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Un piano per le citta'

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Un piano per le città, per riavere il Veneto che vogliamo

Finalmente un piano per un'emergenza davvero nazionale: il degrado e il depauperamento delle nostre città in termini di risorse, di valori, di cittadini e di attività economiche.
La prima accoglienza dell' art. 12, D.L. 22 giugno 2012 n.83, Misure urgenti per la crescita del Paese non può che essere positiva.
Del resto da qualche anno la nostra rappresentanza del commercio, del turismo e dei servizi, evidenzia alla Regione Veneto e ai Sindaci la portata di questa emergenza nazionale. Insieme, però, sono state presentate anche alcune concrete soluzioni, articolate in proposte correttive dell'attuale legge regionale sul commercio e sintetizzate nel manifesto di Confcommercio il "Veneto che vogliamo". Un documento programmatico per ridare vita alle città elaborato sin dal 2008 e recentemente riportato all'attenzione della stampa e del pubblico: non solo un totem protestatario slanciato su un territorio piagato dalla deurbanizzazione degli ultimi trent'anni, piuttosto un programma di cose da fare, a partire dagli interventi di valorizzazione e di investimento all'interno dei centri storici, i soli veri spazi dove dovrebbero trovare posto le attività commerciali.
Anche di media e grande dimensione, purché inserite in modo armonico ed organico con il tessuto economico della città ed anzi per essere attivatori, magneti, di flussi e di nuove economie, relazioni e residenzialità.

Il Piano Città proposto dal governo Monti, benché ci lasci ancora molte riserve, in attesa di vedere i necessari dettagli applicativi, ci sembra comunque un rinnovato momento di attenzione e, almeno, di ritrovato orgoglio nazionale, dato che al declino dell'economia reale manifatturiera, potrà ridare fiato al Paese solo una nuova economia reale, quella urbana, dei servizi, delle transazioni, delle relazioni.

Il Piano casa pone tre elementi la cui implementazione va accuratamente ponderata, ma se si troverà la giusta combinazione potrebbe essere davvero vincente. In sede di conversione del decreto pare quindi opportuno avanzare anche qualche suggerimento migliorativo, magari da considerare in sede di messa appunto dei regolamenti ovvero adattamento alle specificità territoriali di Regione e Comuni.
Primo elemento, anzitutto la Cabina di regia, che dovrebbe prevedere, se non nei componenti almeno tra gli interlocutori specifici, almeno quelle rappresentanze, già presenti in seno al CNEL, che operano precipuamente nell'ambito dell'economia urbana.
Infatti la regia non dovrà dimenticare che lo scenario dello spettacolo - la città per essere tale, in effetti è anzitutto, da sempre, un evento - sono i centri città, il recupero delle aree degradate dell'immediata periferia - quelle per intenderci che, spente le luce di capannoni e centri commerciali diventano anche parcheggi per camionisti, se va bene, circuiti per gare illecite, emporio della droga e della prostituzione quando la piazza è di quelle che... tira ed è polivalente.

Secondo elemento, le risorse: poche, date i tempi, quelle pubbliche ma in grado di orientare anche quelle private, perché non siano meramente speculative, e dedicate in parte a mitigare l'attuale effetto depressivo dei costi di compravendita e locazione degli immobili a destinazione commerciale, promuovendo un progetto organico di reinserimento delle attività commerciali di dettaglio e complementarietà con quelle di media e grande dimensione da collocare esclusivamente in centro.

Terzo ed ultimo elemento, avviare una fase di coalizione seria tra amministrazioni comunali e operatori economici, che partendo da obiettivi diversi, percorrano un condiviso percorso-progetto per predisporre un piano di valorizzazione da presentare alla cabina di regia da realizzare. Sottolineo coalizione perché con un progetto di ampio respiro in centro città, si deve ridare redditività e valore aggiunto al territorio comunale, andando oltre l'adorazione dell'IMU, incassata dai cubi commerciali fuori porta, come dea madre in grado di allattare i bilanci dei Comuni, salvo poi il dissanguarsi di questi con il conto esorbitante in termini di sfacelo ambientale, di infrastrutture intasate, di desertificazione e quindi di insicurezza e di illegalità del centro.

Francesco Antonich
Vicedirettore
Confcommercio Unione Venezia

17/07/2012


 
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