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Città ben fatta

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La "Città ben fatta": spazio reale di una famiglia coesa

In occasione delle festività natalizie, momento particolarmente dedicato alla famiglia, riportiamo una sintesi dell'intervento che Confcommercio Unione Venezia ha presentato in occasione del convegno, promosso dal Cardinal Patriarca Angelo Scola, lo scorso 28 novembre e dedicato al tema "Famiglia soggetto economico". La nostra organizzazione era stata invitata a sviluppare, in particolare, il tema "famiglia e centri commerciali".

Un'occasione gradita per porgere i migliori auguri di Confcommercio Unione Venezia a tutti i propri socie a coloro che fedelmente ci seguono sul sito: Buon natale e Prospero Anno 2009!

1 - Cos'è un centro commerciale? Cos'è una famiglia?
Dove si intersecano - se si intersecano - i rispettivi ruoli sociali ed economici? Al di là delle definizioni tecniche e delle analisi degli esperti occorre dare una risposta a queste semplici domande per cercare di comprendere la natura delle relazioni - fatte di aspirazioni, attese della famiglia, ma anche di punti di vista di chi i centri commerciali li gestisce e ne promuove il marketing. Non vi è dubbio che la cultura degli acquisti sia stata cambiata radicalmente, non solo dalle dinamiche del lavoro, ma anche dalla mutata offerta.
Uno sguardo storico introduttivo credo possa essere utile alla riflessione proposta.

2 - C'era una volta il... "grande magazzino": si noti il termine tutto tradizionale e vagamente orientaleggiante, sempre familiare e così cittadino che ricorda i makhzen al-kebir - magazzino è parola araba - mediorientali, con la loro vivacità commerciale istrionica, gli scambi di relazioni che coinvolgevano persone provenienti da culture e religioni diverse, veri grandi magazzini nel Mediterraneo, più specializzati rispetto al polivalenti funduq (emporio, centro direzionale dell'economia internazionale dell'epoca e, non ultimo, albergo). I grandi magazzini dunque, centri dove si vendeva una gamma più varia in quantità e qualità merceologica ma che si connaturavano e inserivano in modo complementare con il tessuto storico commerciale e sociale, dove la dimensione dell'acquisto era pur sempre familiare pur garantendo una gamma di articoli, più ampia in qualità e quantità e che diventava per la famiglia momento eccezionale, durante il quale si compiva un rito dello shopping che rimaneva appunto familiare pur nella sua "eccezionalità", nell'agire e nel sentire del gesto, del rito direi quasi, dell'acquisto.

3 - Tempi in cui i grandi acquisti si facevano in prossimità delle grandi occasioni - familiari o collettive - ma dove, sempre e comunque, per dirla con i nostri genitori, "il passo non si faceva mai più lungo della gamba" e il credito al consumo era relegato ad un'emergenza connessa a reale indigenza, non sempre congiunturale, più sovente strutturale cioè per consumi strettamente connessi ai bisogni primari - per lo più alimentari : una realtà che vediamo per altro riproporsi proprio in questo periodo.

4 - Dalla fine degli anni '80 anche nella nostra provincia sono comparsi, non più all'interno, ma all'esterno del tessuto urbano, laddove l'ambiente rurale cominciava a dissolversi, alcune grandi volumetrie a destinazione commerciale o la loro evoluzione aggregata, i parchi dove si finisce per trascorrere...quel che resta del giorno e dell'week end.

5 - Centro commerciale: nomen omen. Questo è il nuovo attrattore e catalizzatore delle dinamiche sociali: "Si valorizza il ruolo dei grandi parchi polifunzionali e commerciali di rango regionale come "piazze di socializzazione del Terzo Veneto, anche prevedendo una articolazione della "offerta", integrandoli con le strutture insediative..." (sic! Cfr. Piano Territoriale di Coordinamento Regionale, Bollettino Ufficiale Regione Veneto, Supplemento al n. 86 del 2 ottobre 2007, pag. 33).
Verrebbe da riflettere se questa sia la prospettiva di una nuova, possibile dottrina sociale laica.

6 - La famiglia trova il proprio lebensraum, il proprio spazio vitale nel tempo inteso come segmenti di relazione in serie e contemporaneamente in parallelo tra familiari e tra questi e l'ambiente in cui desiderano vivere oltre la scuola, il lavoro, la famiglia stessa.
Se il segmento relazionale relativo alla soddisfazione dei bisogni viene delegato ad un elemento preconfezionato, asettico, viene decontestualizzato in un ambiente omologante, tale segmento perde, nel vero senso della parola, di personalità. Viene a mancare la relazione umana a vantaggio di un accesso temporaneo.

