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Studi di Settore

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Studi di Settore:

facciamo il punto

Primo round con il Governo: si all'intesa.

icon Decreto Visco 

La Circolare dell'Agenzia delle Entrate a seguito del D.M.del Vice Ministro Visco del 04 luglio 2007

 

E' stata raggiunta un’intesa tra il Ministero delle Finanze e le categorie sulla revisione degli studi di settore. Si tratta, in particolare, dell’adeguamento al livello minimo, delle motivazioni da portare in sede di accertamento e dell’indice che misura il valore aggiunto per addetto.

Adeguamento al livello minimo: in considerazione del fatto che per la definizione degli indicatori di normalità economica è mancato il preventivo parere della Commissione degli esperti, sino alla revisione degli studi e, quindi, fino al superamento degli effetti del decreto del 20 marzo 2007, è ammesso l’adeguamento al livello minimo di ricavi derivante dall’applicazione degli indicatori medesimi, a condizione che tale livello non sia inferiore a quello di congruità puntuale previsto dagli studi.

Motivazione in sede di accertamento: la necessità di motivare eventuali accertamenti per la parte di ricavi scaturente dall’applicazione degli indicatori di normalità economica rimane, come onere, a carico della Agenzia delle entrate fino alla sostituzione, a seguito di revisione ordinaria degli studi di settore, degli indicatori approvati con decreto del 20 marzo 2007.

Valore aggiunto per addetto: l’indicatore sintetico “valore aggiunto per addetto”, finalizzato ad evitare fraudolente indicazioni di costi per ridurre il livello di congruità richiesto dagli studi di settore, in sede di revisione ordinaria degli studi medesimi verrà superato con l’indicazione di intervalli di costi coerenti con l’attività svolta dall’impresa.

L’indicatore “valore aggiunto per addetto” verrà utilizzato dall'Agenzia delle Entrate quale variabile di controllo in sede di selezione degli accertamenti.

Tuttavia, manca la traduzione normativa a questa intesa. 

Cosa funziona e cosa no degli studi di settore

Da tempo gli studi di settori, oggi al loro decimo anno di operatività, stanno sollevando dubbi ed incertezze e non solo sul fronte dei contribuenti, ma anche da parte della stessa Amministrazione finanziaria. In discussione è messa la loro stessa efficacia. Con l'ultima legge Finanziaria, infine si sono proposte nuove ed ennesime modifiche per cercare di correggerre una tendenza che appare  sempre più negativa.

"Una prima modifica" - spiega Antonio Vento, responsabile Settore Tributario di Confcommercio nazionale - " era già stata introdotta con il decreto legge 223/2006: dal periodo d'imposta 2005, gli accertamenti possono essere effettuati nei confronti dei contribuenti in contabilità ordinaria anche per opzione secondo le stesse disposizioni che regolano gli accertamenti per i contribuenti in contabilità semplificata". Con ciò rilevando che "anche per i contribuenti in contabilità ordinaria scatta l’accertamento sulla base degli studi di settore se per un periodo d’imposta i ricavi dichiarati non sono congrui".

Nel corso della discussione sulla Finanziaria 2007 però è stata chiesta la trasformazione degli studi in meccanismi automatici di accertamento. Ma ciò contro la logica, che è stata alla base del gradimento degli Studi anche da parte delle stesse categorie, che

gli studi  sono concepiti come strumenti per determinare i ricavi o i compensi da attribuire con grandissima probabilità al contribuente, tenendo conto non solo della capacità potenziale di quest’ultimo a produrre ricavi, ma anche dei fattori interni ed esterni all’attività d’impresa che possono rappresentare un freno a tale capacità (orari di attività, situazioni di mercato, ecc.).

 

Per evitare questa deriva, dunque, insieme alle altre categorie, Confcommercio partecipa attivamente al tavolo per la stesura del nuovo Protocollo d’intesa.

Le novità più rilevanti sugli studi di settore ora in vigore riguardano la revisione, l’aggiornamento, gli indicatori di normalità economica, il nuovo limite di ricavi per l’applicazione, il limite all’accertamento, le nuove sanzioni.

In particolare:

-          la revisione degli studi dovrà essere fatta al massimo ogni tre anni (dalla data di entrata in vigore del singolo studio o da quella dell’ultima revisione), sentito il parere della Commissione degli esperti;

-          per l’aggiornamento viene utilizzato il riferimento a dati e statistiche ufficiali (tratti dalla contabilità nazionale) per mantenere — nel medio periodo — la rappresentatività degli studi rispetto alla realtà economica cui si riferiscono. La norma non specifica il criterio di riferimento e le modalità con le quali i dati di livello nazionale vengono disaggregati per consentire una “riparametrazione” dei singoli settori economici interessati. L’intervento dell’Agenzia è previsto soltanto — con un apposito provvedimento direttoriale — per cadenzare, entro il mese di febbraio di ciascun anno, la programmazione della revisione degli studi;

