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Veneto City

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Veneto City: dove eravate, allora?

Intervento del Vicedirettore di Confcommercio Unione Venezia, Francesco Antonich, apparso lo scorso 29 settembre nella rubrica "L'intervento" de Il Corriere del Veneto

Domenica 17 febbraio 2008, dalle ore 9,30 alle 13,00, dove eravate? Dove erano coloro che dicono oggi, solo noi contro Veneto City? Quel giorno che, come ricordo, anticipava una brillante primavera, al Cinema Italia di via Comunetto, 12 non si proiettava un filmetto da cinema parrocchiale, ma si svolgeva un articolato contraddittorio in piena regola tra chi su Veneto City ci scommetteva e chi lo riteneva, allora come oggi riteniamo anche noi, uno strappo del territorio Veneto, uno sfregio profondo della Riviera. Perché quel contraddittorio s'intitolava proprio "Riviera del Brenta: Lo Strappo" - sottotitolo: Altro che Veneto City: Uomini e Siti nel Veneto!". Prego: rivedere le pagine intere e le mezze pagine dei quotidiani Corriere della Sera del Veneto, Il Gazzettino, La Nuova di Venezia e Mestre, che annunciavano l'evento e le pagine dei giorni seguenti che lo illustravano e commentavano.
E l'evento è stato pure integralmente videoregistrato.
Allora (3 anni e 7 mesi fa), allo stesso tavolo sedevano: il Sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, il Vicesindaco di Padova, Ivo Rossi, l'allora Sindaco di Dolo, Antonio Gaspari, Massimo Albonetti (allora Presidente della camera di Commercio), Davide Zoggia, Fernando Zilio (allora ed attuale Presidente di Confcommercio Padova), e l'architetto Angelo Patrizio, in rappresentanza di Confcommercio nazionale.
Ma il parterre era di quelli blasonati, a cominciare dall'allora Assessore all'Urbanistica della regione Veneto, Renzo Marangon, ai deputati e senatori dei collegi di Venezia, Padova e Treviso (per non dimenticare nessuno eper non dilungarmi, rinvio chi lo desideri all'archivio, con le immagini e le numerose lettere di ringraziamento e i messaggi di numerose associazioni da Legambiente, al WWF).
Si crede davvero ancora possibile che le istituzioni allora presenti e che hanno finito comunque per dire si - in pensieri, parole opere omissioni - a Veneto City allora possano oggi dire di no? Qualcuno s'è posto il problema dei diritti acquisiti - o meglio che si sono lasciati acquisire - dai soggetti proprietari? Ci si è chiesto se gli strumenti urbanistici che dovevano essere utilizzati allora e solo allora, per impedire non tanto la nascita di Veneto City ma la realizzazione di qualche cosa che nulla aveva a che vedere con la reale vocazione di quel territorio, sono stati effettivamente utilizzati?
Domande retoriche. Le mappe della destinazione urbanistica sono chiare da almeno una decina d'anni: attività produttiva artigianale, poi convertita in direzionale e quindi commerciale.
Nella migliore delle ipotesi si sa che, non da domani o da oggi, ma da anni in quell'area si dovevano realizzare capannoni o volumetrie più o meno esteticamente accettabili, ma certamente non più opinabili. Cambiare, stravolgere le destinazioni urbanistiche avrebbe un impatto enorme, se non altro in costi erariali.
Sia ben chiaro, quel 17 febbraio 2008 Confcommercio aveva gridato un NO! secco e multimediale a Veneto City, e allora sembrava persino ancora possibile un tavolo di concertazione, un tavolo ampio ma serio, considerato che gli imprendiotori proprietari di quell'area non avrebbero rinunciato alla remunerazione del loro capitale investito e che i Comuni, nell'era che ora pare giurassica precedente ai patti di stabilità, avrebbero potuto far quadrare il cerchio onorando i loro doveri contrattuali con i proprietari, e quelli morali, civili ed elettorali con i loro cittadini e con il territorio.
Oggi c'è chi si strappa le vesti e con una demagogia prêt à porter pensa di fermare ciò che qualche tempo fa stava a guardare, ma non si vedono proposte reali per gestire l'arrivo di quel qualcosa che forse non sarà una City, ma di sicuro impatterà su tutto il Veneto.
Ma le conseguenze del presente vengono da lontano... E' mancata, alle Amministrazioni di ogni ordine e grado, ma anche ai privati e a tutti noi, un po' di coraggio e la volontà di ridare, in questi anni, ruoli e funzioni a quelli che sono e rimarranno i siti naturali dove gli uomini hanno costruito il Veneto e da dove lo avrebbero dovuto illustrarlo ed esportarlo al mondo: la Città.
Ma si sa, la Politica con la p maiuscola è nata e rimarrà patrimonio della Città con la c maiuscola: in una city qualunque, con la c minuscola, al massimo si faranno si e no buoni affari, in attesa di un'altra city più performante, dove il bagatto del mercato globale andrà, homo "nomade" oeconomicus del XXI secolo, ad aprire e a posare il suo banchetto da centinaia di migliaia di metri cubi in vetrocemento, ad incantare altri clienti.

03/10/2011


 
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