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Vizi privati e pubblici esercizi

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Vizi privati e pubblici esercizi di virtù sociale

Fa davvero piacere che, nell'oscura notte della metropoli in cerca d'identità del Nord Est, emerga un dato, appena appannato dalla morsa della crisi: il caro vecchio bar non tramonta, anzi riesce ancora ad aggregare, a far dialogare... Certo risente della marea della crisi e della risacca di una passione che scende tra i gestori connazionali, anzi, compaesani e lascia spazio a correnti più impetuose che vengono da mari lontani, dal Mar della Cina, dal Mediterraneo, dal Mar Rosso, ma il bar come luogo sociale, anche nel non-luogo delle periferie e del centro spesso diroccato di molti paesi, tiene.
Fa piacere sapere che la tradizione non morirà.
Il gestore è diventato cinese o arabo e magari, proviene da una realtà rurale o da una periferia non proprio luccicante come le megalopoli che governano il mondo: ma forse per questo ha saputo cogliere meglio il vuoto che si è venuto a creare e ci ha messo in gioco quello spirito di sacrificio che molti giovani nostrani faticano a comprendere.
Può piacere o no, possiamo analizzare cause e concause, ma oramai, diciamolo, a che pro?
Gli avventori tuttavia rimangono. Ma non sono più solo italiani: a questi si affiancano altri avventori: chi ha girato un po' il Mediterraneo e i Balcani noterà l'atmosfera lievemente levantina che si respira nel bar sotto casa, della frazione o della piccola città di provincia.
Un clima che ricorda, per i veneziani, località -e idiomi - che erano di casa dalle nostre parti e nelle osterie : ghego, tosco, romeno, egiziano, turco, greco, polacco, serbo, croato...(all'inglese e al giapponese, s'aggiunge cinese, russo se ci spostiamo dalle parti di Piazza S. Marco....).
L'altro aspetto che può far sorridere è che il classico discorso da bar, secondo la recente ricerca promossa da Sanbitter, è che al bar si parla, anzi si discute, soprattutto di politica, addirittura più di sport.
Chissà perché... Forse - consentitemi una considerazione sociologia, rigorosamente da bar, si intende - di fronte al disgregarsi dei valori, proprio in ciò che era più nobile, lo sport, con i suoi scandali, la sua ridondanza televisiva, la ricchezza dei megabomber... che offende chi si conta i centesimi per "un ombra" che gli consenta almeno di stare un po' con i suoi compari di merende: ebbene, tutto questo sembra aver ridato agli avventori la voglia di parlare di politica.
In fin dei conti, se siamo stati in grado di essere tutti dei commissari tecnici, diventare dei ministri tecnici, a noi italiani, basta poco... e un bar è già un consiglio comunale, la buvette degli italiani, quelli veri che la politica la vivono sulla loro pelle e la pagano con le proprie tasche... senatori a vita, capitani di lungo... sorso del mestiere di vivere.
E tutto, qui nel caro vecchio bar, dove le strategie e le politiche economiche si sfogano nelle geometrie di un bigliardo e le carte, quelle vere, genuine, che non ti tradiscono mai e ti sono sempre chiare, sono quelle della briscola e del tresette, non quelle delle burocrazia contorta, pasticciona e irriverente.
Dove un buon bicchiere di vino, uno spritz, fatto bene, un ovetto e un folpetto ti ridanno il buon umore, e un caffè ben fatto ti fa dimenticare la nottataccia passata.
E allora, non indaghiamo troppo perché il bar "tiene", piuttosto diciamo: grazie! a tutti coloro che, dall'alba alla a sera tardi trasformano questi nostri veniali vizi privati in pubblici esercizi di virtù sociale e continuano a ricordarci che il tempo, la semplicità e l'amicizia sono i volti sinceri delle città vere: tutto il resto è vanità.

02/10/2012


 
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