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Cauti sui consumi

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Le famiglie ancora caute sui consumi

Dati macroeconomici ancora non del tutto positivi

Ma soprattutto non sono ancora ritornate fiduciose: la ripresa appare ancora incerta e lontana. E' quanto evidenzia il recente "Clima di fiducia e aspettative delle famiglie italiane", dedicato all'andamento dei consumi elaborato da Censis-Confcommercio.
Tuttavia l'orientamento complessivo appare leggermente reattivo: tra fine 2010 e inizio 2011 è leggermente aumentata la percentuale di quanti hanno incrementato i consumi. A gennaio il 41,3% delle famiglie era ottimista (36,1 % a giugno 2010).
Manca però un vero colpo d'ala convincente. La spesa per consumi delle famiglie ha ripreso leggermente tono (nel secondo semestre 2010 il 48,3% delle famiglie ha aumentato leggermente i consumi rispetto al 45,7% del primo semestre 2010), e pure le stime di spesa sull'orizzonte del primo quadrimestrale 2011 indicano un leggero miglioramento del quadro generale ed un ulteriore, contenuto incremento dei consumi.
Il 25% circa delle famiglie infatti stima un leggero miglioramento delle prospettive, mentre solo il 23,8%, nel corso del semestre precedente, appariva propenso ad incrementare i consumi.
Percezioni più positive anche sul fronte del clima economico generale, visto che le famiglie italiane ottimiste sono ora il 41,3% (gennaio 2011) contro il 36,1% di giugno 2010,.
Anche se oltre un terzo delle famiglie negli ultimi mesi non ha rinunciato a nulla, le restanti hanno infatti complessivamente ridotto gli sprechi o effettuato qualche rinuncia.
Per le famiglie italiane a rallentare la ripresa del Paese sono l'instabilità politica(per il 46,3%), l'alto tasso di disoccupazione (per il 43,6%). Serio è percepito l'insieme dei problemi che devono affrontare le giovani generazioni (29,7%) e l'eccessivo livello delle tasse (24,5%).

Va detto che i dati di consuntivo sull'inflazione, secondo le stime dell'Istat, indicano che seppur si sta assistendo ad un brusco rialzo dei prezzi conseguente senza dubbio al rincoaro delle materie prime petrolifere per l'instabilità in tutto il Medio Oriente, è anche vero che a fronte di un + 2,4% registrato in Europa, in Italia ci si è "fermati" al +2,1% che, dunque, sembra assorbire relativamente bene gli impulsi provenienti dall'esterno.
Il contesto economico italiano, secondo le considerazioni dell'Ufficio Studi di Confcommercio - permane debole, nonostante il dato Istat sul Pil del 2010 sia superiore alle previsioni e pari al +1,3% in termini reali (il dato va interpretato alla luce della contestuale revisione al ribasso della crescita del Pil per il 2009, da -5% a -5,2%). Inoltre le difficoltà di questo inizio 2011 sono testimoniate dall'ulteriore riduzione del numero di occupati registrata a gennaio (-83mila unità) che segue il calo di dicembre 2010 rispetto a novembre. Continua a crescere il tasso di disoccupazione giovanile (ancora un record al 29,4%), nonostante la stabilizzazione del tasso di disoccupazione complessivo (8,6%).

03/03/2011


 
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