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CRISI

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SE LA CRISI CHIEDE AI SANTI DI FARE SACRIFICI

Chissà che ne penserebbero i nostri vecchi che ci hanno educato con il proverbio "Scherza con i fanti, ma lascia stare i santi!" a risentire la proposta del governo tecnico - e quindi anche "laico" - di accorpare le festività per contribuire alla crescita del PIL. "Una proposta che viene ventilata da tempo - ricorda Francesco Antonich, vicedirettore di Confcommercio Unione Venezia - ma che francamente non si comprende nella sua portata e nella sua effettiva capacità di contribuire davvero all'incremento del valore aggiunto dell'economia reale, almeno non per tutti i settori dell'economia". In effetti i guru dell'economia, che già hanno preso qualche cantonata con le previsioni fatte sin poco prima del 2008, dopo essere tutti convinti che l'origine del dissesto sta nell'economia finanziaria, ora convengono che la débacle dell'economia reale si fonda proprio su una domanda in costante recessione. "Se dunque non si consuma, perché bisognerebbe produrre di più? Per chi? E poi - prosegue tra il serio ed il faceto Antonich - se davvero è la speculazione e i giochetti di poker della borsa a costituire la grande minaccia, allora ben vengano i giorni festivi in cui le borse rimangono chiuse: l'unico modo per non perdere, si sa, è non giocare".
La questione invece è seria, anzi serissima "La produttività non si incrementa certo lavorando e producendo beni e servizi che, in questo momento non sono oggetto di desiderio, ma dando anzitutto segnali di minor tensione a consumatori e ad aziende - cerca di spiegare Antonich - impostando un sentiero di fiducia che dia ai cittadini e alle imprese la prospettiva di una tenuta, se non di un recupero, del potere reale d'acquisto già ai minimi storici". Un'ultima considerazione, Antonich la riserva alle società di rating. "Bisogna che l'Unione europea, gli USA e i BRIC puntino decisamente a creare una Authority del rating - magari affiliata al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, per andare oltre le pagelline delle solite note società di rating, la cui governance e conseguenti interessi non sembrano certo al di sopra delle parti e comunque non in linea con quelli degli Stati sovrani e delle loro strutture economiche e sociali"

18/07/2012


 
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