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Il Bel Paese

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Il Bel Paese… dei buchi

(delle serrature)

- “Me Nono? Xè morto a Cento Ani!
- A si? E per viver tanto cossa el gha fato?
- Tuti i giorni, matina, mexogiorno, e sera… i cavoli sui”.
Così recita un vecchio racconto dalle nostre parti…Vox populi….!
Ci siamo scandalizzati, anzi offesi, perché Tommaso Padoa Schioppa ha dato ai nostri figli dei bamboccioni qualche mese fa – ovvero, diciamocela tutta, degli idioti ai genitori che li mantengono - , ma nessuno pare si stia chiedendo se il proprio pudore sia stato messo in discussione da un sommesso coro di voci che sta dando agli italiani la patente di guardoni. 

Il Bel Paese dove la cultura, l’arte, la speculazione filosofica scientifica hanno segnato un successo storico irripetibile è diventato il paese che guarda dal buco della serratura.
E a poco serve la scusante…. Internet: cambia solo la chiave, elettronica, come gli alberghetti di periferia, quelli da incontri pruriginosi del terzo tipo… 

Guardare i dati della povera sora Lella, pensionata del Testaccio o della presunta amante del marito, vedere se il fidanzato “ha davvero i numeri”, capire se Tony il gondoliere o Bepi “il biavarol” che piange il morto è davvero moribondo tanto da andare alle terme  un mese per rilassarsi, e così via, per non parlare del ragionier Stucchi: tutta casa - a Cortina -  e bottega – quella della moglie che vorrebbe chiuderla ma gira in Porsche. E così via…

Se la cosa poteva passare per boccaccesca ai tempi dei filmetti all’Alvaro Vitali e Edvige Fenech, triste con il ridondare del Grande Fratello, pietosa con l’instancabile sequela di trasmissioni sui fatti degli altri, adesso sta diventando drammatica.

Giuri chi, in questi giorni, non è andato a spulciare sul giornale  o su Internet, il reddito del vicino di casa.
E il Garante che chiude la serratura… quando oramai con l’accalcarsi della gente la porta si è bella e spalancata…

Ci si sta chiedendo quale possa essere la chiave per rilanciare la competitività, la key word per tornare a sedere nella stanza dei bottoni dei Grandi che governano la globalizzazione.
E intanto che si fa? Si guarda dal buco della tanto casereccia serratura chi ha più soldi, o chi sta peggio di noi, finendo poi con giudizi e considerazioni che per la fondatezza e per il rigore scientifico sono degni della migliore filmografia da cassetta.
Ma, si dice, questo è trasparenza. In democrazia si fa così. Credo che la magistratura abbia fatto bene a porre su questa “positività” un legittimo dubbio quanto meno sulle procedure e sulle motivazioni. 

Non so se, come predicono alcuni, dalla visione celestiale di tanti numeri, qualcuno sarà traumatizzato al punto tale da ricattare il vicino, denunciarlo al 117 per “manifesto nero”, o peggio nel dire “se le bugie le racconta lui, io le racconterò meglio” ed altre umane amenità.

Però… però nel commercio vale l’inesorabile legge del mercato: si vende ciò che la gente compra perché ne sente il bisogno. E la curiosità è un bene primario. Come la fame. Ma la morbosità ne è la sua degenerazione, come la bulimia.

E allora, in fin dei conti cosa dire della diffusione delle dichiarazioni dei redditi e degli effetti che potrà avere sugli italiani?
Non resta che consolarci con le parole di San Paolo: tutto è lecito, ma non tutto è utile…

06/05/2008


 
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