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FEDERMODA

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Il Fisco rivede gli Studi di settore dei dettaglianti della moda

Fra crisi, e svendite di ogni tipo, un esubero di grandi e piccoli negozi gli utili restano esigui.
Un panorama ben diverso da quello sparso ai quattro venti con faciloneria e senza, è il caso di dirlo, i conti davvero alla mano, anzi in computer. E stiamo parlando di un settore composito e preponderante per il settore del commercio, come dimostrano i dati Infocamere relativi al solo Veneto: 1.328 dettaglianti del tessile, 5.316 di articoli per abbigliamento, 1.202 di calzature e cuoio.
Poco meno di 7.900 imprese, in grandissima parte aderenti a federazione Moda Italia - Confcommercio .
A rifare i conti e a dire come davvero stanno le cose, è stato, dopo l'intervento di Federazione Moda Italia - Confcommercio per una revisione dei meccanismi che regolano gli Studi del Settore Moda (abbigliamento e calzature), lo stesso So. SE. (società di servizi dell'Ufficio delle Entrate incaricata di elaborare gli Studi di Settore). So.SE., dopo aver modificato con gli opportuni correttivi il software "Gerico" ovvero lo strumento informatico che calcola il livello presumibile di fatturato e il correlato importo delle imposte dovute, ha evidenziato come le entrate dei negozianti che operano nel comparto fashion siano tutt'altro che rosee pertanto i parametri vanno commisurati al minor fatturato e al sempre più risicato utile reale.
Per Giannino Gabriel, presidente di federazione Moda Italia della provincia di Venezia nonché vicepresidente regionale e consigliere nazionale del sindacato dei negozianti del settore, "si tratta indubbiamente di un grande risultato che consente a moltissime aziende con la loro dichiarazione dei redditi di rientrare automaticamente nell'osservanza dei coefficienti di congruità".
Non allude a nessuna rivincita, Gabriel, ma sottolinea come, una stretta collaborazione tra il mondo dell'impresa e amministrazione fiscale può portare ad evidenziare le incongruenze del nostro sistema economico e quindi a orientare scelte politiche per il rilancio delle attività commerciali del Paese.
"La revisione dei meccanismo per l'elaborazione degli Studi di Settore del comparto moda"- spiega Gabriele - è stato frutto dell'incalzante lavoro in ambito provinciale, regionale e nazionale, di ampie e solide analisi documentali nel corso di tutto il 2008 e parte di quest'anno, riferite ai negozi al dettaglio del settore abbigliamento e calzature (studio di settore UM05U), unico studio del settore commercio ammesso e ritenuto in forte flessione su 11, gli altri sono relativi al manifatturiero".
Questa circostanza ha permesso un correttivo congiunturale specifico, per il nostro settore che comporta un forte abbattimento della differenza in caduta dei ricavi dichiarati fra il 2007 e il 2008 e conseguentemente il ripristino della mancata congruità. L'automatismo esonera il contribuente dal sempre problematico eventuale contraddittorio con l'amministrazione finanziaria.
"Tutte le realtà provinciali hanno dato il contributo, anche Venezia, - dice con soddisfazione Gabriel - ma è evidente che è stato il coordinamento nazionale della Federazione e del suo presidente nazionale Renato Borghi ha dare piena efficacia alle accurate analisi compiute a livello locale in questi ultimi mesi".
Federazione Moda Italia però non intende fermarsi qui. Prossimo obiettivo: una forte sensibilizzazione dell'amministrazione finanziaria in vista della revisione degli studi che avverrà verso la fine di quest'anno, per ottenere l'abbassamento della criticità del margine imposto, che si è rivelata, in sede di applicazione, non corrispondente alla dinamica contabile dei nostri negozi, anche a seguito della persistente crisi e del calo dei consumi. Non va dimenticato, per altro, che la concorrenza delle strutture più forti, ovvero la grande distribuzione organizzata, (franchising, grandi catene monomarca, outlet) nel 2008 hanno segnato un +4% mentre i negozi del dettaglio tradizionale (plurimarca multibrand) hanno segnato un -9% dati estremamente allarmanti.

17/07/2009


 
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