-          nell’elaborazione e nella revisione degli studi si considerano anche i “valori di coerenza, risultanti da specifici indicatori definiti da ciascuno studio, rispetto a comportamenti considerati normali per il relativo settore economico”. In attesa dell’applicazione di questi nuovi indicatori di coerenza (che avranno effetto dal 2007), già dall’anno 2006 si tiene conto di specifici indicatori di “normalità economica” di significativa rilevanza, idonei alla individuazione di ricavi “fondatamente attribuibili al contribuente in relazione alle caratteristiche e alle condizioni di esercizio della specifica attività svolta”. Per i titolari di reddito d’impresa questi indici, approvati con il decreto del 20 marzo 2007, riguardano il rapporto tra costi di disponibilità dei beni mobili strumentali e valore degli stessi; la rotazione del magazzino; la durata delle scorte;il valore aggiunto per addetto; la redditività dei beni mobili strumentali. Per evitare un’applicazione retroattiva indiscriminata di questi indicatori, la Legge finanziaria, grazie all’intervento delle Associazioni di categoria,ha stabilito che nei confronti dei soggetti congrui e coerenti, a decorrere dal periodo d’imposta 2006, si può procedere all’accertamento sulla base degli indicatori di normalità economica solo nel caso di comprovata inadeguatezza dello studio di settore a stimare correttamente il volume di ricavi del contribuente e, comunque, soltanto se la ricostruzione induttiva porti ad un maggior ricavo superiore a 50mila euro, in ogni caso pari o superiore al 40% di quello dichiarato;

-          il nuovo limite di ricavi per l’applicazione degli studi passa a 7,5 milioni di euro;

-          per il limite all’accertamento viene stabilito (principio introdotto sempre in seguito all’intervento delle Associazioni di categoria) che l’accertamento sulla base di presunzioni semplici (di cui all’art. 39, comma 1, lett. d, secondo periodo del DPR 600/1973) non può essere effettuato nei confronti dei contribuenti che dichiarino, anche per effetto dell’adeguamento, ricavi o compensi pari o superiori al livello della congruità, ai fini dell’applicazione degli studi di settore, tenuto altresì conto dei valori di coerenza, risultanti da specifici indicatori definiti da ciascuno studio, qualora l’ammontare delle attività non dichiarate, con un massimo di 50mila euro, sia pari o inferiore al 40 % dei ricavi o compensi dichiarati. Inoltre, in caso di rettifica, nella motivazione dell’atto l’Agenzia deve evidenziare le ragioni che inducono a disattendere le risultanze degli studi di settore in quanto inadeguate a stimare correttamente il volume di ricavi o compensi potenzialmente ascrivibili al contribuente. Questa disposizione si applica a condizione che non siano applicabili le nuove sanzioni previste in caso di omessa o infedele indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore;

-          sono introdotte nuove sanzioni, ai fini IVA, IRPEF ed IRAP nei casi di omessa o infedele (non più anche inesatta come richiesto dalla Confederazione) indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore e nell’ipotesi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità dagli studi di settore non sussistenti. La misura della sanzione applicabile va dal 100% al 200% della maggior imposta, aumentata del 10%, ma non si applica se il maggior reddito d’impresa, arte o professione, accertato non è superiore al 10% del reddito d’impresa dichiarato. Le Associazioni ha, comunque, ottenuto l’abrogazione della disposizione che prevedeva l’ulteriore sanzione, da 500 a 1.500 euro, per le violazioni relative al contenuto degli allegati alla dichiarazione rilevanti per l’applicazione degli studi di settore.

 

" Alcune delle novità sonoa tutela del contribuente" - evidenzia lo stesso Vento di Confcomercio - " come nel caso della possibilità. di rettificare i i risultati degli studi nei confronti dei contribuenti congrui, qualora l'ammontare delle attività non dichiarate, per un massimo di 50mila euro, sia pari o inferiore al 40 per cento dei ricavi o compensi dichiarati. Altra disposizione di tutela è l’obbligo, in caso di rettifica, di evidenziare — nelle motivazioni dell’atto - le ragioni che spingono l’Amministrazione finanziaria a disattendere le risultanze degli studi di settore che non stimano correttamente il volume di ricavi attribuibili al contribuente".

Qualche delucidazione inoltre, il Responsabile del Settore Tributario di Confcommercio  la offre in tema di indicatori di normalità economica. "Sono il risultato di una specifica analisi dei dati dichiarati" - spiega Vento - "in rapporto agli indicatori economici presenti in ciascuno studio e utilizzati per definirne la coerenza. In altri termini, stanno ad indicare valori di parametri ritenuti adeguati a comportamenti considerati normali nel settore economico di riferimento e per l’ambito territoriale in cui si svolge l’attività".

Sull'operatività - in teoria già dal 2006 - di questi indicatori, va evidenziato che la legge finanziaria per il 2007 ha stabilito che per la determinazione del livello di congruità il software applicativo degli studi di settore, denominato Gerico, dovrà tener conto anche degli indicatori di normalità economica. In pratica questi indicatori incideranno direttamente sul risultato derivante dall'applicazione degli studi di settore. Un’eventuale incoerenza ad uno o più indicatori determinerà, pertanto, una maggiore stima del ricavo o del compenso.

Ci chiediamo infine se gli studi di settore sono uno strumento in continua evoluzione?

"Certamente" - afferama Vento : - ". Ciò che, però, non deve mai venir meno nell’utilizzo di questo strumento è l’osservanza dei principi contenuti nel nuovo Protocollo d’intesa sottoscritto recentemente dal Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Vincenzo Visco, e dalle Organizzazioni di categoria. Non si può e non si deve, infatti, prescindere dall’aspetto fondamentale che gli studi di settore sono stati creati a garanzia di un rapporto tra fisco e contribuente basato su criteri di equità, certezza e trasparenza".


 
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