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CORDOGLIO E PREGIUDIZIO

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CORDOGLIO E PREGIUDIZIO

Sono comparsi alcuni articoli e commenti, anche a seguito di bollettini sullo stato di salute dell'economia, che, come d'incanto, con le prime frescure dell'incipiente autunno, lanciano un grido disperato: con le prime foglie, cadono anche le serrande.
Il commercio al dettaglio, la cara vecchia bottega, stanno scomparendo dalle nostre città.
E via , ovviamente, alla diagnosi e da questa ad una serie di indicazioni, di ricette, di raccomandazione: oggi ci sentiamo tutti commercianti...
Come il famoso uccello dodo, che si estinse nell'isola di Mauritius alla fine del XVI secolo, a seguito delle colonizzazioni e della caccia selvaggia dei marinai delle diverse Compagnie, anche il negozio di vicinato viene ora visto come qualcosa che, forse, tra qualche anno non si vedrà più.
C'è da dire che prima della crisi, molto del territorio alle porte delle nostre città era stato debitamente colonizzato e cementificato dalla grande distribuzione, spesso appartenete a multinazionali straniere - le moderne Compagnie del commercio - che agli occhi degli indigeni consumatori - e di alcune autorevoli loro associazioni - sono state viste come la panacea di tutti i mali. Risparmio, varietà, comodità, trasparenza... E intanto il centro della città con tutta la sua vita che conteneva, è stato visto come il vecchio, il decadente, il passato.
I negozi di vicinato e gli esercenti sempre più dipinti come loculi di una transizione marginale e costosa, gli esercenti legati ai propri interessi di bottega - se ,a stare ai numeri, 105.000 esercizi dissolti nel 2011 e la previsione di 150.000 per l'anno in corso vi sembrano un interesse di bottega - buoni per il latte della vecchietta o per dare al nonno l'occasione di scambiare due parole.
Le magnifiche sorti e progressive della concorrenza hanno compiuto il loro dovere con impeccabile metodicità darwiniana: accuratamente supportata la possibilità dei grandi di diventare ancora più grandi, è stato eliminato il piccolo e quel che di esso rimane, buono per illustrare una scena di Charles Dickens, che ne so, da Christmas Carol, o Tempi difficili con il topos del negoziante avaro, conservatore e per giunta tutto impegnato a frodare clienti e lo Stato.
Solo che questo piccolo negozio, un po' di orgoglio ce l'ha ancora e meritato: l'orgoglio di aver dato l'anima alla città e di consentire che qualche luce vi rimanga accesa, l'orgoglio di rappresentare un servizio sociale, l'orgoglio di dire che dove c'è una via ricca di negozi almeno una parvenza di sicurezza c'è ancora, in centro città. L'orgoglio - ahimé - di vedere che sempre più i cittadini, i clienti, si rendono conto di cosa abbia voluto dire il libertinaggio economico di Stato e non la saggia programmazione e tutela di una funzione economica fondamentale come gli esercizi di vicinato.
Per favore, per il commercio di vicinato risparmiate il cordoglio, basterebbe soltanto che, nel vedere paesi e città con il centro disabitato e degradato, si facesse ammenda almeno del pregiudizio sprecato.

04/09/2012


 
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