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Spirito Natalizio

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Il cielo stellato sopra di me, lo spirito natalizio dentro di me...

Quasi un amarcord di Natale...

 

E' di questi giorni il rincorrersi di una mesta notizia: il cuore di alcune città, la piazza, quest'anno non avrà le luminarie per Natale. Non ci sono soldi e nessuno ne ha da mettere.
Penso a quante città - piccole e grandi - dovranno quest'anno lamentare questo affronto allo spirito natalizio, a quante piazze, dovranno fare a meno degli addobbi natalizi.
Effimero arredo urbano, quello delle luminarie, eppure segno di vitalità e di richiamo. E di voglia di stare insieme e di spendere.
E pensare che appena fuori dalle porte della città, sia essa Mestre o Padova, o Vicenza o San Donà di Piave o... eccetera eccetera... di luci ce ne sono a volontà. Il tempio della luce natalizia sta in un bel parco commerciale. E' Natale, si accenda il Luna Park degli acquisti.

E intanto in qualche piazza storica del Veneto, chi guarderà con il naso all'insù a Natale non avrà nemmeno il gusto di vedere una stella - di quelle vere s'intende - perché... l'inquinamento luminoso opacizza tutta la calotta celeste.
Magari qualche laser squarcerà il cielo color blu - rigorosamente elettrico - screaziato da qualche lampo che viene da lontano, che sa di straniero, di storpiato, quasi una Las Vegas "vorrei, ma non posso..."
Ma in fin dei conti, quella piazza è ancora una piazza? Verrebbe quasi da dire a quel lampione curvato, a quella diafana candelina intermittente ... che fai, luce, dimmi, che fai?
Come una canzone di Modugno se ne sono già andati tutti dalla piazza e da un pezzo: i residenti saranno ormai si e no sette od otto. Spento l'ultimo caffè... e senza la seccatura del frac - il teatro è stato chiuso tempo fa - si va tutti a farsi lo spritzetto della staffa al parco commerciale... e poi al multisala a vedere magari quei tre buontemponi del comico impegnato che tutto ciò spiegano con sorniona filosofia:"Così è la vita" .
So già che mi state dando del pessimista, del menagramo.
Ma lasciatemi dire io non ci sto, non ci sto a venire in auto con voi, a lasciare queste quattro mura infreddolite per venire là dove tutto è artificiale. Al cartongesso, preferisco la pietra... più calda del cemento.
Quest'anno, vi prego, lasciatemi qui, posato come un soprammobile, con le mie quattro capriole di ricordi, quelli di quando sentivo i piccoli che da basso gridavano allegri di aver inventato un giocattolo nuovo e la gente che formicolava tra i negozi e le drogherie, dentro e fuori le gastronomie buone, a scaldarsi in una confetteria, quando le luci venivano dai negozi e, ancor più dal profondo, venivano dai cuori dei negozianti. Quando ancora ci si diceva "Buon Natale" e Mary Cristian era solo la zia simpatica, tornata dalle lontane Americhe per le feste in famiglia, e ci sbalordiva con i racconti sui grandi magazzini della Fifth Avenue... Ehi, ragazzi, quella era New York, mica uno dei nostri paesotti che se non andavano sotto neve, andavano sott'acqua...
Ma ancora adesso mi chiedo perché, la zia Mary, tanto ricca e tanto fortunata, tornava sempre, sul far delle feste, a casa da noi qui in Italia, nel Veneto, in provincia... e perché, con tutte quei bottegoni a New York, se ne ritornava a casa partendo da qui stracolma di pacchi e pacchetti...
Una foto, una foto solo mi è rimasta della cara zia Mary: la scattò la moglie del macellaio che allora era in piazza, accanto alla chiesa: la sento ancora quella fragorosa risata del Toni che insegna alla zia come fare il musetto con le lenticchie e la zia che perdeva ore a sentirlo raccontare di ricette e di consigli, e le chiacchiere con le sue amiche rimaste qui in città che incontrava per le botteghe...
Già il musetto! Diceva la zia Mary: - A New York si trova. Ma sa di plastica e poi qui c'è il Toni, vero e genuino con la sua I, mica come da noi, che i Tony hanno la ypsilon ma non ti raccontano le storie buone delle cose che comperi e sono tutti uguali: come le facce tristi e smunte dei personaggi sui dollari...

 

10/12/2010


 
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