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Terzo Veneto

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Terzo Veneto:

una questione di realtà urbana… glocale

Da oltre un decennio il dibattito politico e sociale si è orientato decisamente sui destini del territorio e del rinnovamento urbanistico. Dibattito quanto mai opportuno ma tardivo, almeno rispetto ad altre realtà regionali europee e, soprattutto, in un’ottica di competitività tra territori e non più tra “Paesi” o “Città”.
Evidentemente in Italia il concetto di realtà globale e quello ancor più evoluto di glocale ci ha messo molto più tempo per maturare, essere compreso e, soprattutto, dare i primi frutti.

E’ possibile, comunque, fare un primo bilancio?
Credo che un punto di riferimento concreto, anzi giuridicamente determinante, possa  ritenersi il Documento Preliminare del PTRC - Piano Territoriale  Regionale di Coordinamento) del Veneto anche perché siamo ormai alla vigilia della presentazione dei Piani Territoriali di Coordinamento, i PTCP,  - tra i quali quello di Venezia, sul quale conto di tornare in un prossimo intervento -  e perché proprio il PTRC avrebbe dovuto costituire una prima articolata risposta alla domanda Cosa si deve intendere per Terzo Veneto?

Ebbene, il PTRC vede come strategico il ruolo dei grandi parchi polifunzionali di rango regionale in quanto “piazze di socializzazione del Terzo Veneto, anche prevedendo un’articolazione dell’offerta, ed integrandoli con strutture insediative e minimizzandone  il consumo energetico e gli effetti sul sistema ambiente — territorio”.
Inoltre il documento programmatico regionale vede nella mappa del Terzo Veneto “l’individuazione di siti adatti a sviluppare “aree specializzate per l’artigianato di servizio, la razionalizzazione  di forma e le funzioni di “strade mercato”. Si individuano inoltre i “luoghi del sapere” per sviluppare l’economia della conoscenza. 

Infine, si dice ancora nel PTRC che  la “vocazione” della città attuale è quella di decentrare molte funzioni — anche idi governance— all’esterno di essa e sentenzia:  “scambio per guadagnare spazio a scapito della centralità geografica” .

Ma vien da chiedersi allora se i luoghi della governance del territorio devono stare “fuori” dal territorio reale per elaborare efficacemente le decisioni e se tutto ciò possa essere la una sorta di… al chemioterapia contro la  “sindrome da dismissione” che sta colpendo le nostre società urbane. Dismissione, aggiungo io che è sempre più anche degli immobili del terziario commerciale e direzionale, periferico e non.

E se allora  bisogna “ricapitalizzare le città” perché continuare a creare spazi città fuori dalla Città?

Progetti come Veneto City, la Città della Moda, gli Outlet — last but not least, Noventa di Piave — l’area progettata adiacente all’Aeroporto Marco Polo di Venezia, risponderanno alle esigenze estetiche ed antropologiche oltre che a quelle commerciali, finanziarie e speculative?

Ora, la forza dello spazio pubblico sta nell’effetto sorpresa. un misto di surrealismo ed ironia che fa del Luogo collettivo  un palcoscenico. Una poesia che tutti possono capire perché vissuta e composta con materiale “immediato”  e connaturato con la città.
La città è viva e non è artificiale perché fatta di luoghi sempre flessibili contrapposti ai non luoghi dove la mono funzionalità, tipica della città moderna, non piace perché sentita come estranea. 

Se per il Terzo Veneto  si vorrà intendere una nuova identità  anche per le realtà urbane “storiche” e non la produzione di “artifici urbanoidi” allora prima di essere il Terzo il Veneto sarà soprattutto Umano ed avrà un’identità ed un’individualità se sarà una rete di Città contemporanee perché ben fatte.

Il Terzo Veneto dovrà basare  la sua evoluzione su alcuni assunti di base che garantiscano  l’assunzione di una specifica responsabilità verso la propria comunità. Responsabilità che consiste  anzitutto nella valorizzazione del locale.

Quindi nella capacità di aiutare il suo tessuto economico e sociale, grazie anche ad adeguate scelte politiche, a discernere ciò che il mondo globale può offrire al locale, da un lato, e dall’altro lato la capacità di produrre ed immettere il proprio contributo culturale e di ricchezza nel contesto globale.Il Terzo Veneto dunque o sarà glocale, o non sarà: a partire dal’identità urbana che vorrà dare alle proprie città.

Confcommercio Unione Venezia ha già colto questa responsabilità per quanto le compete e per quanto potrà contribuire: i nostri servizi agli associati e la loro rappresentanza sono ormai orientati a perseguire questo obiettivo.
Dare ad ogni Comune e al suo tessuto economico l’opportuna valorizzazione e funzione che deve avere un centro che stimola e coordina l’economia di un’area estesa e connessa al mondo globale, ma preservando l’equilibrio di una Città europea perché ben fatta.

01/07/2008


 
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