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Il commercio? Una questione di responsabilità...

Ci risiamo...Un altro mercato agricolo che da sperimentale diventa definitivo, ed un'altra occasione persa per far rispettare regole chiare e soprattutto uguali per tutti.
E' da un anno che Confcommercio Unione Venezia va ripetendo le sue posizioni sui farmer's market, soprattutto denunciando le incongruità della normativa vigente in proposito, che penalizza ingiustamente la distribuzione commerciale.
Ancora una volta lo ribadiamo: noi crediamo fermamente che ogni politica di tutela del territorio e di sostegno all'agricoltura meriti il dovuto appoggio, ma con altrettanta risolutezza ci battiamo perché questo non si traduca in mancato rispetto delle regole del libero mercato.
Per vendere un prodotto alimentare un commerciante - sia questo ambulante o in sede fissa, appartenente alla grande o alla piccola distribuzione - è sottoposto a mille controlli per certificare la qualità della merce che sta proponendo al consumatore. Al contrario, i mercati dei produttori non sono affatto garantisti nei confronti di qualità e provenienza della merce venduta, perché in assenza di i controlli e certificazioni, non esistono certezze che quei prodotti siano effettivamente a chilometri zero.
I farmer's market così come si sono proposti finora più che un sostegno ai consumi, si prefigurano come un aiuto agli agricoltori e non mantengono le promesse per cui sono nati. Infatti i prezzi praticati non sono certo inferiori a quelli dei commercianti, mentre di fatto viene messa in atto una concorrenza sleale sia rispetto all'equità fiscale che alle condizioni igienico-sanitarie... Insomma pochi centesimi di sconto sulla merce a fronte di sgravi fiscali ed amministrativi considerevoli. Senza contare il fatto che questa modalità di vendita effettivamente lede il diritto fondamentale degli acquirenti di verificare la genuinità, la provenienza e la salubrità dei prodotti che acquistano.
La sensazione è che si tratti più di un'operazione di marketing a vantaggio della politica che, attraverso l'istituzionalizzazione di regimi speciali e derogatori - in materia di titoli professionali, di orari di vendita, di caratteristiche dei locali, di requisiti igienicosanitari - altera le regole di una corretta concorrenza e crea effetti distorsivi tanto più rilevanti quando essi si incrociano con le generose condizioni di incentivazione riconosciute al mondo dell'agricoltura.
In tempi di crisi, sbandierare la possibilità di un risparmio anche solo di pochi centesimi attira le famiglie, e porta voti alla politica. Ma attenzione, perché il rilancio della produttività non può tradursi nell'eliminazione radicale dell'intermediazione. Al contrario, una delle vie strategiche per incentivare i consumi e soddisfare la clientela passa proprio per il supporto e la valorizzazione del settore terziario.
Una corretta concorrenza è anche un fatto di responsabilità: umana, sociale ed imprenditoriale.

Massimo Zanon
Presidente Confcommercio Unione Venezia

03/11/2009

 


 
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