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Procedura di reso nella vendita per corrispondenza

Con la Risoluzione n. 274/E del 5 novembre 2009, l'Agenzia delle Entrate ha posto alcune precisazioni circa le procedure di reso nelle operazioni di commercio elettronico indiretto, assimilate dal legislatore alle vendite per corrispondenza.

Da tale assimilazione ne deriva la non soggezione all'obbligo di emissione della fattura, a meno che non sia richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell'operazione (ai sensi dell'art. 22 del D.P.R. n. 633/1972), nonché all'obbligo di certificazione mediante emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale [ai sensi dell'art. 2, lett. oo) del D.P.R. n. 696/1996].

Riguardo le procedure di reso ovvero le modalità di restituzione della merce entro un certo termine dall' acquisto, previo rimborso integrale del prezzo o sostituzione del prodotto, l'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione in esame, ha chiarito che è possibile far riferimento ai documenti di prassi emessi per le procedure di reso relative alle operazioni certificate con documento fiscale. Ciò sta a significare che la procedura di reso è condivisibile a patto che dalla documentazione in possesso del venditore sia possibile individuare gli elementi necessari a correlare la restituzione al medesimo bene risultante dal documento, conservato dalla società, probante l'acquisto. Tali elementi consistono nelle generalità dell'acquirente, nell'ammontare del prezzo rimborsato, nel codice articolo, oggetto di restituzione, e nel codice di reso (quest'ultimo deve essere riportato su ogni documento emesso per certificare il rimborso).

È, inoltre, necessario che dalle risultanze delle scritture ausiliare di magazzino, correttamente tenute, sia possibile verificare la movimentazione fisica del bene reinserito nel circuito di vendita (come già chiarito dalla risoluzione n. 219/E del 5 dicembre 2003).

12/11/2009


 
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