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Pagamenti in ritardo

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Pagamenti in ritardo

Con le ore contate grazie alla Direttiva 2011/7/UE

E' una realtà la Direttiva dell'Unione europea per eliminare la piaga dei pagamenti in ritardo. Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea (G.U.U.E.) L 48/1 del 23 febbraio, infatti, la Direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali supera ed abroga la precedente normativa.
In particolare, la principale novità del provvedimento in oggetto è rappresentata dalla previsione espressa di un termine di pagamento, fissato in 30 giorni di calendario, nel caso in cui il debitore sia una Pubblica Amministrazione, con la possibilità per gli Stati membri di estendere tale termine fino ad un massimo di 60 giorni di calendario esclusivamente nei casi in cui si tratti di enti pubblici che forniscono assistenza sanitaria, purché debitamente riconosciuti, nonché in caso di PPAA che svolgano attività economiche di natura industriale o commerciale, offrendo beni o servizi sul mercato.
Ora però manca il passaggio da parte degli Stati membri che dovranno attuare tale direttiva inderogabilmente con propri atti legislativi entro il 16 marzo 2013.
Il mancato recepimento con adeguati provvedimenti normativi potrebbe comportare, in alcuni casi, l'applicazione automatica dei principi e della disciplina prevista dalla direttiva 2011/7/UE da parte del giudice civile.
Scopo della direttiva, oggetto di una lunga gestazione, è quello di combattere i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali per assicurare il funzionamento del mercato interno e di promuovere la competitività delle imprese, in particolare le pmi. Numerosi i vantaggi per gli operatori, soprattutto per coloro che sono fornitori della Pubblica Amministrazione.
La normativa comunitaria regola tutte le transazioni commerciali , indipendentemente dal fatto che si tratti di transazioni tra privati o tra privati e pubblica amministrazione, ma con diversi regimi;
nei contratti business-to-business il termine di pagamento è fissato a 60 giorni a meno che le parti non concordino espressamente un termine più lungo che non configuri comunque una clausola iniqua per il creditore (considerate circostanze quali il non rispetto della buona fede, la natura del bene o del servizio, il fatto che il debitore abbia ragioni obiettive per derogare dal periodo di pagamento). Ad es. una clausola che escluda nel caso di ritardo nei pagamenti gli interessi di mora o il versamento della quota fissa minima di risarcimento di 40 euro (prevista dall'art. 4 della proposta di direttiva per i costi affrontati dal creditore prima che gli interessi divengano esigibili) è considerata sleale.
Le imprese hanno il diritto di esigere il pagamento degli interessi di mora e di ottenere altresì un importo fisso minimo di €40 a titolo d'indennizzo dei costi di recupero del credito. Esse potranno comunque esigere anche il rimborso di tutti i costi ragionevoli incorsi a tal fine.
Il tasso di legge applicabile agli interessi di mora viene aumentato e portato ad almeno 8 punti percentuali al disopra di quello di riferimento della Banca centrale europea. Non è consentito agli enti pubblici fissare tassi inferiori per gli interessi di mora.
Per le imprese diventa più facile contestare in tribunale termini e pratiche manifestamente inique.
Inoltre viene garantita una maggiore trasparenza: gli Stati membri saranno infatti tenuti a pubblicare i tassi applicabili agli interessi di mora, rendendoli così più accessibili per le imprese.
gli Stati membri vengono incoraggiati a redigere codici di pagamento rapido.
gli Stati membri hanno la facoltà di mantenere o adottare leggi e regolamenti contenenti disposizioni più favorevoli ai creditori rispetto a quelle stabilite dalla direttiva

04/03/2011


 
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