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Made in Venice

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Made in Venice…

tradizione o business?

Facciamo il punto sul turismo a Venezia…

Ancora non si è riusciti nell’intento malsano di contingentare gli accessi alla Città che per antonomasia dovrebbe rappresentare un patrimonio storico dell’umanità. La soluzione? Si tenta di creare un “turismo di elite”: ovvero, si spalancano le porte della Serenissima ai turisti con maggiori esigenze da soddisfare e con più elevate possibilità di spendere, mentre si risponde con un grugnito ai connazionali che, pur costretti a stringere la cinghia, non vogliono rinunciare a concedersi un fine settimana nella meravigliosa e vicina Venezia.

Di più: tutto d’un tratto ci si accorge che, a forza di dire che a Venezia ci sono troppi turisti, sono in calo le presenze degli americani, ovvero proprio degli avventori più facoltosi che procuravano in passato alla Città gli introiti maggiori. Il Comune, allora, passa al contrattacco, rivolgendosi ai mercati russo ed arabo col fermo intento di esaudire ogni tipo di richiesta di quelli che vengono definiti “mercati di qualità, ma particolarmente esigenti”. Foss’anche, non desta particolare scompiglio, una visita esclusiva in notturna a Palazzo Ducale. Titola bene il Gazzettino di ieri: “Venezia città aperta. Ai turisti che pagano”!

E’ sempre lei, la Venezia rinomata nel mondo per i preziosi manufatti in vetro di Murano, che poi però non disdegna di vendere chincaglierie “made in Venice” ad ogni angolo di strada (anzi, di calle). La Città lagunare che ha assunto a proprio emblema la figura del gondoliere (professione di tutto rispetto, storica, tradizionalmente portatrice di un sapere non facilmente divulgabile che solo l’esperienza sul campo può dare), ma che poi organizza per i turisti stranieri più abbienti lezioni di 30 minuti per imparare a guidare la gondola, al modico prezzo di 300 euro a persona.

Ora, dico io, possibile che siano questi i più validi mezzi a disposizione per non far morire cultura e tradizioni veneziane? Non è forse che Venezia svilisca se stessa inseguendo a tutti i costi le mode temporaneamente in voga tra i turisti che nel proprio Paese registrano una situazione congiunturale al momento favorevole?

Non penso sia questa la ricetta per rilanciare Venezia; credo, piuttosto, nella riscoperta del suo valore culturale, storico ed artistico, della sua dignità.

Ma perdonate: è solo l’umile parere esterno di una romana, veneziana per caso…

Noemi Simonini

18/07/2008


 
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