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Alcol

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Dalla Regione

ci si aspettava... più

sobrietà intellettuale

 

 

Senza tornare nei luoghi comuni della critica, basta dire che sull’abuso di alcol e sui divieti  part time ci saremmo aspettati dal legislatore regionale più un atto di reale conoscenza che di mera coscienza.

 

E si, perché l’approvazione della legge sui pubblici esercizi e il divieto di somministrazione dalle ore 01.00 alle ore 06.00 appare sempre più, ad un’analisi obiettiva, tecnica –sia psicologica che commerciale, sia morale che medica – solo un atto per mettere la coscienza a posto di chi non conoscendo e non volendo conoscere il problema, ha tirato dritto.

Grida manzoniana, quasi un interpretazione sociologica che ricorda le elucubrazioni del povero Don Ferrante – e della mogliettina ligia e compita, Donna Prassede – che dava la colpa alle congiunture astrali se la peste imperversava. E’ proprio vero, non è che mancasse il buon senso, solo che se ne stava in disparte per il paura del senso comune. Le consultazioni con le categorie ci sono state. L’occasione per aprire un dibattito serio, scientifico, c’è stata.. Ma poi?

 

Per non parlare poi della condizione imposta dalle regole di buon vicinato con le altre regioni: se non si raggiungerà un accordo con il sobrio Sudtirol, con il vivace Trentino, con l’enolocentrico Friuli Venezia Giulia, e infine, con quel paese di cuccagna che chiamasi Romagna (l’Emilia, la consideriamo seria), allora il divieto, udite udite, scatterà dalle 02.00 di notte. E non ho dimenticato la Lombardia: certo, perché i ragazzi, il nostro Renzo farà adesso il percorso inverso, Mincio compreso,  mentre la nostra Lucia sarà un pò meno Mondella e un po’ più monella. Ma a 100 chilometri dalla sua discoteca abituale di Spresiano…. Occhio non vede, cuore  - e fegato, perché di alcol si parla – non duole.

 

Dopo qualche secolo ritornerà il contrabbando di casse di spritz, di  gin di prosecco. Ma magari si scatenerà la moda del before hour: prima dell’ora fatidica si trincherà di tutto, … buttalo giù con una spinta, poi vedrai, che bella festa – così una canzone dei tempi che furono, quando bastava un fiasco per far contenta un’allegra brigata.

 

Adesso occorre l’internet drink, rigorosamente privé, a casa di questo o di quello, se no, non sei nessuno. Ma qui mi fermo: magari suggerendo altre idee di marketing per ovviare al divieto mi becco una denuncia per istigazione al reato. Già quale? quello di contrabbando tra la Serenissima e la Spagna? O Gli Stati pontifici. E che grave, se fosse con l’Austria? Quello di corruzione di giovani?

Forse è meglio tornar sobri e chiudere qui.

Ah dimenticavo: per la cronaca, nonostante la loro rigorosa disciplina, i coniugi manzoniani sono crepati lo stesso.

Di peste, naturalmente.

Francesco Antonich

 

… ovvio! “chi non beve con me, peste lo colga”!”

Danilo De Nardi

26/06/2011 


 
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