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FIPE: giudizio sulla Manovra bis

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FIPE

Giudizio critico complessivo sulla Manovra bis di Ferragosto

Aumenta ancora di più il contributo delle entrate alla manovra. Arriverà fino al 90 per cento facendo salire la pressione fiscale di due punti di Pil e portando il rapporto fra entrate e Prodotto interno lordo pericolosamente vicino al 50 per cento. Come ben sappiamo, parte non trascurabile delle entrate previste deriveranno dal punto di Iva in più e dalla lotta all'evasione ( e all'elusione), che dovrà venir esercitata con forze e strumenti nuovi. Su questo aspetto è fondato il timore che l'opinione pubblica venga "aizzata" verso i "soliti noti", cioè verso quelle imprese, come i pubblici esercizi (e a seguito della Manovra anche gli stabilimenti balneari), sono più facilmente controllabili.
Il nostro compito dovrà essere quello da un lato di perseverare a stimolare i soci a rilasciare sempre scontrini e ricevute ma, dall'altro, a non lasciare nulla di intentato per fare meglio luce sul fenomeno "evasione/elusione" nel nostro Paese, sui diversi settori in cui si manifesta e anche di richiedere ad ogni livello di eliminare quelle diffuse disparità di trattamento fiscale che oggi ci sono tra soggetti che operano in uno stesso mercato ma con regole diverse che , causa l'endemica carenza di controlli, vengono mantenute anche in assenza dei requisiti di "specificità" che ne hanno legittimato la deroga.
Del tutto deludente è la Manovra nei confronti di uno sviluppo dei mercati e delle imprese ( e, quindi, del PIL) , requisito di fondamentale importanza se non vogliamo far pesare troppo il debito accumulato dallo Stato e perdere fiducia nei confronti dei mercati internazionali. Se pensiamo che tale "sviluppo" dovrebbe derivare dal superamento delle autorizzazioni con la Scia, dalla liberalizzazione degli orari dei negozi nelle zone turistiche, dall'accorpamento delle feste religiose, dal superamento dell'art. 18 dello statuto dei lavoratori, ci rendiamo conto che per i consumi, per il mercato e per il turismo in particolare non c'è proprio nulla di tangibile in questa Manovra. Anzi se andiamo a vedere tra le pieghe, esiste anche e una stretta sull'utilizzo del tirocinio formativo e di orientamento. È vero che può essere fonte di abusi, però i vincoli che si pongono ora rischiano di vanificare uno strumento utile per favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Allora prendiamo questo provvedimento bis per quello che è: una manovra per il pareggio di bilancio. Ma per la crescita c'è bisogno di ben altro, soprattutto di riforme vere a cominciare dalla "madre" delle riforme: quella della spesa pubblica, che nessuno dei due schieramenti sembra voler aggredire.
E allora il rischio sarà che nei vari "tavoli di lavoro con le parti sociali" previsti per i prossimi giorni, si parli "in grande" di infrastrutture, di fisco, di lavoro in ottica industriale ( ricorre ancora il concetto che siamo il settimo Paese manifatturiero al mondo e il secondo in Europa!), di pensioni e poco di liberalizzazioni reali dei potentati dell'energia, delle utilities, dei servizi comunali gestiti "vergognosamente" ancora in una logica al riparo della concorrenza di mercato.
Non è questo lo sviluppo che serve al Paese, non è questo lo sviluppo in cui crede la Fipe.

15/09/2011


 
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