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TAR Veneto

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TAR Veneto

Per un anno confermato, niente grandi strutture

La Regione Veneto lo aveva previsto esplicitamente nel "ritocco" alla legge sul commercio dello scorso dicembre e il Tribunale amministrativo regionale del Veneto lo ha confermato ritenendolo legittimo: per un anno niente rilascio di autorizzazioni per i parchi commerciali e le grandi strutture di vendita.
La norma regionale (L. R. n. 30 del 27 dicembre 2011) quindi ha battuto -al primo round, almeno - la norma statale (L. 214/2011, Salva Italia) che aveva proposto una liberalizzazione senza mezzi termini di tutte le attività economiche, senza limiti di settore e di dimensione fisica.
Tuttavia, va ricordato che sulla stessa legge regionale del dicembre scorso, pende il ricorso del Governo davanti alla Corte Costituzionale per contrasto contro le norme statali poste a tutela della concorrenza (che lo Stato rivendica come materia di sua esclusiva competenza).
Quali le motivazioni dell'ordinanza? In sostanza il Tar ha evidenziato che:
1.l'art. 4 della legge regionale 27 dicembre 2011, n. 30, non appare in contrasto con alcuna norma comunitaria di immediata applicazione nel singolo Stato che giustifichi la sua disapplicazione;
2. che la legge regionale, per il carattere della sua temporaneità, non appare "idonea ad incidere sull'equilibrio economico generale, mediante la riduzione o l'eliminazione di vincoli al libero esplicarsi della capacità imprenditoriale e della competizione tra le imprese, che non possa tollerare differenziazioni nel territorio nazionale (cfr. Corte Costituzionale 8 luglio 2010, n. 247");
3. che l'individuazione di tempi certi (non oltre il termine di un anno dall'entrata in vigore della legge regionale) "entro i quali cessa la sospensione dei procedimenti, fa apparire infondata l'eccezione di illegittimità costituzionale per violazione dell'art. 41 della Costituzione (cfr. Corte Costituzionale, 22 giugno 2004 , n. 176)".
Certo lo scontro, se così si può dire, è appena iniziato, in punto di diritto , inevitabilmente, anche in campo politico.
Sicuramente questo è un punto a favore anche delle associazioni di categoria che hanno sempre insistito per una interpretazione effettivamente coerente della Direttiva servizi 2006/123/CE Bolkestein, dove per coerenza deve intendersi non la totale assenza di regolamentazione delle attività economiche, ma nella sola eliminazione di quelle eventuali norme "di favore" che impediscono pari condizioni di accesso al mercato di riferimento da parte di tutti gli operatori economici.

12/06/2012


 
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