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Consumo di territorio

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Consumo di territorio: consolidiamo la vera città per risparmiare ciò che la contiene

La fotografia recentemente presentata dall'Unesco sul consumo delle risorse del Mediterraneo, nel rapporto Global Footprins Network, evidenzia come l'Italia nel periodo 1961 - 2008 abbia dato letteralmente fondo alle sue risorse ambientali e, con Francia e Spagna, detenga il primato del consumo di suolo. Il che significa: non solo aver compromesso gli equilibri ambientali ed idrogeologici, ma anche aver prodotto processi irreversibili che hanno ed avranno sempre più un impatto negativo sulla qualità della vita e sulla sostenibilità del nostro territorio. "Una fotografia che viviamo ogni giorno con conseguenze dirette ed indirette della nostra vita" - dice allarmato Francesco Antonich, vicedirettore di Confcommercio Unione Venezia - "ma all'allarmismo e alle norme di per sé appropriate per il governo del territorio, non fanno seguito politiche urbanistiche ed insediative davvero adeguate". Un tema, quello del risparmio del suolo e dell'ottimizzazione del territorio urbano sul quale Confcommercio, sia a livello Confederale che locale, sta da tempo lavorando, producendo non solo ricerche, monitoraggi, ma anche presentando proposte e, soprattutto, cercando di orientare le scelte strategiche della programmazione commerciale che deve compiere il legislatore regionale.
" Da tempo riteniamo che il consolidamento di quella che è la città vera e il recupero delle aree periferiche degradate -continua il vicedirettore della Confcommercio provinciale - riportando nel centro storico, laddove possibili, anche le strutture di vendita di maggiore dimensione, possa costituire una rivitalizzazione del tessuto economico della città e un'ottimizzazione della risorsa suolo".
Certo il mercato immobiliare, da un lato, la normativa fiscale dall'altro hanno fortemente condizionato le scelte degli imprenditori, dei piccoli che hanno finito per fuggire dal centro storico, dei grandi che hanno trovato estremamente conveniente investire in area rurale.
"Dobbiamo invertire la tendenza" - conclude Antonich " ce lo chiedono le generazioni future e ce lo impone l'Unione europea con le sue norme, la stessa che ci impone la legislazione sulla libera concorrenza: ma spesso è più comodo usare questa come un alibi per sacrificare azioni, forse più costose nel breve periodo, ma indispensabili per garantire sostenibilità e sopravvivenza nel lungo periodo alle nostre città e al nostro territorio".

02/10/2012


 
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