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Federalismo fiscale

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Federalismo fiscale

Cominciamo a riflettere...

L'efficacia della riforma fiscale passa per una seria politica economica e una identità non equivoca del territorio, delle sue funzioni e delle sue risorse.
E' per questo che diviene importante avviare una seria ed ampia riflessione - cogliendo per altro l'occasione della sempre più probabile proroga dei tempi di realizzazione voluta dallo steso Parlamento - che con questo intervento si vorrebbe solo stimolare, auspicando un dibattito franco ed efficace. A cominciare dal riformulare alcune questioni... e calandole nella realtà del territorio della nostra provincia e in particolare del delicato tessuto economico e sociale di Venezia.
In Italia c'è mai stata una vera politica industriale? Ed una vera politica sul turismo? E sulle infrastrutture?
Domande forse retoriche ma necessarie. Qui non si tratta di tagliare o tassare: si tratta, infatti, per lo più di sostituzione, accorpamento e ottimizzazione di una pressione di tributi locali ma sino ad oggi devoluti allo Stato ovvero di componenti di imposte nazionali da tempo parzialmente "ritrasferite per competenza" in parte agli Enti Locali.
Tuttavia è stata demandata ai Comuni una sorta di "autonomia impositiva aggiuntiva", purché giustificata, ovvero resa "giusta" da progetti concreti, da investimenti che si vogliono fare per la collettività.
E' pertanto necessario che prima di avviare a regime la nuova politica fiscale, municipale e regionalista -più che federalista...! - gli Amministratori locali abbiano davvero contezza dicosa significhi dare una prospettiva al proprio territorio e quindi aver ben individuato le politiche e le azioni concrete che da queste derivano e che devono essere finanziate.
Il federalismo fiscale e soprattutto quello municipale, almeno così come appare concepito, dunque, potrà essere efficace solo se:
- Il territorio municipale avrà raggiunto una reale massa critica quanto a superficie interessata, popolazione, integrazione e complementarietà tra funzioni e vocazioni delle realtà che insistono su questo territorio che per Venezia non possono che essere coincidenti con un'area vasta e di almeno 800.000 abitanti
- Avrà già compiuto delle scelte condivise riguardo alle leve della sua economia, che per Venezia sono le infrastrutture, il turismo, il terziario in tutte le sue componenti da quelle tradizionali e di servizio alle esigenze della collettività a quelle innovative, compreso il ritorno a casa di attori della finanza;
- Il territorio di riferimento saprà creare sinergie e non competitività fine a se stessa con le altre aree metropolitane vicine e quelle, a livello almeno europeo, comparabili e con le quali saprà connettersi.
Insomma solo se saranno chiari gli obiettivi e le azioni da intraprendere potranno essere ritenuti giusti, almeno in un primo momento, alcuni sacrifici come:
- una pressione tributaria stabile o leggermente in aumento, quindi un'aliquota per finanziare lo sviluppo;
- una scelta, magari anche sofferta, sulle priorità in termine di servizi - e/ o di qualità minima degli stessi - da erogare e quindi da inserire in un pacchetto di welfare standard;
- la scelta di quali servizi far invece pagare interamente o a partire da certi livelli di standard qualitativo;
- Definire ruoli, funzioni e quindi riparto e ottimizzazione delle risorse tra le singole località -non più considerando i singoli comuni ma le aree con diversa funzione economica, ad esempio: la fascia turistica costiera, la Città storica d'arte, l'area di concentrazione delle attività di terziario avanzato e finanziario, l'area dello shopping e delle funzioni di servizio alla collettività e alla residenzialità, l'area dello studio e della cultura.
Solo così, infatti, contrando e mirando le risorse queste, anche se scarse, vengono impiegate con maggior efficacia e l'eventuale tassazione diviene un "di più" percepito come un investimento necessario.
Infine due domande ulteriori domande da porsi a seguito di queste riflessioni.
La prima riguarda l'efficacia della riforma relativa al federalismo fiscale per i Comuni. Così com'è concepito premierà i Comuni più grandi, ma non solo, stimolerà l'aggregazione tra comuni. Dunque questa riforma va nel senso di incentivare la realizzazione delle Città Metropolitane come elemento territoriale in grado di costituire davvero la massa critica in grado di garantire efficienza, economie di scala sia per le entrate sia per le uscite nonché per la realizzazione e il finanziamento delle infrastrutture (tassa di scopo), politiche per il turismo (tassa di soggiorno "su area vasta")?
E se le cose stanno così, qui a Venezia e nel Veneto a che punto siamo?
Come precedere, con quali priorità?
Forse non sarebbe meglio, anziché procedere per i Comuni in ordine sparso ed egoistico, prima la realizzare la Città Metropolitana dal punto di vista amministrativo ed istituzionale per cogliere davvero le potenzialità positive -se ci sono - di tale riforma fiscale?
La seconda domanda coinvolge il rapporto welfare / regioni e Stato Centrale:
E' più solidale un sistema che mantiene un alto grado di perequazione finanziaria tra aree ricche e aree povere, ma rallentando i tempi di un avvicinamento degli standard qualitativi dei servizi resi - sanità ed altro - rallentando chi è già ad alto livello e sta continuando a crescere per aspettare chi dovrebbe iniziare ad alzarsi?
Oppure è preferibile un sistema che massimizza l'efficacia complessiva del proprio impianto di welfare, - più efficienza e costi ben calibrati e soprattutto coperti - ma concentrando questa efficacia in alcune Regioni?

10/05/2011


 
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