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CORTE DI CASSAZIONE

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CORTE DI CASSAZIONE

I PICCOLI IMPRENDITORI SPROVVISTI DI AUTONOMA ORGANIZZAZIONE POSSONO NON ESSERE SOGGETTI ALL'IRAP

Con tre sentenze, depositate il 13 ottobre 2010, la Corte di Cassazione ha affermato il principio che anche i piccoli imprenditori, disciplinati dall'art. 2083 del codice civile, qualora siano sprovvisti di autonoma organizzazione, possono risultare non soggetti all'Irap. Si precisa che le tre sentenze sono relative all'assoggettabilità al tributo regionale di un coltivatore diretto (sentenza n. 21122), di un tassista (sentenza n. 21123) e di un artigiano (sentenza n. 21124).

Nelle sentenze in esame, i giudici di legittimità ribadiscono, in primis, che il fatto di dichiarare un reddito d'impresa o di lavoro autonomo è una questione non rilevante ai fini dell'Irap. Al riguardo, ricordano i principi già espressi nelle sentenze n. 12108 e n. 12111 del 2009, in merito alle attività ausiliarie, disciplinate dall'art. 2195 del codice civile, come quelle di agente di commercio e di promotore finanziario, nei casi in cui per queste attività non sussista il requisito dell'autonoma organizzazione.
"A maggior ragione", questi principi, secondo i giudici di legittimità, devono essere applicati anche alle attività economiche che possono essere inquadrate tra quelle dei "piccoli imprenditori", disciplinati, come detto, dall'art. 2083 del codice civile, ai sensi del quale, sono "piccoli imprenditori", "i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un'attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio o dei componenti della famiglia".

In tali casi, afferma la Sezione Tributaria della Corte di Cassazione, è ancora più evidente l'esigenza di evitare l'assoggettamento "ope legis" all'Irap, diversamente dagli imprenditori, disciplinati dal precedente art. 2082 del codice civile, per i quali, invece, l'elemento dell'organizzazione deve considerarsi connaturato alla nozione di impresa.

Secondo i giudici di legittimità, un piccolo imprenditore, quale può essere un tassista, un artigiano od un coltivatore diretto, normalmente, dovrebbe essere dotato di una organizzazione minimale di beni strumentali e non dovrebbe avvalersi di lavoro altrui (se non occasionalmente). Si tratta, quindi, di una categoria marginale di soggetti economici per i quali devono valere, in via di principio, le stesse conclusioni raggiunte per i lavoratori autonomi. Le sentenze in esame affermano, di fatto, la piena assimilazione dei "piccoli imprenditori" ai lavoratori autonomi al fine di "garantire una parità di trattamento imposta dalla ratio del tributo (...) in conformità, quindi, ad una doverosa interpretazione costituzionalmente orientata".

Le tre sentenze in esame enunciano, quindi, il principio che l'attività del "piccolo imprenditore" deve ritenersi esclusa dall'assoggettamento all'Irap nell'ipotesi in cui si tratti di una attività non organizzata autonomamente; requisito, questo, che deve essere rilevato dai giudici di merito.

In pratica, le sentenze in esame ripetono quello che era già stato affermato per i lavoratori autonomi e per gli ausiliari del commercio e, cioè, che l'autonoma organizzazione si ha quando il contribuente:

• risulta, in qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e non sia inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità e interesse;
• impieghi beni strumentali oltre il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza dell'organizzazione o si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.

19/10/2010


 
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