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Bolkestein sesamo!

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Bolkestein sesamo!

Se l'Europa appare come il paese dei balocchi...

La parola magica da qualche tempo sembra essere "Bolkestein sesamo!" e tutti i negozi, come d'incanto si aprono - anche nel senso di nuove aperture! - e, quale incanto, rimangano aperti. Pare, a quanto dicono, che il corrispondente "chiuditi sesamo" non sia stato ancora trovato. In compenso evviva il di tutto e di più, grande è bello e soprattutto europeo, il piccolo ... così provinciale.
Risultato? Non ci sono più orari, e la domenica è diventato semplicemente il settimo di sette giorni.
Bolkestein, ovvero il fascino d'essere dal 2006, tutti più liberi e, per questo europei. "Facciamo come nel resto d'Europa, l'Europa delle libertà".

Come accade spesso a noi italiani, ospitali e amanti dell'esotico, non stiamo a sottilizzare, e ci vogliamo più zelanti e più realisti del re.
Povero Commissario europeo, il Dr. Bolkestein - al quale va tutto il nostro rispetto istituzionale, sia ben chiaro - a sua insaputa ha creato una formula - la cui etichetta originale è Direttiva 2006/123/CE - che in mano a sconsiderati apprendisti stregoni, ha permesso che in Italia qualcuno creasse un mostro che, a quanto ci è dato da vedere, andando in giro... non si aggira poi così tanto incautamente per l'Europa.

Infatti, se andiamo a vedere, cioè a passare qualche giorno in giro per... Bruxelles, Anversa, o in altre città medie e grandi Olanda, Germania, Austria, Francia... notiamo come orari ed aperture straordinarie siano tutt'altro che senza limiti. In città con oltre 200.000 abitanti si presta molta attenzione che qualsiasi centro commerciale che si voglia aprire fuori della città non comprometta non solo il tessuto commerciale dei centri, ma persino l'equilibrio socio economico urbanistico e logistico dell'agglomerato urbano.

E' una questione di... armonia: nel resto d'Europa, la "liberalizzazione ben temperata" si esplicita nelle decisioni condivise e concertate tra amministrazioni locali (regionali e comunali) e associazioni di categoria che consentono di garantire il massimo dell'equilibrio e della vitalità proprio al segmento particolare dei pubblici esercizi, dei negozi al dettaglio. Imprese che, proprio in sede comunitaria, hanno avuto particolare e continua attenzione come dimostra la considerazione per la cosiddetta micro impresa, dando spazio ai grandi centri distributivi ma sempre limitando il loro ruolo a "magneti" e comunque in rapporto sempre equilibrato con il tessuto tradizionale del commercio in città. Per non parlare delle scelte urbanistiche ed architettoniche, mai apertamente stridenti con la scenografia prevalente, sia essa storica o moderna.

Dove sta il peccato originale? Forse, vien da pensare, nell'automatismo della gerarchia legislativa - che rende operativa la ricezione e la disciplina comunitaria in sede locale con il solo strumento legislativo regionale, in base all' art. 117 della Costituzione italiana - con la conseguenza di creare di fatto una criticità in termini di eccesso di concorrenza.

Più che di libertà di impresa, si potrebbe parlare di libertinaggio di attività, per un comparto che da sempre e ovunque ricopre un ruolo sociale prima che economico delicato per la tutela dei consumatori, per la funzione sociale e per l'identità socio economica dei centri urbani, per la sicurezza e l'identità delle nostre città.

Se vogliamo essere davvero europei, conviene anzitutto che insieme, Confcommercio, tecnici e politici delle nostre amministrazioni - Regione e Comuni -, si vada in giro per l'Europa a vedere, studiare per poi progettare in modo condiviso e quindi sperimentare. Così fanno i più dinamici e moderni Paesi ai quali diciamo di volerci ispirare.
Se vogliamo davvero essere Europei, sarà meglio che prima ci liberiamo del frutto di un misticismo tutto politico e comunque tutto nostrano le cui strategie appaiono semmai più levantine che europee.

16/04/2009


 
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