evidenziando che l'apertura di molti punti vendita di marchi nel recente passato ricorda quel fenomeno che interessò le banche poco prima delle grandi fusioni: la corsa ad aprire ovunque sportelli per presidiare il territorio e per contare di più sui tavoli dei negoziati. Solo che come di soldi da mettere in banca ce ne sono sempre meno, oggi non ci sono neanche per comperare un hamburger di più, e le logiche finanziarie e di marketing delle grandi holding sono cambiate".
Per Zanon però le chiusure delle serrande della grande distribuzione e ristorazione organizzata hanno prodotto due effetti negativi, le cui conseguenze si sconteranno per un lungo periodo.
"Anzitutto - dice Zanon - dopo aver per un po', grazie all'effetto novità e sorpresa - attratto anche i clienti che non andavano in quegli esercizi perché dovevano fare la spesa, hanno indebolito il tessuto della ristorazione e dei pubblici esercizi del centro cittadino. Poi, una volta chiusi i cari vecchi bar e locali del centro, dovendo chiudere pure loro perché la domanda è diminuita, ci ritroviamo con la città piena di locali chiusi per sempre, persone senza più lavoro, una cultura del buon mangiare dissolta".
C'è di che meditare su quella che, apparsa come una apertura alla modernità in nome della concorrenza e della maggior offerta ai consumatori, si è poi rivelata la chiave che sta chiudendo il centro città alla vita e portando i consumatori, soprattutto i giovani, a cercare altre effimere novità alla moda.

24/10/2012


 
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