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NOME IN CODICE… BOLKESTEIN

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NOME IN CODICE... BOLKESTEIN

Iniziamo a conoscere la Direttiva 2006/123/CE sulla liberalizzazione dei servizi nel mercato interno. Prima puntata

Qualche tempo fa avevamo avuto modo di richiamare l'attenzione sull'imminente scadenza - dicembre 2009 - prevista dalla Commissione europea perché gli Stati membri dell'Unione presentassero un rapporto su come intendono applicare la Direttiva 2006/123/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, più nota come Direttiva Bolkestein -dal nome dell'allora Commissario europeo alla Concorrenza e al Mercato Interno - che impone l'abbattimento delle diverse barriere alla libertà di stabilimento e di prestazione di servizi.
Per il suo impatto trasversale e per certi versi rivoluzionario, infatti, la direttiva Bolkestein interessa gran parte delle attività economiche, e non solo del mondo privato. Sicuramente la liberalizzazione dei servizi avrà un enorme impatto proprio sul commercio e sul terziario in generale. Tuttavia in questi ultimi mesi il dibattito su come la direttiva cambierà la vita dell'economia nazionale e, in particolar modo, della piccola e media impresa ha dato adito a diverse interpretazioni, spesso non senza timori o considerazioni quanto meno affrettati o non ben ponderati.
E' quindi opportuno iniziare un percorso per conoscere a poco a poco la Direttiva 123/2006/CE, riservandoci di ritornare... a puntate, di volta in volta, magari in occasione dei diversi provvedimenti legislativi che la Regione - di fatto competente nella maggior parte delle materie interessate dall'applicazione della Bolkestein - adotterà nei prossimi mesi.
Iniziamo dunque questo percorso conoscitivo cercando di comprendere anzitutto qual è il campo di applicazione della direttiva, quali i suoi caratteri generali e di diretto interesse per le nostre imprese.
Scopo della Direttiva 123/2006/CE è quello di garantire la liberalizzazione, attraverso la riduzione delle diverse "barriere" sia amministrative che legislative, dei servizi forniti dai "prestatori stabiliti in uno Stato membri". In linguaggio quotidiano significa che ogni imprenditore (il prestatore appunto) che abbia un domicilio fiscale in uno dei Paesi membri è interessato dagli effetti della direttiva. Che va detto, per inciso, tutto liberalizza fuorché... le banche, i servizi finanziari, che pure erano stati il primo bersaglio in sede di proposta!
Il prestatore è qualsiasi persona fisica o giuridica che ha sede giuridica amministrazione centrale o il centro di attività principale in uno Stato membro dell'Ue. I servizi sono tutte quelle attività economiche non salariate.
A titolo esemplificativo e per quanto riguarda le attività ampiamente rappresentate dal sistema Confcommercio, ricordiamo: i servizi di consulenza manageriale e gestionali;i servizi di gestione delle strutture, compresi i servizi di manutenzione degli uffici (quindi tanto servizi dati in connessione quanto le imprese di pulizia); servizi di pubblicità, gli agenti di commercio i consulenti in materia legale e commerciale - quindi le stesse società di servizi delle Confcommercio e delle Ascom mandamentali - gli agenti immobiliari; i servizi di distribuzione commerciale -senza alcuna differenziazione per tipologia, dimensione o altro; i pubblici esercizi, noleggio auto, agenzie di viaggio, servizi per il turismo, comprese le guide turistiche, servizi ricreativi, centri sportivi, parchi divertimento, pubblici esercizi etc..
La direttiva impone, in sostanza, che venga tolto ogni ostacolo, anche solo burocratico, amministrativo come può essere un'autorizzazione, un rinnovo automatico di concessione, l'obbligo di ottenere una licenza o una qualifica particolare -ad es. per attività commerciali su aree demaniali - che impedisca il diritto di stabilimento inteso come accesso all'attività e al suo esercizio.
Vi sono tuttavia alcune deroghe la cui portata ancorché molto generale ed ampia, potrebbe, se attentamente valutate, comportare alcuni correttivi all'applicazione... libertaria della direttiva.
Infatti ragioni di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica ovvero imperativi di interesse generale -non ultimo preservare la tutela dell'ambiente sia rurale che urbano - possono essere alla base di parametri che informano la programmazione, ad esempio, commerciale.
E' opportuno chiudere questo primo intervento introduttivo sulla Direttiva Bolkestein, evidenziando che la stessa prevede che ogni Stato valuti se sia o meno soddisfatto il criterio di non discriminazione, necessità rispetto ad un motivo imperativo di interesse generale e proporzionato agli effetti negativi che si vogliono evitare. Per esemplificare, andranno valutati i requisiti che prevedono restrizioni quantitative o territoriali (si pensi alle distanze minime tra esercizi o ancora che prevedono tariffe minimie o massime (onorari di liberi professionisti, canoni di concessione etc.)
Ci ripromettiamo dunque con i primi elementi di approfondimento: riportiamo in file .pdf allegato il testo originale della Direttiva 123/2006/CE, utile per seguire gli interventi successivi.

mimetype Allegato_Direttiva123CE2006Servizi.pdf 221 KB

02/10/2009


 
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