7 - Il mercato è urbano per antonomasia, non extraurbano, extra moenia. In città vi è la chiesa, il tempio o la moschea, o il centro culturale (e, persino, ai tempi del socialismo reale, nelle città dei Paesi dell'Est la "Dom Kultura" ). Le attività umane e quindi quella per eccellenza, lo scambio, non può che avvenire all'ombra di questo elemento fisico, culturale e valoriale fortemente identificativo e quasi sotto la sua vigile protezione.
Prima dell'attività commerciale il momento, chiamiamolo di ringraziamento o propiziatorio, della preghiera, della riflessione del consolidamento, appunto, dell'essere prima di tutto, Uomini - che in questi luoghi non diventa elemento di ansia e di spersonalizzazione in nome dell'apparire grazie alla funzione ascritta o peggio in virtù di ciò che si possiede, essere ciò che si ha e si ostenta, ma dell'Essere ciò che si è e si mette in condivisione con altre persone.

8 - La città è un ambiente urbano e come tutti gli ambienti è il risultato di una modificazione commisurata ai bisogni - e alla loro evoluzione- nel tempo e nello spazio degli uomini. Modificare un ambiente significa anche preservarne l'equilibrio e quindi la sostenibilità nel tempo, consolidare e trasmettere i valori - ciò che conta, in ultima analisi che vale la gioia di vivere e di vivere in quel luogo dove si decide di vivere e di produrre relazioni -; ma questo significa dare piena autorevolezza, centralità all'Uomo, e alla sua primaria - e per questo a sua volta generativa di ulteriori relazioni - forma di socializzazione : la famiglia.
Significa essere padrone, insieme ad altri con i quali si condivide un progetto e si convive un luogo (proprio così, un, non in un!), la famiglia, quindi la città, il paese, il villaggio, dove per convivere un luogo significa anche dover mediare tra individui, in primis tra coniugi, tra genitori e figli e quindi tra culture, tra religioni, tra bisogni, primari e secondari, diversi.
Finalità della mediazione è la generazione continua della cultura dell'incontro, delle relazioni umane, che è alla base della civiltà e del'urbanità, patrimonio della cultura di tutte le civiltà storicamente determinanti.

9 - Si accede allo spazio commerciale polivalente ed extra moenia,, non lo si convive; si fruisce temporaneamente di un'esperienza, l'"accesso spersonalizzante e per questo comodo, perché temporale e finito" sul quale Jeremy Rifkin, ci ha messo in guardia.
Poi? Poi basta uscire, cambiare software, spegnere l'hardware.

10 - Concesso ma non vissuto è anche il denaro: il ricorso al credito al consumo che ha raggiunto livelli non pensabili anche in Italia, denota un'incapacità di percepire "la giusta mercede" e di credere che si possa quasi illimitatamente accedere a delle possibilità senza averle effettivamente, appunto, guadagnate, vissute.
Il credito, laddove slegato da un progetto concreto di rivitalizzazione della risorsa economica resa disponibile perché slegato da un progetto di vita - un'impresa, fosse anche in uno dei suoi stadi patologici, la creazione di una famiglia, l'acquisto della sicurezza nell'abitazione etc. - , diviene occasione di ipoteca del futuro e della libertà delle persone.
Quando il credito travalica le necessità diviene possesso virtuale, anzi surreale poiché dà, a chi lo contrae per pagarsi l'ultimo televisore al plasma piuttosto che la vacanza esotica, l'idea di poter surrettiziamente vivere una realtà diversa.

11 - Come dunque ridare alla famiglia una dimensione in seno al tessuto urbano che le consenta di ritrovare il suo contesto che ne ridia forza coesiva, senso e sostanza ai suoi segmenti relazionali?
Confcommercio ritiene che si debba rigenerare, rivitalizzando e ridefinendo la matrice sociale, economica e quindi commerciale, la piazza naturale della città, vero ed unico teatro naturale.
Questi dunque gli assi di intervento sui quali Confcommercio sta operando offrendo il suo supporto progettuale e culturale alle Amministrazioni e che vuole condividere con tutte le forze vive della città:
rendere le città e i paesi luoghi degli scambi ricercati da chi vuole la professionalità del servizio; diffondere il rispetto ambientale urbano; Supportare le attività che vorranno migliorare l'estetica del proprio punto vendita, ma pressione perché l'Amministrazione Comunale eviti, ed anzi corregga le storture urbanistiche della Città; realizzare una sana e corretta concorrenza tra operatori economici che stimoli la libertà economica ma prevenga il libertinaggio economico che mina la tutela del consumatore; fare di un Comune una Piazza delle Relazioni all'interno di una Città con una sua estetica ed una propria identità urbanistica e quindi anche commerciale per favorire un'estetica delle relazioni umane.

Confcommercio è consapevole che le relazioni umane e il valore della famiglia si esplicita e si valorizza con continuità all'interno della città.
Per questo però occorre che l'ambiente urbano, elemento di snodo per eccellenza dei segmenti relazionali, sia insito in una struttura urbana che risponda alla logica della "Città ben fatta".

Francesco Antonich

12/12/2008


 
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