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Federalismo

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Federalismo:

efficace solo se risponde con Fede e Realismo ai grandi valori costituzionali

L'avvio su un binario più serio e concreto delle riforme in senso federalista che il Parlamento sembra aver promosso in questi primi giorni del 2009, sollecita nuove riflessioni su un tema - prima ancora che politico ed economico - sociale e "di vita quotidiana" per la maggior parte dei cittadini, come dimostra il 62,4% degli intervistati in un recente sondaggio di Confcommercio.

Qualche dato, prima della riflessione, appare utile per capire almeno come si stia manifestando il "fenomeno" federalismo in Italia. Il 77, 5% dichiara di essere conoscenza del dibattito, ma la maggioranza (61,6%) ne ha ancora un'idea piuttosto generica. Percentuale che scende ulteriormente se si va a chiedere se si è a conoscenza di quali saranno le materie che la riforma completa del federalismo demanderà alle regioni: solo il 35,3% ammette di saperlo.

Tuttavia la fede sul federalismo sembra essere se non cieca, certamente molto diffusa: per il 59,8% degli intervistati il federalismo è visto come un possibile veicolo di rinnovamento della democrazia nel nostro Paese che, nella maggior parte dei casi, porterà ad una pressione fiscale inferiore o uguale a quella attuale (per il 55% del campione) e ad un miglioramento della qualità dei servizi pubblici erogati (58,7%).
Tutto ciò si scontra con una convinzione altrettanto tenace sull'incapacità o sulla mancanza di volontà da parte degli amministratori locali di saper fare davvero i conti con il federalismo: solo il 32,8% degli intervistati pensa che gli attuali amministratori locali riusciranno a identificare i costi reali dei servizi erogati dalle regioni, mentre il 75,2% è convinto che non mancheranno possibili disagi per i cittadini di alcune regioni a causa del federalismo.

Ancora, il 66,2% è favorevole ad una decentralizzazione delle strutture dello Stato, ovvero allo spostamento di una parte delle strutture e dei dipendenti statali dal centro alle Regioni.
Il 72,4% ritiene che le regioni più deboli debbano essere aiutate da quelle più forti e che debba essere comunque garantita la possibilità per gli enti locali di gestire autonomamente le risorse del proprio territorio (87,3%).

Ed ora qualche considerazione.
Da quando il dibattito sul federalismo si è acceso in Italia, anzi nella nostra Regione, confesso che mi sono sempre posto una domanda di fondo, una di quelle domande alle quali sembra poco interessante rivolgere attenzione, eppure voglio chiedermelo oggi ad alta voce, con la speranza che dai lavori di questo convegno qualche suggerimento, se non una risposta, possa portarlo a casa.

Ebbene, Federalista uno Stato lo può essere solo se nasce come tale o può diventarlo, pur partendo da una struttura unitaria?
Che poi vuol dire ribaltare la domanda sui suoi cittadini e sui governanti che - così si dice - sono quelli che in teoria un popolo si merita.

Insomma si nasce Stati Uniti o si può governare una sorta di riparto delle sovranità, magari evitando il degenerare verso una "balcanizzazione" seppure dolce?
Sto estremizzando, naturalmente, ma la domanda appare ancora più interessante perché in Italia il dibattito sul federalismo, sembra possa farsi pacificamente partire da un aspetto senz'altro cruciale, l'aspetto fiscale appunto, ma pur sempre successivo e conseguente alla individuazione "costituzionale" degli obiettivi politici, delle strategie e dei valori non di questo o di quel Governo in carica, ma del Paese che vuole essere federale, quindi anche nella struttura fiscale.

Insomma si rischia di partire, in nome della concretezza e senza dubbio per rispondere a degli aspetti che quotidianamente toccano le tasche degli enti pubblici e soprattutto dei cittadini e delle aziende, senza che prima ci si sia posti in modo chiaro quale siano gli obiettivi politici di uno Stato Federale, obiettivi sia interni sia esterni, considerando che nei rapporti con gli altri Paesi sia dell'Unione europea sia extracomunitari, solo uno Stato forte dal livello locale a livello nazionale può essere davvero competitivo e credibile.

Ciò detto, potrebbe essere limitativo - ma è un mio personale timore - un percorso verso il federalismo che parta dal mal di pancia degli enti locali, dei Comuni. Non va negato il problema delle risorse, delle inefficienze e delle sperequazioni tra le entrate prodotte in quel territorio e i trasferimenti che in quel territorio vengono stornati.

Ma una riflessione che parta da un problema di mancanza di risorse, senza aver prima focalizzato davvero bene quali siano gli obiettivi infrastrutturali e sociali da raggiungere per dimensione territoriale, il chi sa fare qualcosa davvero meglio rispetto all'ente sovraordinato, ovvero aver collaudato davvero in pratica il principio di sussidiarietà, tutto ciò rischia di riproporsi come un problema nel momento in cui, magari, l'architettura federalista fiscale è compiuta, ma permangono inefficienze operative a livello locale, obiettivi di corto respiro: insomma i soldi ci sono, ma vengono, ancora una volta, usati in modo poco efficiente.

L'articolo 114 della Costituzione costituisce indubbiamente una grande rivoluzione copernicana poiché Comuni, Province e Città Metropolitane, Regioni e Stato costituiscono la Repubblica, che non si riparte più in Regioni, Province e Comuni.

Grande rivoluzione perche come soggetti costituenti i Comuni e le Città Metropolitane rappresentano la realtà statuale, e ne devono realizzare gli obiettivi, non più subirli. Da qui deriva il dettato del successivo art. 119 che sancisce l'autonomia finanziaria per questi enti, appunto perché costituenti - e non semplici parti subordinate.
Ma è sempre l'art. 119 che ricorda che qualsiasi politica fiscale di ciascun ente locale idoneo a promuoverla non può venir meno ai principi della costituzione stessa ("in armonia con la Costituzione" recita il comma 2).

Occorre dunque che il dibattito sul federalismo fiscale se non successivamente, proceda a mio avviso un passetto subito dopo il confronto e la definizione di quelli che sono le priorità per il benessere dei cittadini, delle città e quindi dei ruoli dei singoli soggetti costituenti la Repubblica e questo tenendo conto di quanto prevede la Costituzione laddove, molto opportunamente, nessuno si è sognato di porre modifiche visto che sono delle conquiste pagate a caro prezzo.
Concludo: perché il confronto politico in atto giunga seriamente ad un vero Federalismo, deve prima compiersi fino in fondo un serio processo di Fede e Realismo nei confronti del dettato Costituzionale, così come è stato rinnovato nel corso del nuovo millennio, ma senza dimenticare i principi fondamentali ed ispiratori dei Padri del nostro Stato che hanno saputo vedere lontano

20/01/2009


 
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