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Crisi Nera

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2012

la pressione fiscale schiaccia anche i già deboli consumi

I consumi reali pro capite scenderanno del 3,2 per cento superando il dato negativo del 1993. La pressione fiscale sui contribuenti in regola arriverà al 55 per cento, primo posto al mondo. E' quanto emerge dalle stime per l'anno in corso elaborate dall'Ufficio Studi Confcommercio.
Per quanto concerne la pressione fiscale, infatti, nel 2012 si potrà parlare di record: con il 45,2% si passerà ufficialmente dal settimo al quinto posto nella classifica europea, ma eliminando dal Pil la quota di sommerso, la pressione fiscale legale, cioè quella gravante sui contribuenti in regola, arriverà al 55%, ovvero al primo posto al mondo.
Lo Studio evidenzia i numeri di una vera recessione: il Pil è oggi ai livelli fatti segnare nel 1999, e il 2012 sarà un anno peggiore in Italia rispetto a tutti i nostri principali partner europei: nei tredici anni che vanno dal 2000 al 2012 l'Italia perso in termini di Pil reale pro capite il 9% rispetto alla Germania, l'11% rispetto alla Francia, il 22% e il 18% rispettivamente nei confronti della Spagna e del Regno Unito.
Accumuliamo ritardi, insomma, nei confronti di tutte o quasi le maggiori economie europee ed extra-europee.
Naturalmente a preoccupare è il trend ei consumi, scesi al livello del 1998, e da questo punto di vista il 2012 sarà uno dei momenti peggiori della storia economica italiana: -2,7% i consumi reali rispetto al picco negativo del 1993 (-3%), ma -3,2% - ovvero record negativo assoluto - se si considerano i consumi reali pro capite.
Un vero circolo perverso si sta accanendo sui consumi anche a causa dell'effetto degli incrementi delle aliquote Iva: nel quadriennio 2011-2014, secondo l'Ufficio Studi, la perdita cumulata di spesa reale ai prezzi del 2011 dovrebbe essere di poco meno di 39 miliardi di euro, circa l'1% del volume dei consumi in media per ogni anno. In assenza di manovre Iva, nel 2011 ci sarebbe stato un incremento della spesa reale delle famiglie residenti pari allo 0,4% invece dello 0,2 consuntivato.
Mentre la previsione per il 2012 sarebbe stata di un -2,1% invece dell'attuale -2,7% e per i due anni successivi di +0,1 e +0,7% invece di -0,8 e +0,6%. Visto che l'80% circa dei consumi va a premiare la produzione nazionale, questo causerà verosimilmente una contrazione della produzione e del Pil. Per quanto riguarda infine le previsioni macroeconomiche, secondo l'Ufficio Studi Confcommercio nel 2012 un Pil arretrerà dell'1,3%, per poi risalire a quota zero l'anno prossimo e al +0,9% nel 2014. I consumi sono visti in calo del 2,7% quest'anno e dello 0,8% nel 2013, con ripresa al +0,6% nel 2014. L'inflazione salirà nel triennio del 3,1, del 2,9 e dell'1,9%. C'è poco da stare allegri, insomma, e con il fiscal compact (I'accordo fiscale firmato da 25 Paesi europei che entrerà in vigore al più tardi il primo gennaio 2013) l'Italia dovrà pagare, senza crescita, "un prezzo elevatissimo, forse insopportabile".

04/04/2012


 
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