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Riforma del TFR

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Riforma del TFR:

strada obbligata per

lavoratori e imprese

Il Fondo Pensione di Categoria la soluzione più vantaggiosa

La pensione integrativa, pur non essendo obbligatoria, è ormai considerata uno strumento indispensabile per garantire la tenuta dei sistemi di protezione sociale nell’Unione Europea.

Le novità in materia di pensioni introdotte degli ultimi anni in Italia, oltre ad innalzare l’età del pensionamento, determineranno per il futuro trattamenti pensionistici inferiori al 50% rispetto all’ultima retribuzione in busta paga.

Solo con la valorizzazione e con lo sviluppo della previdenza complementare sarà, quindi, possibile compensare la drastica riduzione della copertura pensionistica obbligatoria garantita ai lavoratori del nostro Paese.

Grazie all’anticipo della riforma previdenziale, dal 1° gennaio 2007 il lavoratore dipendente ha sei mesi di tempo per scegliere se destinare il TFR alle forme pensionistiche complementari o mantenerlo presso il proprio datore di lavoro che, nel caso di imprese con più di 49 dipendenti, provvederà a trasferire il TFR maturato dal dipendente a partire dal 1° gennaio 2007 ad un apposito Fondo, gestito dall’Inps per conto dello Stato.

Per manifestare la propria scelta, il lavoratore dovrà consegnare al proprio datore di lavoro entro il 30 giugno 2007 una dichiarazione scritta, mediante apposita modulistica predisposta dal Ministero del Lavoro, con l’indicazione della forma pensionistica complementare prescelta o, al contrario, con la decisione di mantenere il TFR maturando presso l’impresa.

Se allo scadere dei sei mesi il lavoratore non effettua alcuna scelta, scatterà la clausola del silenzio-assenso. In questo caso il datore di lavoro dovrà trasferire il TFR al Fondo di categoria (Fon.Te, nel caso dei dipendenti del terziario) o, eventualmente, ad altra forma collettiva individuata con un diverso accordo aziendale. In assenza di una forma pensionistica collettiva per il settore, il datore di lavoro trasferirà il TFR maturando ad un’apposita gestione pensionistica complementare istituita presso l’Inps.

Nei primi sei mesi di avvio della riforma, dal 1° gennaio al 30 giugno, la legge obbliga i datori di lavoro ad informare i dipendenti sulle possibilità offerte dalla nuova normativa nonché a farsi carico delle scelte operate dai lavoratori. La destinazione del TFR rappresenta, infatti, un momento fondamentale per il futuro pensionistico del lavoratore.

Dal 1998 Confcommercio, che ha sempre dedicato grande attenzione allo strumento della previdenza complementare (non a caso già da cinquant’anni la Confederazione ha promosso il Fondo Mario Negri che garantisce ai dirigenti del terziario un trattamento previdenziale integrativo), ha istituito, insieme a Filcams-Cgil,  Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, il Fondo pensione complementare per i dipendenti delle imprese del Commercio, del Turismo e dei Servizi,  Fon.Te.

Il trasferimento del TFR al Fondo pensione di categoria appare, per vari motivi, come la soluzione più vantaggiosa sia per il lavoratore che per l’impresa. In primo luogo, il Fondo di origine contrattuale svolge, infatti, un ruolo di garante sociale delle necessità di imprese e lavoratori, attraverso la contrattazione collettiva; in secondo luogo, soltanto per il Fondo contrattuale è previsto il concorso del datore di lavoro nel versamento della relativa contribuzione. Infine, con il trasferimento del TFR a Fon.Te, le imprese si liberano totalmente della gestione del TFR che, invece, resterebbe a loro carico in caso di trasferimento al conto di tesoreria presso l’Inps.


 
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