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E allora, contenti?

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Intervista a Danilo De Nardi, Direttore di Confcommercio Unione Venezia 

E allora, contenti? Sono tre anni che parlate di commercio nel centro storico ed ora la Regione lo propone in pompa magna...

Ehhhhhhhh... se è per quello è dai primi anni novanta.... Da quando qualche commerciante del centro di San Donà diceva: "ah! Quando c'era la Standa... allora sì, lavoravamo tutti o quando, più tardi, qualche commerciante di Jesolo Paese diceva: "quando c'era Davanzo, che portava i pullman da Cavallino e da Venezia, allora sì lavoravamo tutti..." Perché, tranne qualche eccezione, nelle Città il commercio langue? Perché i grandi attrattori, che sono le grandi superfici di vendita, sono poste fuori della Città, in contenitori brutti che hanno i soli pregi di essere facilmente accessibili e con grandi parcheggi.

E poi?

Nel 2007, il 24 agosto, fu Andrea Granzotto (direttore dell'Ascom di San Donà) a portarmi a Klagenfurt dicendomi: "hanno realizzato quello che diciamo da sempre". Venne anche l'architetto Patrizio e visitammo, ai margini dell'isola pedonale, a cento metri dalla sede del Governatore della Carinzia, un centro commerciale in centro città: 30.000 mq. di superficie di vendita, 120 negozi, niente iper-alimentare ma solo due Billa da 400 mq, due piani a parcheggio sul tetto del fabbricato. 990 auto parcheggiano lì pagando meno di quelli comunali. Nel 2008 Albonetti ha avuto l'idea di invitare Sartor (appena diventato assessore regionale) e Morando (allora presidente di Confcommercio Veneto) a visitare Klagenfurt.
Mi piace pensare, ed, almeno in parte, credo sia anche vero, che da lì sia partito qualcosa che portò, a luglio del 2009, alla presentazione della prima bozza di un Pdl che, se fosse diventato legge, avrebbe risolto molti problemi.

Spieghiamola meglio, si può?

L'ossatura del provvedimento era questa: per tre anni non vi sarebbero stati nuovi insediamenti di Grande Distribuzione Organizzata se non nelle zone A e B dei piani regolatori, senza limiti né di numero né di superficie. Era chiaramente una prova: in cambio di questo le organizzazioni dei commercianti digerivano il fatto che le aperture domenicali passassero da otto a sedici.
Qual'era il valore di questa intesa? 1) si rilanciavano i Centri di paesi e città ponendo al loro interno questi grandi fattori di attrazione che poi fanno lavorare anche il sistema dei negozi; 2) si bloccava lo sperpero di territorio agricolo; 3) si evitava di cadere nei rigori della incombente applicazione della Bolkestein che proibisce di programmare per numeri e contingenti. Sarebbe stata una svolta epocale ma purtroppo il Pdl non arrivò all'approvazione del Consiglio.

E quindi?

E quindi niente. Il nuovo assessore non ha voluto saperne di riprendere il vecchio Progetto di Legge e quest'anno ha solo fatto avanzare ciò che le comodava e cioè l'ampliamento delle domeniche da otto a venti.

Che però Monti, il nuovo Governo cioè, ha detto che sono tutte libere...

Più che Monti mi verrebbe da attribuire a Catricalà; comunque è così: tutto libero.

Mentre sul piano delle autorizzazioni...

Tutto libero anche lì. La normativa nazionale dice che oltre agli orari è libera anche l'apertura, compresa quella di grandi strutture di vendita. Ed entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione la Regione adegua il proprio ordinamento alla prescrizione della Unione Europea. Ciò vuol dire che tirerà via qualsiasi contingentamento. E, ad oggi, i 90 giorni sono ormai passati.

Però le linee di indirizzo della nuova legge regionale, presentate a dicembre a Verona, e confermate ieri dall'assessore nell'intervista al Corriere del Veneto, sembrano confortanti; a dominare la scena è stata la città, il centro storico, musica per le vostre orecchie!

Lasciamo perdere...

No? Non è quello che chiedete da sempre?

A parte il fatto che la presentazione è avvenuta da parte dell'Assessorato assieme ad Unioncamere (che c'entra Unioncamere? Sostituisce le associazioni di rappresentanza?), a parte il fatto che dopo la presentazione dei professori Feltrin, Barel e Tamini, hanno parlato una quindicina di imprenditori colà presenti a rappresentare la propria azienda (cose interessanti per carità ma il confronto con le categorie è un'altra cosa) è il merito che non va!

E perché?

Perché Barel, che è quello che sta scrivendo la legge, ha spiegato da par suo (bene, non sto scherzando) quello che diciamo da tre anni e cioè che quella programmazione per quote di mercato non regge più, che chiunque la impugni si vedrà dar ragione, che la programmazione si può fare per ragioni di carattere ambientale, di "razionale gestione del territorio", tutti motivi per i quali nella scorsa legislatura regionale avevamo tutti contribuito a concordare su quel progetto di legge proposto da Sartor.

Ed allora...

Ed allora c'è un imbroglio grande come una casa. Tutta l'esaltazione della città è solo una pantomima. Barel è stato chiaro: ognuno farà quello che vuole e dove vuole ma si cercherà di favorire l'insediamento della Grande Distribuzione dentro i centri storici. Come? Con incentivi economici! Che essendo rivolti al rilancio della Città non si configurano neanche come aiuti di Stato! E' pazzesco! E' una cosa inguardabile!

Ma qual era la vostra proposta?

Finché uno potrà scegliere se situarsi in campagna o all'interno della Città sceglierà la prima, non c'è dubbio. In Veneto, negli ultimi trent'anni abbiamo rovinato campagna. Bastava andare dal Sindaco, chiedere il cambio di destinazione dell'area da agricola a produttiva, al Sindaco brillavano gli occhi per la soddisfazione pensando agli oneri di urbanizzazione e via andare! Per invertire l'andazzo c'è una sola strada: consentire l'insediamento solo nella Città. E non per fare un piacere ai commercianti ma perché c'è bisogno di non sprecare altro territorio ed altro ambiente, perché c'è bisogno di rilanciare la città. Chi vuole insediare grandi strutture di vendita lo faccia, purché all'interno della Città. Tutto qui. A Verona invece è andata in scena una turlupinatura colossale: si sono appropriati dei nostri temi, ci hanno rubato le parole, ma è solo un esercizio di retorica. Nei fatti tutto continuerà peggio di prima. E' solo la crisi a tenere ferme nuove iniziative: per il resto ognuno farà i comodi propri e le città continueranno ad andare a farsi fottere. E con esse almeno un terzo dei commercianti che ci sono dentro.

Perché proprio un terzo?

Attualmente il mercato è diviso così (non sono dati miei ma di Federdistribuzione): 60% in mano alla Grande Distribuzione Organizzata, 30% il dettaglio tradizionale e 10% tutto il resto (ambulanti, internet, vendite per corrispondenza, outlet ecc.). La novità degli orari liberi alla domenica sposterà - non lo dico io ma Cobolli Gigli (presidente di Federdistribuzione) ed il bocconiano professor Ravazzoni - "solo" un 10% delle quote di mercato. Ha capito? Vuol dire che il dettaglio tradizionale passerà dal 30% al 20%: un commerciante su tre chiuderà!

La Regione, che con la propria legge regionale, ha tentato di bloccare le domeniche a 20 in un anno è dalla parte dei commercianti....

Ora, per come sono andate le cose, sì. Ad onor del vero...

Ad onor del vero?

Ad onor del vero ... lasciamo perdere! Non farmi litigare sempre con la Regione...

19/04/2012


 
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