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Il commercio soffre ancora

Dopo due flessioni consecutive gli affari delle imprese del commercio tornano in positive, ma mettendo a segno uno striminzito +0,5% che in termini reali, con l'inflazione al3,6%, si  traduce in ogni caso un altro tonfo, seppur meno pesante dei precedenti. La crisi dei consumi non si attenua, dunque, e il futuro non appare roseo.
Il commercio, a maggio, osservando i dati della consueta indagine Istat, evidenzia un aumento congiunturale dello 0,2% e tendenziale come già accennato dello 0,5%. Risultati che sono frutto, per i prodotti non alimentari, di una caduta dello 0,7%, e di un incremento per i prodotti alimentari (+2,2%). Settore però sul quale il costo della vita ha un peso maggiore, arrivando al 5,8%, quindi si tratta pur sempre di una diminuzione in termini reali.
Non cambia lo scenario della forma distributiva, che premia per l'ennesima volta la grande distribuzione, la quale mette a segno un +2,6%, mentre i piccoli negozi hanno fatto registrare un decremento dello 0,9%. Una situazione  che si evidenzia pure osservando i dati relativi ai primi 5 mesi dell’anno che fanno registrare un aumento dell’1,8% per la GDO e una flessione dell’1,1%per la piccola distribuzione. All’interno della GDO, a maggio tutte le forme di vendita hanno registrato variazioni tendenziali positive. Ma gli incrementi più importanti hanno riguardato i grandi magazzini (+3,5%), gli hard discount (+3,2%) e i supermercati (+3%). Ipermercati (+1,4%) e negozi specializzati di grande superficie (+1;8%) devono invece accontentarsi di risultati  nettamente inferiori.
Quanto ai prodotti non alimentari, si può osservare il dettaglio di 14 gruppi di prodotti i quali mostrano tutti un segno negativo con l'esclusione delle calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+1,1%) e i prodotti della profumeria che sono fermi a zero; le peggiori performance arrivano in ogni caso dagli elettrodomestici, radio, tv e registratori (-2,4%), informatica e telefonia (-1,5%) e supporti magnetici e strumenti musicali (-1,5%).
C'è da rilevare poi che a livello di area geografica la diminuzione delle vendite è stata registrata soltanto nell’area centromeridionale, ove sia il Mezzogiorno sia il Centro subiscono una flessione dell’1,7%. Le vendite sono invece positive nel Nordest (+1,5%) e nel Nordovest (+1,3%). In tutte le aree i prodotti non alimentari fanno rilevare una diminuzione più o meno consistente con l’eccezione del Nordest, dove crescono dello 0,6%, mentre gli alimentari sono ovunque in crescita.
<<Nessun segnale di ripresa>>, secondo l'ufficio studi di Confcommercio <<è arrivato dai dati Istat sulle vendite al dettaglio a maggio: la tendenza al contenimento dei consumi, coinvolge ormai tutti i settori e ha riflessi, sia pure articolati, mi diversi segmenti della distribuzione. Se  per le imprese di minori dimensioni la tendenza è ormai da alcuni mesi caratterizzata da un calo dei fatturati, per le imprese più grandi gli incrementi, nonostante il piccolo rimbalzo di maggio, appaiono contenuti soprattutto per la componente non alimentare. Questa  situazione non appare peraltro destinata a modificarsi sensibilmente nel breve periodo, alla luce non solo delle dinamiche produttive e reddituali,ma anche del deterioramento in atto sul versante del clima di fiducia delle famiglie, che a luglio ha raggiunto i minimi del 1993, e che contribuisce a determinare un contesto poco favorevole all'aumento della domanda.

06/08/2008


 
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