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La città metropolitana?

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La città metropolitana?

Solo se sarà una coalizione per lo sviluppo del patrimonio urbano del Veneto

Non è un momento facile per parlare di Città Metropolitana: oggi le priorità sono altre. Gli enti locali, Comuni e Provincie, Regione hanno altre gatte da pelare, a cominciare dai patti, anzi - a giudicare dai bilanci, dai tagli e dalle spese - dai pianti di stabilità!
Eppure la città metropolitana è uno dei soggetti che formano lo Stato Italiano, prevista dalla Costituzione e che interessa proprio il nostro caro vecchio Nord Est, visto che Venezia è tra le città individuate. Recentemente la Provincia di Venezia, anche per reazione alla riforma Monti che sembra relegare il ruolo delle provincie di fatto ad un "consiglio delle rappresentanze comunali", ha indicato se stessa come punto di partenza per la Città Metropolitana. D'altro canto Venezia, Treviso e Padova da anni stanno facendo prove di dialogo in tal senso, più o meno, a seconda delle stagioni politiche ed elettorali, ascoltandosi tra loro.
La questione, però, vista da chi vive, lavora e cerca di resistere alla morsa della crisi, sembra ancora distante se non, ancora una volta, una semplice questione di poltrone.
"La Città Metropolitana può essere una grande opportunità per affrontare le nuove sfide di una concorrenza senza frontiere" - dice convinto Massimo Zanon, Presidente di Confcommercio Unione Venezia - "perché da tempo oramai non sono più le aziende, i cittadini, i lavoratori o le banche a competere tra loro, ma interi territori".
La città metropolitana anzitutto come progetto di sviluppo economico, connesso con altre città metropolitane "reali" e oramai storiche che esistono non per legge o decreto ma perché l'economia, reale, finanziaria e innovativa, da tempo ha reso quelle città punto di riferimento per un area vasta.
"Ben venga la lungimiranza della Costituzione - prosegue Zanon - nel prevedere la città metropolitana e, speriamo, il buon senso del Parlamento nel dare le migliori regole di governance per gestirla, ma tutto ciò avrà senso se l'economia di quest'area sarà già ripartita, e avrà capito dove vuole andare".
Una cosa è certa: "La città metropolitana non sarà e non deve essere una serie di ex centri città divenuti periferie, collegate da scatoloni vuoti o dismessi e di cittadelle artificiali, - tiene a precisare il leader del terziario veneziano, - "ma uno spazio ricco di luoghi, di tradizione, di innovazione, di qualità della vita, luoghi che si riconoscono in un progetto comune: e per far questo occorre prima che le identità forti, i cuori di Venezia, di Padova e di Treviso ritornino ad essere città vive e non periferie di parchi commerciali, di finte cittadelle dello shopping della domenica, o, peggio, vecchie signore incantate da qualche inquietante videogame, come rischia di essere Veneto City".
Sempre che i veneti, stanchi del loro Veneto "nostrano", non cerchino una seconda giovinezza come tanti avatar...

18/04/2012


 
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